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La pandemia allarga i confini del welfare

Aziende e studi professionali si candidano a sostenere le priorità del Pnrr. «Ma prima - avverte il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella - bisogna aumentare le tutele a lavoratori autonomi e partite Iva»

28 Ottobre 2021

Giovanni Francavilla
La pandemia allarga i confini del welfare

A destra, il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella

Il miglior antidoto per contrastare la pandemia. Si potrebbe riassumere così quanto emerso dal Rapporto Welfare Index Pmi 2021 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla sesta edizione e presentato il 9 settembre scorso al Teatro Eliseo di Roma da Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines. L’iniziativa promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha visto la partecipazione del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, e dei rappresentanti delle principali confederazioni italiane.

L’emergenza Covid ha colpito pesantemente le aziende, anche nel settore degli studi professionali. Più di metà delle imprese nel 2020, sottolinea il Rapporto, hanno registrato perdite di fatturato, che per una su quattro sono state superiori al 20% . Ciò nonostante, il welfare aziendale continua a crescere e più di 6000 imprese di tutti i settori produttivi hanno messo in campo numerose iniziative di welfare aziendale: in ambito sanitario, dai servizi diagnostici per il Covid-19 (43,8%) ai servizi medici di consulto anche a distanza (21,3%) a nuove assicurazioni sanitarie (25,7%); nel lavoro, con maggiore flessibilità oraria (35,8%) e nuove attività di formazione a distanza (39%); a sostegno dei lavoratori e delle famiglie, con aumenti temporanei di retribuzione e bonus (38,2%), aiuti per la gestione dei figli e degli anziani (7,2%) e per la scuola (6,8%); ma anche offrendo contributi alla comunità esterna, come donazioni (16,4%) e sostegni al Sistema Sanitario e alla ricerca (9,2%).

Un percorso virtuoso che negli studi professionali è stato sostenuto dal welfare contrattuale. Le misure straordinarie varate dagli organismi bilaterali del Ccnl degli studi professionali (Cadiprof, Ebipro e Fondoprofessioni) durante la pandemia hanno orientato le strategie di welfare dei professionisti nell’ambito della assistenza sanitaria integrativa (dalla diaria per Covid-19 al consulto psicologico, dai test diagnostici alle nuove garanzie per ricovero e isolamento domiciliare); del sostegno al reddito (dagli ammortizzatori in deroga allo smart working, dal sostegno alle famiglie a quello finanziario con interventi di liquidità a favore dei liberi professionisti); della formazione con i corsi e-learning.  «Uno sforzo straordinario per il nostro sistema professionale che è stato ampiamente ripagato dalla risposta dei professionisti, sempre più consapevoli dell’importanza del welfare non solo nell’organizzazione dello studio, ma anche quale leva strategica per creare valore sul territorio e sul mercato dei servizi», sottolinea Stella.

«Dal Rapporto Welfare Index PMI 2021 di Generali Italia emerge con chiarezza come l’emergenza sanitaria abbia allargato i confini del welfare aziendale, arrivando a delineare una funzione sociale di imprese e studi professionali, che oggi possono giocare un ruolo di primo piano nell’attuazione del Pnrr nell’ambito della salute, delle donne, dei giovani, delle famiglie e della comunità», afferma Stella. «Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo occorre fare un tagliando alla legge di stabilità del 2016 che aveva introdotto agevolazioni fiscali per le prestazioni di welfare aziendale ai dipendenti. Misure che oggi non sono più sufficienti, soprattutto per la realtà degli studi professionali dove, al fianco dei dipendenti, operano lavoratori autonomi e partite Iva che faticano ad accedere alle tutele di welfare».

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