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innovare i processi per proiettare l’azienda in un percorso di crescita, grazie al supporto di fondimpresa, il fondo interprofessionale per la formazione continua

Liquirizia come stile di vita: Amarelli sfida il tempo puntando sull’innovazione

Dal 1731 ad oggi la Fabbrica di Rossano ha dimostrato di sapersi adattare ai tempi e al mercato investendo in tecnologie e sulle persone

17 Novembre 2021

Giuseppe Delle Cave
Liquirizia come stile di vita: Amarelli sfida il tempo puntando sull’innovazione

«Quando ci si trova di fronte un’azienda tradizionale come Amarelli, con quasi trecento anni di storia, giunta all’undicesima generazione, capace di resistere ad una guerra di indipendenza, due guerre mondiali e, probabilmente, anche ad una pandemia, si capisce subito che la sua longevità è dovuta in massima parte all’aver saputo adeguarsi ai cambiamenti, modificando approccio al mercato e modello di business. Viviamo un momento di grande trasformazione, ma gli aspetti cruciali di questa transizione sono da ricercare nella formazione delle risorse umane. Nessuna tecnologia può essere governata se mancano le competenze, dobbiamo pensare ad Industry 4.0 come ad un fatto umano e non come mero progresso tecnologico». Fortunato Amarelli è l’amministratore di Amarelli Fabbrica di liquirizia. Insieme alla sorella Margherita guida la storica impresa che rappresenta la Calabria e l’Italia nel mondo, ma nella sua regione ricopre anche la carica di presidente del Digital Innovation Hub ed è al vertice di Confindustria Cosenza. Un osservatorio privilegiato da cui poter osservare giorno dopo giorno progressi e criticità del sistema industriale, «che necessita di un cambio di paradigma, di mentalità».

«L’innovazione costante - prosegue - è un grande driver di crescita quando si fa impresa. Se guardo alla storia nostra azienda, mi sembra di riconoscere un approccio simile in tutte le generazioni. Nel 1907 il mio bisnonno dota l’azienda di una caldaia a vapore (un upgrade di salubrità e sicurezza per gli addetti alla lavorazione), poi l’utilizzo del pc in fabbrica negli anni Ottanta, il sito web aziendale nel 1996 - a solo un anno dalla liberalizzazione di internet - e il Museo della liquirizia nel 2001 fra i pochissimi di quell’epoca. Piccoli cambi di paradigma che ci hanno consentito di resistere nel tempo».

Industria 4.0 e formazione: un binomio vincente

«Serve una managerializzazione dell’azienda. Anche per la piccola e media impresa. Occorre uscire dalla logica dell’impresa padronale, dotandosi di organizzazioni manageriali efficienti e controllate», insiste Fortunato Amarelli. «Tutto è possibile grazie alle nuove tecnologie e alla disponibilità di temporary manager e business intelligence, che consentono di fare scelte vantaggiose, in grado di aprire prospettive nuove per gli imprenditori e per i lavoratori».

Il mismatch tra scuola e mercato rallenta le imprese

«Con Fondimpresa abbiamo recentemente effettuato degli interventi su e-commerce e internazionalizzazione per migliorare la competitività della nostra azienda. Vendiamo in 27 diversi Paesi, nei migliori store del mondo: Harrods, Lafayette, Magasin du Nord e in tutti i punti vendita  Eataly. L’acquisto ed il consumo di liquirizia non è uguale in tutto il mondo. È conosciuta ed apprezzata in nord Europa, meno in Oriente, dove continua ad essere nell’immaginario collettivo un prodotto della medicina tradizionale», aggiunge Amarelli. «Le aziende che producono liquirizia sono pochissime a livello mondiale ed è difficile trovare figure tecniche già formate da inserire in organico. D’altronde, questo problema comincia ad essere generalizzato. Si pensi a quanto sta vivendo la Calabria: nonostante il 44% di disoccupazione giovanile, le industrie fanno una grande fatica a trovare personale specializzato», sottolinea. Perché e cosa bisognerebbe fare? «Servirebbe creare azioni sinergiche con la scuola e con gli enti di formazione, indirizzando i programmi di studio verso il vero fabbisogno delle aziende. C’è un mismatch che rallenta tutta la filiera. Molto lavoro si può fare attivando Confindustria e Fondimpresa. Stiamo immaginando azioni mirate che avvicinino la formazione alla richiesta del mercato».

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