Molte ricerche sottolineano la differenza nei ‘gusti termici’ tra maschi e femmine. In genere, le donne preferiscono un ambiente di alcuni gradi più caldo rispetto agli uomini. In ufficio, il fenomeno è notoriamente la fonte di una sorta di “guerra del termostato”. Negli Usa – sicuramente il paese più “aria-condizionato” che ci sia – il dibattito è stato prevedibilmente associato al perdurante contrasto tra i generi che affligge i paesi anglosassoni. Gira al riguardo l’osservazione sarcastica secondo cui “Il 49% della popolazione determina la temperatura che l’altro 51% deve subire”. Mentre la battuta rispecchia la leggera predominanza delle donne nella popolazione generale americana, negli uffici la presenza femminile domina ancora più nettamente.

L’eccentrico “duce” Zuckerberg, patito dei 15 gradi

Di norma, sono i capi a controllare il termostato. Alcuni di questi hanno delle preferenze davvero eccentriche. Mark Zuckerberg, il “deus e dominatore” di Facebook (ora ‘Meta’), notoriamente tiene i suoi uffici a un decisamente fresco 60 gradi Fahrenheit (15° C) perché pensa che la bassa temperatura tenga “svegli” i suoi collaboratori…

Uno studio del 2019 condotto su 543 studenti universitari tedeschi che avevano il compito di risolvere problemi matematici, verbali e cognitivi lavorando in ambienti variamente climatizzati – dai 61° Fahrenheit ai 91° F (dai 16° ai 33° C) – ha effettivamente dimostrato che, entro certi limiti, Zuckerberg non ha tutti i torti: a basse temperature i soggetti maschili hanno reso di più, mentre con l’incremento del riscaldamento il loro rendimento calava leggermente.

Più tepore, miglior rendimento femminile

Nel corso della stessa ricerca è però emerso che con l’aumento della temperatura cresceva invece il rendimento femminile, e di parecchio: per ogni grado in più la produzione migliorava mediamente del 1,8%, mentre il declino maschile è risultato modesto al punto da non avere significatività statistica. Ciò implica che, con un aumento di 5 gradi Fahrenheit (+2,8° C) le donne potrebbero rendere il 10% in più mentre la produzione maschile resterebbe sostanzialmente invariata.

Oltre alla constatazione che allora lo spazio per un compromesso ‘termico’ in ufficio dovrebbe dunque esserci, è piacevole poter riferire che i risultati riguardano le prove matematiche e verbali, ma non quella cognitiva. Pensiamo più o meno bene indipendentemente dall’aria condizionata o dal riscaldamento – anche se l’esecuzione magari va in pezzi…

James Hansen per Mercoledì di Rochester