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L’auto non si compra più: ormai si noleggia

Non ci sono solo le flotte aziendali: anche i privati (e non solo i giovani) preferiscono la usership all’ownership. Così Arval ha individuato nuove formule aprendo “negozi di mobilità”

Marco Scotti
L’auto non si compra più: ormai si noleggia

Come sarà noleggiare un’auto nel post-pandemia? La risposta più semplice è: dipende. Gli ultimi dati di Aniasa – la sigla di Confindustria che riunisce le aziende del settore mobilità – il Covid ha prodotto un calo del 32% nelle immatricolazioni derivanti dal noleggio a breve termine, con un crollo del fatturato del 52% e una picchiata del numero assoluto di noleggi del 60%. E gli operatori del rent-a-car prevedono un ritorno ai volumi pre-pandemia soltanto nel 2023. Dall’altra parte invece c’è il noleggio a medio e lungo termine. In questo caso, infatti, l’entrata nel mercato dei Millennial e della Generazione Z ha definitivamente rivoluzionato il concetto di proprietà, tanto che oggi sono sempre di più i guidatori che preferiscono avere un’auto per un periodo che, in genere, varia tra i 36 e i 48 mesi, prima di restituirla e di prenderne un’altra più nuova con la stessa modalità. «Anche per fattori culturali – ci spiega Grégoire Chové, Managing Director Europe di Arval, società leader nel noleggio auto a lungo termine e nei servizi di mobilità del gruppo Bnp Paribas – crediamo che l’approccio alla macchina di proprietà, che già stava cambiando prima della pandemia, si sia ulteriormente modificato. I privati, infatti, valutano sempre più il concetto di “usership”, usabilità, e non più di “ownership”. E questo è un concetto comune a tutti i Paesi europei, e l’Italia non fa eccezione, anche se al momento è un po’ più lenta ad abbracciare la trasformazione rispetto a quanto non stia accadendo in altre nazioni. Un servizio di noleggio con tanti servizi inclusi come quello che offriamo noi, è una risposta che piace al pubblico che infatti si sta “affezionando”. Gli extra sono, per esempio, manutenzione ordinaria e straordinaria, assistenza h24, copertura assicurativa, consegna a domicilio, valutazione ed eventuale ritiro dell’usato». 

Il noleggio spesso conviene anche per gli extra che offre: manutenzione, assistenza e copertura assicurativa

Il trend del noleggio ai privati è in crescita (si stima siano oltre 65.000 i veicoli noleggiati a questa tipologia di consumatori nel nostro Paese), ma con le flotte aziendali il dato arriva a 355mila vetture nel 2020, l’anno della pandemia. Erano 520mila l’anno precedente. Per questo motivo Arval Italia ha deciso di ampliare e diversificare la propria offerta per soddisfare le nuove richieste di mobilità delle persone. Così sono state create nuove formule di noleggio, ma si è anche scelto di aprire due nuovi store, a Milano e a Firenze, che si vanno ad aggiungere a quello già esistente di Torino, inaugurato nel 2019. Gli Arval Store sono dei “negozi di mobilità”, interamente dedicati al noleggio. Negli Arval Store, i clienti hanno la possibilità di confrontarsi personalmente con i consulenti, di toccare con mano le auto, di vedere e provare i veicoli in esposizione. «Il mercato del noleggio – racconta a Economy Chové – è stato dominato per molti anni dalle flotte aziendali, ma ora anche i servizi ai privati stanno aumentando sempre di più. È vero che la spinta iniziale l’hanno data i Millennials, ma l’evoluzione dell’interesse è trasversale alle generazioni». 

Ma, si diceva, l’Italia sembra un po’ rallentata nell’adozione di un sistema di utilizzo e non più di possesso. Da una parte, perché il nostro Paese ha un’altissima concentrazione di auto di proprietà: siamo secondi in Europa, dietro soltanto al Lussemburgo, nel numero di auto per 1.000 abitanti, con 646 veicoli. Dall’altro lato «perché c’è una mancanza di conoscenza del fenomeno – chiosa Chové – che potremmo quasi definire ignoranza. Perché si tratta di comprendere che c’è qualcosa di diverso, economico, facile da sottoscrivere: un’alternativa validissima al possesso della propria automobili. C’è però una buona notizia: lentamente il cambiamento si sta diffondendo, seppur in maniera più lenta, e sono certo che la velocità incrementerà. Certo, serve uno sforzo per educare il mercato». Inutile provare a nascondere la polvere sotto al tappeto: buona parte delle attività economiche mondiali dovrà fare i conti con una profonda trasformazione rispetto al pre-Covid. Questo non necessariamente significherà riduzione del business o difficoltà. Ma è ovvio che bisognerà adattarsi. Ad esempio, per quanto riguarda il mondo dell’automotive, le flotte aziendali – che in molti settori hanno continuato a funzionare anche durante il lockdown – hanno fatto da cuscinetto di atterraggio per il comparto. Senza di esse probabilmente parleremmo di un crollo ancora più verticale nel numero delle immatricolazioni complessive.

«Abbiamo ottimi rapporti con tutti i costruttori – aggiunge Chové – ma stiamo assistendo a un’evoluzione nel mondo in cui considerano la distribuzione dei loro veicoli. C’è un radicale ripensamento ad esempio per quanto concerne le alimentazioni. Già oggi, infatti, quasi metà del mercato è appannaggio dei veicoli elettrici e ibridi. Abbiamo notato un incremento notevole della richiesta di queste automobili anche in Italia, sia per le zone a traffico limitato, sia per un discorso di costi. Attualmente abbiamo in gestione complessivamente una flotta di 1,4 milioni di automobili e le richieste che ci stanno arrivando per le e-car sono di tre o quattro volte superiori rispetto alla reale disponibilità. Dovremo dunque procedere a riparametrare i nostri acquisti». E questo perché i consumatori e – di conseguenza – le case automobilistiche hanno deciso di puntare sempre più su una mobilità sostenibile. Che ha dei costi più elevati di acquisto ma minori di mantenimento. E ancora una volta il noleggio a medio-lungo termine è una buona soluzione che consente di avere vetture nuove ed ecologicamente compatibili con un prezzo inferiore rispetto all’acquisto. Rimanendo nel campo della sostenibilità, poi, è superfluo ricordare che il Pnrr – la cui partenza è ormai imminente – ha fatto della green economy il principale pilastro. Tutti i settori saranno coinvolti, compreso il noleggio a medio termine. 

Arval gestisce una flotta di 1,4 milioni di automobili e le richieste di auto elettriche sono 4 volte superiori alla disponibilità

«Il Recovery Fund ci riguarderà in modo indiretto – aggiunge Chové – più che altro perché darà una dimensione interessante sia per quanto concerne gli incentivi per l’acquisto di auto a minore impatto, sia per quanto riguarda la realizzazione delle infrastrutture di ricarica. E poi, comprendendo anche l’economia circolare nei capisaldi del Pnrr, significa intendere un rapporto nuovo e diverso con i partner, come le officine, che impiegheranno i pezzi di ricambio in modo più consapevole. Insomma, qualunque player che lavori all’interno dell’automotive verrà toccato da questa rivoluzione imminente». Sempre connesso al post-pandemia è anche il tema che riguarda il lavoro agile. I grandi colossi hanno già iniziato a riportare progressivamente i dipendenti in azienda e anche in Italia gli uffici iniziano nuovamente a popolarsi. Ma come si sposteranno i lavoratori? Arval già nel pieno della pandemia aveva lanciato un piano di mobilità integrata, Beyond, che prevedeva oltre alle auto anche la possibilità di avere servizi più flessibili: e-bike, monopattini. «Il nostro obiettivo – conclude Chové – è quello di integrare i servizi di taxi, di trasporto pubblico locale, in modo da permettere agli utenti di andare dal punto A al punto B con il minore impatto ambientale. Per quanto concerne lo smart working, a cambiare non saranno soltanto densità di impiego e traffico, ma anche fasce orarie. Questo non impatterà direttamente sulle flotte, ma ad esempio i privati potranno decidere di avere un veicolo diverso a seconda del periodo dell’anno. È tutta la mobilità europea che dovrà essere ripensata».

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