«Grazie (anche) alla blockchain manderemo in pensione l’inefficienza»

Alla pagina 91 della bozza ufficiale del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata dal Parlamento si legge una breve parentesi: “(es. digitalizzazione di sistemi e applicazioni di INPS e INAIL)”.

Ma dentro quella parentesi c’è tanta roba. Soprattutto ci sono servizi che funzionano, un pezzo di pubblica amministrazione che certamente si avvantaggerà del Piano ma non richiede la terapia intensiva notoriamente indispensabile per tentare la rianimazione dei tanti, troppi, rami secchi della macchina burocratica statale. «Abbiamo presentato al governo sei progetti di innovazione per potenziare i nostri servizi che sono stati tutti approvati e inseriti nel Pnrr», spiega Pasquale Tridico, presidente dell’Inps nominato con Decreto del Presidente della Repubblica sotto il primo governo Conte  in quota Cinquestelle “ma” (il “ma” si impone, ricordando i pleistocenici deliri grillini sull’ “uno vale uno”, troppo spesso arbitrariamente applicato all’irrilevanza delle competenze nella selezione del management pubblico) competente in materia di lavoro e previdenza, visto che insegna economia del lavoro e Politica economica all’Università Roma Tre ed è titolare della cattedra Jean Monnet dell’Unione Europea in Economic Growth and Welfare Systems.

L’innovazione è un processo continuo, ma in molti casi possiamo dire che sono perfezionamenti, più che riparazioni

Sei progetti, presidente? E per far cosa? Raddrizzare un po’ di cose storte?

L’innovazione è un processo continuo e certamente c’è sempre tanto da migliorare, in una struttura immensa come l’Inps. Ma in molti casi possiamo dire che sono perfezionamenti, più che riparazioni. E possiamo anche dire che durante la pandemia milioni di italiani ne hanno beneficiato.

Cioè?

Abbiamo dimostrato che l’Inps aveva la capacità attuativa di scaricare a terra procedure e servizi di grande complessità, e in corsa. In un anno, dal 1 aprile 2020 al 31 marzo 2021, il numero totale di ore di cassa integrazione autorizzate per l’emergenza sanitaria, insomma con la causale Covid, ha superato i 5 miliardi, di cui poco meno della metà di tipo ordinario, oltre 1 miliardo in deroga e 1,7 miliardi di assegni dei fondi di solidarietà. 14 milioni di persone hanno avuto prestazioni Covid, oltre i 43 milioni di utenti e imprese che “ordinariamente” serviamo. Abbiamo retto a una pressione organizzativa e gestionale senza precedenti. Ci sono stati rimproverati alcuni scompensi iniziali, ma il sistema ha funzionato e ha realizzato performance che un privato invidierebbe.

Però l’Inps è sempre fonte di notizie paradossali. Del genere classico: “Morto da 10 anni riceve ancora la pensione”…

Anche se sono casi eccezionali, in percentuali statisticamente irrilevanti, ne conosciamo le cause. Il genere che cita lei nasce quando l’anagrafe di uno degli 8100 comuni italiani non trasferisce al sistema unico Arca– il nostro archivio anagrafico centrale – la notizia del decesso nei tempi dovuti. Ogni Comune lo deve fare, in automatico. Quando non accade, e a meno che la famiglia del deceduto non provveda lei a farlo, senza esserne tenuta, l’Inps non lo sa! Comunque uno dei sei progetti che abbiamo inserito nel Pnrr ha a che fare con questo tipo di problemi.

Cioè? 

Innanzitutto un datacenter unico, anzi – per meglio dire – un Hub digitale che metta in condivisione i dati di Istat, Inail e Inps. Un progetto che s’ingrana perfettamente con l’idea-guida del ministro Colao di costituire un server unico della Pubblica Amministrazione. Del resto, da tempo avevamo proposto la creazione di un Polo digitale del Welfare, che andava creato in ogni caso. Meglio se grazie al Pnrr si riuscirà a farlo attraverso un Polo unico nazionale. Comunque, nell’insieme, il Pnrr accoglie tre nostri progetti sostenuti dal ministero per la Transizione digitale e tre dal ministero dell’Economia. Tutti sostenuti anche dal Ministro Orlando.

Ce li dettaglia?

Nell’insieme, parliamo di circa 200 milioni di spesa.  In particolare tre progetti riguardano investimenti su procedure, servizi, e competenze. Il nuovo sportello digitale, che servirà per potenziare ulteriormente quello attuale, che eroga già 404 tipi di prestazioni diverse, costerà 30 milioni orientato alla logica “One click by design”. Il progetto dell’Hub digitale interoperabile per tutta la Pubblica Amministrazione assorbe 20 milioni. E il progetto generale della trasformazione digitale con interventi su reti e infrastrutture viene finanziato con 150 milioni.

Parla come il capo di un colosso del web…

Di fatto l’Inps lo è. La macchina informatica dell’Istituto impiega già stabilmente circa 390 informatici. Il primo impulso innovatore lo impresse la gestione di Gianni Billia e su quell’abbrivio l’Inps è sempre andato avanti. Pensi che dal 2012 l’Istituto non accetta più carta nei suoi scambi di documentazione. Però…

Però?

Direi che negli ultimi anni, dalla crisi finanziaria  del 2008-09, l’evoluzione aveva rallentato il ritmo fin quasi a fermarsi, complice anche le politiche di austerità e lo scarso investimento nella PA e nel suo capitale umano L’avevamo rilanciata con i piani per l’innovazione 2020-22 che di fatto ha conferito i suoi obiettivi al Pnrr. Poco prima della Pandemia, il 17 febbraio 2020, avevamo dato vita al rilancio dell’innovazione con “Gli Stati Generali dell’Informatica”. Per riprendere la marcia potenzieremo ulteriormente la struttura. Abbiamo fatto un concorso pubblico per 165 informatici e per la prima volta assunto dall’esterno dell’amministrazione quattro supersperti che all’interno non avevamo. Cioè: in sostanza abbiamo avviato una nuova fase di selezioni di giovani professionisti specificamente skillati, con annunci di ricerca di personale qualificato anche nel settore privato e nelle community informatiche specializzate, e per coprire le posizioni che gli interpelli interni non riescono a soddisfare abbiamo fatti ricorso al mercato. Sulla spinta di queste immissioni di nuove competenze stiamo accelerando su molti fronti l’innovazione digitale.

Quali altri?

Per esempio la blockchain per la gestione delle pensioni di invalidità.

Con la pandemia l’Inps ha retto a una pressione organizzativa e gestionale senza precedenti nella storia dell’Istituto

Ci spieghi.

Una  pensione di invalidità viene erogata alla fine di un accertamento di requisiti che nasce dalla diagnosi effettuata dal medico di un’Azienda sanitaria, corroborata e a volte promossa da un patronato che ci segnala un determinato soggetto che è invalido e ha un reddito basso o nullo. Ebbene: con la blockchain vogliamo unificare in un unico sistema di tracciamento tutte le informazioni di verifica che concorrono a certificare l’autenticità di una situazione di invalidità al lavoro, condividendo costantemente i dati con le autorità sanitarie.

Basterà per estirpare la malapianta dei falsi invalidi?

L’invalidità è e rimane una materia di ambito sanitario, quindi la fonte dell’accertamento primario sono e restano le Asl, dunque le amministrazioni regionali. In alcune Regioni italiane, per la precisione sette, abbiamo assunto noi come Inps l’attività di accertamento peritale, che consideriamo una conquista in termini di efficienza. Innegabilmente, nell’area degli accertamenti restano zone grigie su cu intervenire.

E dunque continueremo a raccogliere quegli aneddoti surreali che piacciono tanto a noi giornalisti…

Gliene regalo uno fresco fresco, mi è appena stato segnalato. Una signora alla quale avevamo pagato il bonus maternità per ben 17 figli, ma ne aveva solo quattro. Com’è stato possibile? Semplice: la signora falsificava i certificati al settimo mese di ogni presunta gravidanza. E ce li presentava, contando sul fatto che nessuno facesse controlli. Non solo abbiamo fatto controlli, ma abbiamo anche cambiato modello: oggi è il medico che direttamente ci deve trasmettere telematicamente il certificato di gravidanza.

E come si potranno prevenire questo tipo di furbate? Che poi sono truffe allo Stato?

Con la tecnologia, e con l’introduzione dei sistemi in blockchain. Un esempio è appunto il fatto che oggi il medico ci trasmette direttamente il certificato di gravidanza. Quindi sarà il responsabile dell’eventuale falsificazione. Cambia tutto. Però, veda: anche questa materia è molto più complessa di quanto i racconti di colore descrivano. Ricordo il caso di una cronaca di denuncia civile che stigmatizzava una non vedente, con assegno di invalidità, che il sabato andava in balera. Come se il fatto di poter ballare smentisse l’invalidità grave rappresentata dalla cecità. Invece la inabilità al lavoro è una cosa diversa dalla relativa indipendenza che alcune invalidità permettono a chi le vive di conseguire. Questo, mi creda, è un ambito in cui nulla è semplice, nemmeno quando appare semplice e “a portata di titolo”.