Il generale della Guardia di Finanza Vito Bardi divenuto governatore della Regione Basilicata

Gas (made in Lucania) gratuito per i cittadini lucani. Costi in bolletta abbattuti e caro energia che, perlomeno per le utenze domestiche, svanisce come d’incanto. È il piccolo miracolo che si sta materializzando in Basilicata, grazie all’intuito del governatore regionale, il generale della Guardia di Finanza Vito Bardi che, ad agosto, mentre i governi di mezzo mondo si lambiccavano il cervello su come fermare lo shock energetico, ha firmato un decreto che interpreta alla lettera il concetto di “compensazione”, il risarcimento (di solito economico) cui ha diritto ogni territorio dove sorgono impianti industriali a forte impatto ambientale.

Governatore, complimenti. Con “il gas gratuito ai cittadini lucani” ha fatto diventare la sua Regione una case history dell’autosufficienza. Ma com’è nata l’idea?


In Basilicata le attività estrattive vanno avanti dal 1998. Ci sono varie compagnie energetiche e la nostra regione dà un importante contributo al fabbisogno energetico nazionale. La Basilicata ha il più grande giacimento europeo sulla terraferma, ma se chiedete ai lucani quali vantaggi hanno ottenuto da queste attività, vi risponderanno “nulla”. E questo sentimento, anzi “risentimento”, ha fatto da brodo di coltura di ogni complottismo e di ogni fake news. Intendiamoci: gli impianti estrattivi inquinano. Gli effetti sui terreni ci sono. I dati sulla salute evidenziano criticità che possiamo analizzare, spiegare ma non negare. Però diciamolo: questo riguarda ogni attività umana, in particolare quelle produttive. L’illusione della decrescita felice è per l’appunto un’illusione. L’illusione di poter fare a meno delle attività manifatturiere e di sostituire questi posti di lavoro con industrie non manifatturiere e quindi non inquinanti è per l’appunto un’illusione. E Noi abbiamo adottato quello è che stato definito il “modello Basilicata”: dare benefici automatici ai cittadini dei territori dove ci sono impianti di estrazione o di produzione di energia. Semplice. Ma soprattutto, i cittadini che subiscono le conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche delle attività estrattive o di produzione di energia, devono avere qualcosa in cambio.

Come funziona tecnicamente la misura?

Abbiamo approvato una legge, successivamente i regolamenti e adesso tutti i residenti in Basilicata avranno il beneficio direttamente in bolletta. L’automatismo legato alla residenza è indubbiamente la vera innovazione del “gas gratis a tutti i lucani”.

Il ristoro varrà per tutti?

Sì, è una questione di giustizia sociale. “Il gas gratis” lo devono avere tutti, perché le conseguenze ambientali delle attività inquinanti riguardano tutti, poveri e ricchi, fatti i salvi i bonus governativi per le fasce più deboli. E lo devono avere automaticamente, senza chiedere nulla al politico di turno. Ovviamente questo non vuol dire che bisogna chiudere un occhio in cambio di uno sconto in bolletta. Siamo nel 2022, non nel 1950. Oggi abbiamo una sensibilità ambientale giustamente elevata, tantissimi strumenti per controllare le aziende che producono, analizzare i dati sulle patologie e immaginare correttivi per migliorare la qualità della vita delle persone che vivono dove ci sono tali impianti. Il vecchio discorso dello scambio “salute in cambio di lavoro” (pensiamo a Taranto) non è più sostenibile.

E i “non metanizzati”. Cos’è previsto per loro?

Per loro metteremo in campo una strategia di transizione energetica, con un bando di prossima uscita dedicato a tutti coloro che non sono coperti dalla rete di metanizzazione. La Regione pagherà i pannelli solari, quelli fotovoltaici e gli accumulatori. Un impegno economico davvero considerevole, che durerà negli anni.

Perché le imprese non possono fruire di questi benefici?

Perché in questo caso serve un’azione forte e strategica del governo nazionale in sede europea: la normativa sugli aiuti di stato ha una ratio ormai superata, soprattutto in un mondo di fusioni e oligopoli, che rischiano di “mangiare” il modello di imprenditoria europea, fatta di imprese di piccole e media dimensioni. Penso soprattutto all’Italia, con le sue imprese familiari, la proprietà diffusa, l’autoimpiego e tutta la libera attività che manda avanti il Paese. Queste imprese attendono una risposta dal Governo, ma anche dall’Europa.

Insomma, da una piccola regione come la Basilicata una grande lezione all’Europa e al mercatismo imperante anche in materia di approvvigionamento energetico.

Sì, abbiamo fatto una cosa innovativa. Perché crediamo che chi vive nelle vicinanze di un impianto non può subirne le conseguenze senza avere un beneficio. Chi vive nelle vicinanze di un impianto di estrazione o di produzione di energia deve avere un beneficio tangibile e automatico, legato unicamente alla residenza. Questo è il modello lucano. Abbiamo superato la vecchia concezione, che preferiva intermediare i benefici derivanti dalle estrazioni, con la politica che spendeva i soldi che arrivano alla Basilicata. La solita vecchia politica.

Torniamo un po’ indietro, appunto. La Basilicata, dunque, da sola da molti anni ormai assicura l’80% di greggio, metano e Gpl prodotto a livello nazionale. In effetti, però le ricadute dell’industria estrattiva sull’economia regionale non si sono mai avvertite. Come venivano impiegate? Parliamo di centinaia di milioni di euro l’anno …

I benefici delle attività estrattive sui cittadini lucani non sono stati percepiti. Ovviamente in questi due decenni le royalties hanno aiutato il bilancio regionale, l’Università, gli ospedali e le aziende sanitarie. Ma utilizzare i soldi delle royalties e delle compensazioni ambientali per rimpinguare il bilancio regionale, fare investimenti e finanziare la spesa corrente, non ha portato alcun beneficio tangibile ai lucani. L’idea che la politica possa spendere i soldi dei cittadini meglio dei cittadini stessi è una vecchia illusione della sinistra.

Oggi che tipo di accordo c’è tra le compagnie che estraggono in Val d’Agri e le amministrazioni pubbliche?

Abbiamo fatto un accordo sulle compensazioni ambientali che vale 1 miliardo e 230 milioni per i prossimi 10 anni e che prevede anche centinaia di milioni di investimenti “no oil”.  Oltre le royalties. I comuni della Val d’Agri hanno poi ulteriori benefici.

Con il gas gratuito ai lucani, la Regione di fatto però si appoggia al fossile, sebbene come forma di “ristoro energetico” ai residenti. Alle contestazioni sui contraccolpi in termini di impatto ambientale e sulla salute cosa risponde?

La transizione energetica non sarà un pranzo di gala. Noi dobbiamo concentrare gli sforzi e le risorse su investimenti “no oil”, perché il futuro è ovviamente in un’economia sempre più sostenibile. Però dobbiamo essere seri: l’autosufficienza energetica è non solo nell’interesse nazionale, ma è anche una necessità economica. Il mondo non è più un ristretto club di paesi occidentali. India e Cina stanno comprando il gas che la Russia non ci vende più all’Europa. Pensare a miracolistiche soluzioni, tipo “un pannello solare su ogni tetto per fare a meno delle energie fossili”, significa prendere in giro i cittadini. Pensiamo che quello che si produce su 500 ettari con un impianto fotovoltaico lo si produce in una normale centrale convenzionale che occupa mezzo ettaro. E soprattutto i pannelli solari non sono illimitati, i cinesi hanno ormai il monopolio delle cosiddette “terre rare” e quindi da un giorno all’altro potrebbe chiudere il “rubinetto”. Serve insomma un approccio integrato.

Se di fronte alla corsa pazza dei prezzi energetici, il prossimo governo dovesse chiedere alla Basilicata un aumento delle estrazioni, Lei cosa risponderebbe?

Che abbiamo già dato. La Basilicata ha contribuito con il petrolio, con le rinnovabili (siamo la prima regione d’Italia) e quindi penso che possa bastare. La strategia del Governo deve essere nazionale, non può riguardare solo la Basilicata.