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FABIO PANETTA NUOVO GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA

Presidenti del Consiglio o Capi di Stato. Nella storia d’Italia chi è passato da Palazzo Koch non di rado è riuscito in seguito ad assurgere alle più alte cariche della Repubblica. E’ successo a Luigi Einaudi nel Dopoguerra e a Carlo Azeglio Ciampi negli anni Novanta. Entrambi Governatori della Banca d’Italia ed entrambi inquilini del Quirinale. Più di recente Mario Draghi, ex numero di Bankitalia, è riuscito a diventare capo del Governo e, se non si fosse attirato i risentimenti del Parlamento per la sua gestione accentratrice, avrebbe potuto anche traslocare sul colle più alto.

Il ruolo di guida della banca centrale della Repubblica è dunque una poltrona che implica grandi responsabilità ma che porta anche bene. Dopo l’imminente congedo di Ignazio Visco, dal 1° novembre Fabio Panetta assume la carica che agli albori della Banca d’Italia, nel 1900, venne assegnata al primo governatore Bonaldo Stringher e che lo vedrà in sella fino al 2029.

Fabio Panetta, carriera del neo Governatore

Per Panetta una sorta di ritorno a casa, visto che la sua carriera – dopo la laurea in economia e commercio alla Luiss di Roma – è iniziata quando aveva appena 25 anni, nel 1985, proprio con l’ingresso in Banca d’Italia (il governatore di allora era Carlo Azeglio Ciampi) dove, nel corso degli anni, ha assunto ruoli via via sempre più importanti crescente fino alla direzione monetaria e finanziaria. Nel 2019 è diventato direttore generale a Palazzo Koch. E dopo meno di un anno, è entrato a far parte del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (BCE), un ruolo di grande importanza a cui solo pochi membri dell’eurosistema hanno avuto accesso.

Romano di adozione ma ciociaro di nascita, il padre, Paolino Panetta, è stato per 30 anni sindaco di Pescosolido,  in provincia di Frosinone, con la Democrazia Cristiana.

La nomina a governatore della Banca d’Italia è arrivata su proposta del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E dopo Antonio Fazio è il secondo ciociaro che arriva al vertice di palazzo Koch.

 

Banca d’Italia, i governatori precedenti

Come ricorda un’elaborazione di Openpolis, nel corso della storia repubblicana, ci sono stati un totale di nove governatori di Banca d’Italia, con un mandato medio di circa 10 anni. Nel tempo, le norme riguardanti la durata in carica e il numero massimo di mandati sono cambiate. Attualmente, il mandato è di 6 anni, rinnovabile una sola volta.

La maggior parte dei governatori ha avuto una carriera interna a Banca d’Italia prima di assumere l’incarico. Solo due governatori non avevano ricoperto ruoli di direzione nell’istituto prima di diventare governatori. Tuttavia, uno di questi due, Mario Draghi, aveva precedentemente svolto il ruolo di Direttore Generale del Tesoro prima della sua nomina come governatore. Il governo Berlusconi preferì Draghi a Vincenzo Desario, che in quel momento era Direttore Generale di Banca d’Italia.

Al contrario, Luigi Einaudi era già stato membro dell’Assemblea Costituente prima di diventare governatore, mentre Guido Carli era stato Ministro del Commercio Estero nel governo Zoli. In generale, al netto delle eccezioni, i governatori seguono una carriera interna all’istituto prima di arrivare al vertice.

Governatori e incarichi politici

Nonostante Bankitalia sia considerata un’istituzione indipendente, i governatori hanno spesso intrattenuto rapporti stretti con il mondo politico. Nel corso degli anni, quattro dei nove governatori hanno ricoperto incarichi politici durante la loro carriera. Solitamente, questi incarichi politici sono stati assegnati successivamente al loro mandato di governatore e sono stati attribuiti in virtù del prestigio acquisito in quel ruolo.

Sia Carlo Azeglio Ciampi che Mario Draghi sono diventati Presidenti del Consiglio in momenti critici della nostra storia – il primo dopo Tangentopoli, l’implosione della Prima Repubblica e la stagione delle stragi mafiose, il secondo in piena emergenza pandemia da Covid-19 – e successivamente hanno ricoperto altri incarichi per il prestigio acquisito.

Chi assume l’incarico di governatore, anche se non è detto che intraprenda una carriera politica successiva, accetta implicitamente di diventare una “riserva della Repubblica” e quindi di essere disponibile all’occorrenza per ruolo istituzionali di responsabilità. E questo vale anche per Fabio Panetta.