gas

Il Centro Studi di Confindustria ha cercato di analizzare come la guerra in Ucraina e il suo protrarsi nel tempo stia comportando una crescita netta del prezzo del gas e del petrolio, con tutto ciò che questo comporta in ottica di calo della produzione industriale. Stando ai dati diffusi, ad aprile 2022 il prezzo medio del gas naturale è stato del 698% più alto rispetto a prima dello scoppio della pandemia, mentre il petrolio del mare del Nord ha registrato un +56%. Il caro prezzi delle cosiddette commodities avrebbe come principale conseguenza il rallentamento di tutte le filiere produttive: le produzione sarebbero scese infatti del 2,5%.

La guerra e i prezzi di gas e petrolio

Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, nel primo trimestre del 2022 è previsto un calo del 1,6% della produzione industriale rispetto a quanto era avvenuto nel quarto trimestre del 2021. L’impatto di tale fenomeno sul PIL italiano lascerebbe presagire che lo stesso possa andare in flessione. “Le indagini sul sentiment imprenditoriale e le ridimensionate dinamiche di ordini e attese delle imprese – riferisce il CSC – non lasciano intravedere miglioramenti significativi nel breve termine”. 

Nel report di Confindustria si evidenzia anche un calo del volume degli ordini (-0,4%), anche se in questo caso si sconterebbero delle problematiche già presenti da prima dell’inizio della guerra, quali ad esempio i rincari nei prezzi delle materie prime e la scarsità dei materiali. Ne conseguirebbe una generale contrazione della fiducia delle imprese, specie nel settore manifatturiero, e una sensibile diminuzione nei giudizi e nelle attese sugli ordini, siano essi interni od esteri.

Crolla, infine, anche l’indice delle attese sull’economia italiana. Ad inizio 2022 aveva registrato un +0,6, mentre ad aprile è arrivato ad un – 34,8 (più o meno lo stesso di quello registrato a dicembre 2020 in piena pandemia). C’è dunque grande incertezza e scarsa fiducia sul futuro per quanto riguarda la politica economica: in Italia l’indice era salito a 139,1 punti a marzo per poi scendere ad aprile a 129,2 punti, con comunque +28,5% rispetto al quarto trimestre del 2021.