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Gli under 35 non cercano lavoro, gli over 35 lo vogliono cambiare: sono i tempi delle cosiddette grandi dimissioni. La sintesi brutale di quello che è il mercato del lavoro oggi potrebbe essere questa. In mezzo ci sono due passaggi chiave: le retribuzioni e le possibilità di crescita. Sono questi i nodi che il mercato deve sciogliere in questo periodo.

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Gli under 35 dove sono finiti?

I colloqui di lavoro vedono sempre meno la partecipazione degli under 35. Lo confermano diverse aziende. «Per il mio nido privato – spiega un’imprenditrice – ho aperto la posizione per una maestra d’asilo da formare e inserire in organico. Si trattava di un anno di prova con possibilità di inserimento come dipendente a tempo indeterminato, pagato con il contratto di categoria. Si sono presentati soltanto dei candidati con più di 35 anni. Molti di loro arrivavano da esperienze molto diverse e solo in età avanzata, anche over 40, hanno capito che era la loro vocazione. Alcuni sarebbero stati disponibili a lasciare un lavoro anche meglio pagato. Purtroppo in questo caso i profili non erano compatibili con il tipo di figura che cercavamo noi».

Non è solo questione di denaro

In tempo di grandi dimissioni, la differenza non la fanno più solo gli stipendi. Anzi. «Per i lavoratori, infatti, – si legge nella Salary Guide 2024 di Hays Italia – la retribuzione è importante, ma quando si considera un nuovo lavoro non deve mancare un mix di elementi composto da crescita professionale (per il 51%), work life balance (49%), benefit (47%) e ruoli o progetti interessanti (41%)». Per trattenere i talenti nelle previsioni di molti Hr manager in futuro il peso delle retribuzioni sarà ancora alto. «In un momento come questo – dice Francesco Salvoro, Hr manager con diversi anni di esperienza alle spalle – le retribuzioni peseranno sempre di più, anche perché l’inflazione pesa in modo consistente sui bilanci famigliari. Con gli stipendi fermi da anni l’offerta economica avrà un peso sempre maggiore sulla decisione del tipo di lavoro da intraprendere».