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Il consultative broker investe sui servizi digitali

Assiteca conferma la strategia di crescita e amplia il perimetro dei servizi offerti ai clienti. Che spaziano dall’assicurazione alla consulenza e in comune hanno il modello digitale

14 Novembre 2021

Marco Scotti
Il consultative broker investe sui servizi digitali

Chiudere un bilancio in crescita “double digit” non è mai banale. Se poi questi numeri sono quelli raggiunti nel 2021, allora si tratta di un risultato commendevole. È il caso di Assiteca, broker assicurativo nato nel 1982 e quotato in Borsa sul segmento un tempo conosciuto come Aim (che, dal 25 ottobre scorso, si chiama Euronext Growth Milan). L’azienda fondata e presieduta da Luciano Lucca, ha chiuso il bilancio al 30 giugno con utile in aumento del 22% e ricavi lordi a 87 milioni. «Per noi i risultati di quest’anno hanno un significato che va al di là della mera crescita economica – racconta a Economy l’amministratore delegato di Assiteca, Gabriele Giacoma -: migliorano la finanza e la solidità del Gruppo e i numeri confermano la bontà della strategia intrapresa».

«Il tema della complessità è fondamentale oggi, sia per quanto riguarda l’offerta che proponiamo ai nostri potenziali clienti, sia per quanto concerne il rischio complessivo che deve essere coperto», evidenzia Giacoma.

Per venire incontro a un mercato sempre più complesso ed esigente, Assiteca ha una strategia di crescita ben definita: da quando si è quotata sono già state completate 13 acquisizioni, a un ritmo di 2-3 all’anno. «Cerchiamo di tenere un sistema di controllo sempre piuttosto snello – aggiunge Giacoma – preferendo aggregare broker specializzati che aggiungono valore ai nostri servizi. Al momento abbiamo sul tavolo cinque o sei dossier di potenziali candidati da rilevare. Tra l’altro, se anni fa eravamo noi a cercare le aziende, oggi sono loro che vengono da noi. Sempre per rafforzare la dimensione del nostro Gruppo, ci stiamo espandendo anche all’estero. Abbiamo già chiuso un paio di operazioni in Spagna, dove siamo presenti a Madrid e Barcellona e con qualche mossa ben calibrata possiamo arrivare tra i primi 10 broker iberici. Abbiamo aperto anche una sede in Svizzera e stiamo guardando alla Francia, in modo da creare una sorta di “quadrato” che supporti e accresca il nostro business».

La strategia di Assiteca, oltre all’internazionalizzazione e alla crescita per linee esterne prevede anche un allargamento dei servizi. In questo modo si è riusciti a diversificare il business e ad ampliare la base clienti, che rappresenta diversi settori merceologici e varie dimensioni. «Abbiamo cominciato a investire molto sul digitale – chiosa Giacoma – e ci siamo ricomprati un’azienda che avevamo fondato nel 2000, 6Sicuro. L’abbiamo fusa all’interno del perimetro di Assiteca perché l‘obiettivo è che i modelli digitali diventino una parte fondamentale del nostro business». Oggi l’azienda fondata da Luciano Lucca è un broker prevalentemente corporate che ha ampliato la sua mission perfino nel nome, diventando un “consultative broker”. L’azienda investe molto in processi e tecnologia e ha imparato che cosa significa riuscire ad aggredire una fetta di mercato, che ha nel digitale e nei suoi impieghi una nuova ragion d’essere. Ma anche un ulteriore settore di rischio che deve essere monitorato in maniera costante.

In effetti, la crisi pandemica ha aperto un’enorme breccia nella sicurezza delle imprese: la cybersecurity è diventata un tema molto più stringente con lo smartworking e con il moltiplicarsi dei dispositivi connessi alle reti aziendali. «Un tentativo di intrusione – conclude Giacoma – non è questione di “se” ma di “quando”. Tutte le aziende sono visitate da potenziali hacker che valutano la fattibilità e la potenzialità economica di un attacco. Il segreto del bravo risk manager è mettere a punto una strategia efficace dalla prevenzione alla copertura assicurativa del rischio». Il broker, dunque, non è più soltanto un intermediario, ma un vero e proprio consulente che abilita le strategie aziendali. C’è un lavoro di evangelizzazione delle imprese che si traduce nella necessità di far capire i rischi che si corrono: anche perché il 70% dei clienti non compra più da un sito che è stato violato per i successivi tre anni. Cambiano, e di molto, i profili di rischio per le aziende.

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