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Il pilastro privato sostiene quello pubblico

Con la pandemia il supporto della sanità integrativa è diventato ancora più prezioso. E il Ddl Concorrenza ora intende liberalizzare anche la scelta di medici e strutture sanitarie

28 Ottobre 2021

Marina Marinetti
Il pilastro privato sostiene quello pubblico

Se in Italia la sanità integrativa (che durante la pandemia si è rivelata fondamentale nella prevenzione e nella cura delle patologie non Covid), riguarda 13 milioni di persone è tutto (o quasi) merito del welfare aziendale: quasi due terzi sono, infatti, lavoratori dipendenti. Ma 13 milioni sono pochi, rispetto alla popolazione italiana, e il secondo pilastro è fondamentale per assicurare davvero un diritto universale alla salute. Ma c’è una norma, tra quelle previste nel disegno di legge sulla concorrenza (che nel Pnrr il Governo si era impegnato a presentare entro luglio 2021, ma poi ha continuato a far slittare), che mira a incentivare il ricorso alla sanità integrativa nei piani di welfare aziendale, liberalizzando la scelta di medici e strutture, di norma vincolata alle convenzioni. La nuova norma prevede infatti che i contratti tra imprese e assicurazioni non possano obbligare i lavoratori ad avvalersi solo di medici e centri sanitari convenzionati e che il costo della prestazione venga rimborsato dalle compagnie assicuratrici per un ammontare equivalente a quello previsto in caso di tutela assicurativa diretta.

La sanità integrativa agevola il Ssn che vede ridurre costi e pressione gestionale

Ma c’è chi ha “giocato d’anticipo”: «In Intesa Sanpaolo Rbm Salute le polizze sanitarie, sia quelle dedicate a fondi sanitari ed aziende sia quelle per individui e famiglie, prevedono sempre la possibilità per l’assicurato di scegliere tra le strutture sanitarie ed i medici convenzionati con la compagnia e strutture e medici di sua fiducia rispetto ai quali portare a rimborso le spese o chiedere il relativo indennizzo», spiega a Economy Marco Vecchietti, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Rbm Salute. «Non bisogna però sottovalutare l’importante ruolo che il settore assicurativo può svolgere sia in termini di intermediazione della spesa sanitaria a carico dei cittadini sia di ampliamento dell’accessibilità alle cure proprio attraverso gli accordi stipulati dalle compagnie direttamente con strutture sanitarie e medici. Del resto è proprio la capacità di garantire ai propri assicurati l’accesso a tariffe agevolate a prestazioni sanitarie di qualità uno degli elementi qualificanti di una polizza sanitarie rispetto al “fai da te”. Si tratta di un aspetto strategico per favorire una maggiore diffusione della sanità integrativa nel nostro Paese. Quindi, ben vengano tutte le iniziative che promuovono la concorrenza, facendo però attenzione a mantenere sempre al centro l’efficacia e l’efficienza delle soluzioni proposte per i cittadini».

Ma attenzione: chi pensa che il secondo pilastro sia in concorrenza con il Sistema sanitario nazionale, chi insomma vede una contrapposizione tra pubblico e privato, è fuori strada: «Disporre della sanità integrativa oggi significa poter effettuare le prestazioni sanitarie che non è stato possibile eseguire presso il Servizio sanitario nazionale mediante percorsi di cura paralleli ed integrati, con una significativa riduzione dei costi a proprio carico rispetto alla cosiddetta spesa sanitaria out of pocket», sottolinea Vecchietti. «Ma lo sviluppo della sanità integrativa agevola, nel contempo, anche il Servizio sanitario nazionale che vede ridurre i costi e la pressione gestionale legati ad alcune tipologie di prestazioni sanitarie, potendo riservare maggiore priorità ai cittadini con necessità sanitarie più intense ed alla gestione delle casistiche di cura legate all’emergenza/urgenza».

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