L’Italia finisce nuovamente nel mirino della Commissione europea sul fronte del rispetto delle norme comunitarie. Tra le quattro azioni legali avviate da Bruxelles nell’ambito del pacchetto di decisioni sulle procedure di infrazione pubblicato l’8 luglio 2026 c’è anche il caso dei giudici onorari, una vicenda che riguarda il riconoscimento dei diritti lavorativi e il corretto recepimento del diritto dell’Unione europea.
L’Ue ha infatti deciso di inviare all’Italia un parere motivato sulla disciplina applicata ai giudici onorari già in servizio alla data del 15 agosto 2017. Si tratta di un passaggio formale nella procedura di infrazione, che potrebbe aprire la strada a un eventuale ricorso davanti alla Corte di giustizia Ue se il confronto tra Bruxelles e Roma non dovesse portare a una soluzione.
La contestazione Ue sui diritti dei giudici onorari
Al centro della disputa c’è la normativa italiana che consente ai giudici onorari di ottenere lo status di dipendente a condizione di rinunciare ai diritti maturati durante il precedente servizio onorario, compresi quelli riconosciuti dal diritto europeo.
Secondo la Commissione europea, questa previsione non sarebbe compatibile con la normativa comunitaria. Bruxelles richiama infatti una precedente pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo cui la rinuncia a tali diritti rappresenterebbe una violazione delle tutele previste dal diritto Ue. La Commissione ha inoltre evidenziato un possibile trattamento discriminatorio nei confronti dei giudici onorari rispetto ad alcuni diritti legati al lavoro a tempo parziale e al lavoro a tempo determinato.
La risposta italiana non ha chiuso il contenzioso
La procedura nasce da una messa in mora inviata dalla Commissione europea all’Italia nel luglio 2021. Dopo aver esaminato le misure adottate e le spiegazioni fornite dalle autorità italiane, Bruxelles ha ritenuto che le risposte ricevute non abbiano risolto le criticità individuate. Per questo motivo è stato deciso l’invio del parere motivato, il secondo passaggio previsto nelle procedure di infrazione europee prima di un possibile deferimento alla Corte di giustizia. L’Italia avrà ora due mesi di tempo per fornire una risposta e illustrare eventuali interventi correttivi. Se la Commissione valuterà insufficienti le misure adottate, potrà decidere di portare il caso davanti ai giudici europei.
Le possibili conseguenze per l’Italia
La vicenda dei giudici onorari si inserisce nel più ampio confronto tra Italia e Unione europea sul rispetto delle norme comunitarie in materia di lavoro e tutela dei diritti dei lavoratori.
Un eventuale procedimento davanti alla Corte di giustizia potrebbe comportare un ulteriore aggravio sul piano istituzionale e finanziario per il Paese, soprattutto qualora venisse accertata una violazione delle regole europee e fossero richiesti interventi normativi o eventuali misure di adeguamento.
Per ora la partita resta aperta: i prossimi due mesi saranno decisivi per capire se il confronto tra Roma e Bruxelles potrà portare a una soluzione oppure se la questione arriverà davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
















