Quantcast

Imprese in fuga? Convincerle a restare si può

Dal decreto anti delocalizzazioni al nuovo ruolo delle Zone economiche speciali: il cluster reshoring è l’unico vero strumento per evitare la dispersione industriale

17 Ottobre 2021

Nello Rapini*
Imprese in fuga? Convincerle a restare si può

Il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare il cosiddetto Decreto Legge anti delocalizzazioni. Si tratta di un pacchetto di norme, tutte di natura sanzionatoria (v. riquadro nella pagina a fianco) che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbero disincentivare la chiusura di siti industriali da parte di società con oltre 250 dipendenti.

Dalle prime bozze in circolazione, la ratio di fondo del Decreto sembrerebbe risiedere nel convincimento, da parte dei tecnici del Ministero del Lavoro, che ci sia in atto una vera a propria strategia industriale da parte delle multinazionali straniere per delocalizzare le produzioni dall’Italia, subito dopo aver usufruito delle agevolazioni finanziarie per l’insediamento, verso Paesi che garantirebbero maggiori benefici sia di natura fiscale che, ed è questo il punto che sembrerebbe nodale, in merito al costo del lavoro.

La scelta di costruire un Decreto solo con elementi sanzionatori denota un approccio bizantino della pubblica amministrazione

Proviamo ad andare oltre la solita narrativa ideologica che sembra essere ormai alla base di ogni processo legislativo in questo Paese.

Partiamo appunto dalle analisi tecniche che il Ministero sembrerebbe aver svolto. Appare abbastanza illogico, a nostro avviso che multinazionali con fatturati miliardari possano essere motivate ad insediamenti industriali in Italia, finalizzando gli stessi ad agevolazioni finanziarie che, ai sensi dei Regolamenti comunitari vigenti, sono ormai da anni di pochi punti percentuali. Con il costo delle materie prime, che nei comparti manifatturieri tradizionali sfiora il 65% dei costi complessivi, con l’incidenza della logistica ormai ben al di sopra del 15%, lo scenario prefigurato dal Ministero sembra per lo meno opinabile. Apparirebbero ben più verosimili altre motivazioni alla base di questo flusso di delocalizzazioni, come un sistema infrastrutturale obsoleto, una burocrazia ostativa ed inadeguata, una giustizia lenta e farraginosa, un sistema fiscale complicato e avverso, relazioni sindacali spesso complesse, classi politiche locali del tutto dissociate dalla realtà industriale, ecc.

La scelta poi di costruire un Decreto solo ed esclusivamente con elementi sanzionatori e non con proposte coerenti alla risoluzione degli effettivi elementi di criticità, denota un approccio bizantino della nostra pubblica amministrazione, con una visione, di breve periodo, ancorata a logiche punitive e non risolutive. A nostro avviso un Decreto impostato in tale maniera produrrà un unico e sicuro effetto dissuasivo, ma non contro le delocalizzazioni, bensì contro le localizzazioni!

Probabilmente nel modello Total Ownership Cost le multinazionali, nel caso dell’Italia, introdurranno anche questa variabile negativa e la bilancia penderà sempre di più a favore di altri territori. Di certo avremmo ridotto le delocalizzazioni, semplicemente perché avremmo drasticamente diminuito le localizzazioni!

La tempistica poi di tale provvedimento sembra studiata a tavolino. Mentre si rafforza sempre di più un processo di ritorno soprattutto dalla Cina e dal sud est asiatico in genere, di molte imprese manifatturiere che hanno potuto valutare con maggior attenzione un’analisi complessiva dei costi-benefici delle precedenti localizzazioni, in Italia riusciamo a produrre un dispositivo legislativo che nei fatti ostacola le politiche di back reshoring.

Sarebbe interessante emendare il Decreto con una sezione che potremmo chiamare “propositiva”, nella quale il legislatore disegnasse una vera e propria strategia di attrazione degli investimenti esteri, ad esempio fornendo una vocazione di alto profilo al sistema nazionale delle Zone economiche speciali.

Le Zes, infatti, oggi sono state riportate, a torto o a ragione, all’interno dell’alveo programmatico del Ministero della Coesione, con commissari di nomina nazionale che, quindi, si presume, possano essere funzionali a indirizzi di politica industriale governativa e non a logiche regionalistiche.

Le Zes potrebbero diventare il principale strumento di attuazione di un nuovo corso per la politica di attrazione degli investimenti in Italia, gli strumenti agevolativi attivi dentro le aree Zes dovrebbero essere indirizzati in via prevalente nel realizzare dei sistemi locali integrati per la subfornitura industriale, delle filiere di Pmi specificatamente vocate a supportare le localizzazioni industriali delle multinazionali.

Le Zes potrebbero diventare il principale strumento per la politica di attrazione degli investimenti in Italia

La creazione di filiere locali garantirebbe, con le dovute specializzazioni, un posizionamento d’eccellenza nella sfida globale per vincere la competizione tra luoghi” ed in questo l’Italia, grazie al suo tessuto consolidato di piccole e medie imprese manifatturiere, partirebbe realmente avvantaggiata.

Il mantenimento degli insediamenti industriali sarebbe così garantito non attraverso una politica agevolativa, tra l’altro ormai abbastanza marginale per le grandi imprese, e tanto meno da un regime sanzionatorio tanto miope quanto poi nei fatti controproducente, bensì dalla costruzione di un territorio accogliente in termini aziendalistici e di rapporti interindustriali, che sono poi gli aspetti che sempre più vengono vagliati dalle multinazionali.

Si avrebbe così un primo concreto segnale di attenzionalità nei confronti del mondo produttivo, facendosi parte attiva in quel processo di facilitazione dei rapporti interdimensionali, ormai alla base di ogni politica industriale avanzata, superando logiche e liturgie lontane dalle reali aspettative degli investitori.

Certo, le altre criticità resterebbero ancora in piedi, ma forse con interlocutori di sistema potrebbe essere ancora più facile intervenire sulle inefficienze burocratiche e sulla ormai indispensabile riforma fiscale.

* Partner – Financial Grants and Facilities Leader - RSM Italy

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400