Gruppo Zeno

“Il lavoro non c’è solo per chi non vuole lavorare”. Non è uno slogan e neanche una
di quelle frasi buttate lì per far scena. Soprattutto se a pronunciarla è un “ragazzo”
di 24 anni, nato il Primo maggio, a capo di un gruppo che conta più di mille addetti e
già padre di due figli, che “è il mestiere più difficile che ci sia”.
Perché famiglia, tradizione e solidarietà sono i pilastri su cui poggia da sempre il
gruppo di famiglia – Roberto Zeno Italia spa – che Antonio guida insieme ai fratelli
Nunzia e Luigi, anch’essi impegnati in azienda; la prima a capo della contabilità, il
secondo, responsabile del marketing digitale.
Imprenditore di terza generazione, Antonio è stato “tirato su” da suo padre Roberto,
fondatore dell’omonimo gruppo, mangiando “pane e fatica”. Come prima aveva
fatto suo nonno, di cui porta il nome, quando aveva avviato negli anni Sessanta una
fiorente attività di commercio dei fiori.

Il cuore nella tradizione e il cervello rivolto al futuro

La provincia, però, non è il luogo giusto per chi pensa in grande e Roberto – che per
quattordici anni ha vissuto ad Amsterdam perché Olanda significa fiori, ma anche
diamanti – ha capito subito che un’azienda può essere di successo solo se ha il cuore
nella tradizione, ma il cervello rivolto al futuro.
E così, proprio partendo dal taglio e dal commercio di pietre preziose – in particolare
dei diamanti, che ancora oggi sono il logo di famiglia prim’ancora che dell’azienda –
ha preso il via la sua carriera di designer. Oggi il gruppo è attivo in numerosi settori
perché il dna del gruppo Zeno è la diversificazione. Dai Profumi ai gioielli, dalla
grande distribuzione al turismo e ristorazione, dal petrolio all’industria industria, dai
diamanti alla pelletteria. Il gruppo gioca a tutto campo e spesso d’anticipo, sapendo
intuire quali siano i trend giusti. “Ma sempre sul versante dell’alta gamma, perché
qui le cose o si fanno bene o non si fanno”, sottolinea Antonio che lavorando fianco
a fianco col padre ha preso velocemente le redini del business in mano, fino a
guidare le strategie del gruppo.
Sarà che anche la velocità è un concetto che conosce bene, perché alla precocità
nell’affrontare gli affari e la vita, Antonio ha affiancato anche una passione per le
auto sportive, modellismo incluso. “È una passione – dice -, una delle poche che mi
concedo quando non lavoro”.

La fondamentale vicinanza del fondatore

Roberto, il fondatore, è ancora presente in azienda ma anno dopo anno si è
ritagliato sempre più un ruolo da consigliere dei suoi figli lasciandoli liberi di
crescere e imparare. Perché è un uomo, prima ancora che un imprenditore, che ha
avuto lo sguardo lungo, almeno quanti sono i chilometri che ci vogliono per fare il
giro del mondo visto che oggi il gruppo da lui fondato ha sedi a Milano, Londra, New
York e anche ad Amsterdam, perché un pezzo di cuore rimane sempre attaccato al
luogo in cui hai iniziato a fare sul serio.
Qui, la definizione di “impero” non piace, perché “gli imperi – dicono – si ereditano,
mentre noi costruiamo ogni cosa giorno dopo giorno con il lavoro”.
E tutta la famiglia vive tra una e l’altra città, perché i business necessitano di essere
seguiti da vicino e perché “siamo cosmopoliti per vocazione”, sottolinea Antonio che
aggiunge: “Ho imparato tutto da mio padre, soprattutto a lavorare con costanza e
perseveranza, perché apparteniamo a quella razza di persone che si sveglia presto la
mattina e lavora fino a tardi la sera”.

gruppo Zeno

Quando lo dice sembra avere il doppio dei suoi anni, come se fosse di un’altra generazione. Se gli si chiede quale qualità “ruberebbe” a suo padre risponde senza esitare: “Tutte. Ma se devo sceglierne una direi la creatività. Mio padre è un vero e proprio genio, un artista, scultore, designer, è un creatore di mondi, tanto da aver vinto nel 2017 il prestigioso premio come Eccellenza italiana nel mondo per il settore della moda. Lo fa con le essenze, quando fa nascere un nuovo profumo, oppure quando disegna una borsa in pelle di daino.

Se avessi potuto scegliere, non avrei voluto avere un padre diverso”. A far la
domanda a Roberto, risponderebbe la stessa cosa dei suoi tre figli, ma anche della
moglie Antonella direbbe così, la ragazza di cui si è innamorato da bambino e che da
sempre vive e lavora al suo fianco.
Qual è la prossima sfida? “Ho creato e lanciato un prodotto dedicato alla grande
distribuzione, un detersivo che si chiama Fatto! Mi sta dando grande soddisfazione –
racconta Antonio Zeno a Economy – perché siamo presenti in tutte le maggiori
catene della gdo e non solo. Adesso la sfida e renderlo un vero e proprio brand a
livello internazionale”.

L’impegno sociale del Gruppo Zeno

Formazione dai gesuiti, al pari dei fratelli, Antonio, prima della laurea a Milano in
Scienze della Terra, ha studiato presso il prestigioso Istituto Pontano: “Devo molto a
quella scuola, anche i miei fratelli sono andati a scuola lì. È il motivo per cui io sono
convinto che la formazione e all’innovazione – che però nasce dalla prima -, siano le
chiavi del successo di qualunque attività. Insieme alla solidarietà, perché non si
possono chiudere gli occhi difronte alle diseguaglianze. Chi ha di più deve dare a chi
ha di meno e fare qualcosa per rendere il mondo un posto migliore”. E forse è per
questo che da anni il gruppo è partner di Unicef Italia. “Siamo orgogliosi del nostro
impegno sociale almeno quanto lo siamo dei nostri risultati. Perché oggi sembra che
per avere successo negli affari si debba dimenticare l’etica. Noi, invece, pensiamo
esattamente il contrario”, conclude Antonio Zeno.

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Nato a Eboli nel 1976, è un dirigente d’azienda e giornalista. Laureato in Scienze della Comunicazione si è specializzato in Marketing presso la Wharton School di Filadelfia e la Graduated School of Business di Chicago. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, quali Affari & Finanza, la Repubblica, Panorama, Economy, Radiocor - Il Sole 24 Ore. Negli anni, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in importanti gruppi quali Finmeccanica, Guru, Ferrari, Telecom Italia. Ora è autore della rubrica “La Prima Volta” nel programma “Terza Pagina” in onda su Rai 5 e Rai 3 collabora con Il Sole24Ore, con Economy e cura la rubrica “Movies&Dreams” per il programma Settima Arte in onda su RTL 102.5 news. Ha esordito nella narrativa con il romanzo La prigione di carta (Sperling & Kupfer, 2020).