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in collaborazione con Federmanager

I (nuovi) professionisti dei beni confiscati

Amministrare e rilanciare società, ma anche immobili, sequestrati alla criminalità richiede competenze particolari. Così Federmanager ha lanciato “Liberi dalle mafie”, un percorso formativo apposito

Marco Scotti
I (nuovi) professionisti dei beni confiscati

Dal 1982 a oggi secondo l’associazione Libera sono stati sequestrati quasi 37mila beni immobili. Di questi, la metà rimane ancora da destinare. Per quanto riguarda le aziende, il 34% delle 4.400 confiscate è già stata destinata alla vendita o alla liquidazione, mentre il restante 66% è ancora in gestione da parte dell’Agenzia Nazionale per le finalità Istituzionali e Sociali. Il 1982 è l’anno di approvazione della Legge La Torre – Rognoni sulla confisca dei beni riconducibili alle mafie. Nel 1996, poi, venne portata avanti la Legge 109, che prevedeva il riutilizzo sociale di aziende e immobili confiscati. «Il fallimento di un’impresa sequestrata è un fallimento per tutti - spiega Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager -. e noi vogliamo evitarlo, offrendo alla collettività le migliori capacità e competenze manageriali necessarie all’importante azione di gestione e recupero dei beni e delle attività sequestrate alle organizzazioni criminali». Per questo motivo l’associazione che raggruppa circa 180mila tra dirigenti, quadri apicali e alte professionalità, ha lanciato “Liberi dalle mafie”. Si tratta di un corso di formazione in Amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità e alle mafie. Un percorso formativo di qualità destinato ai manager che vogliono dare un contributo professionale alla gestione, al recupero e al rilancio delle attività sequestrate o confiscate alla criminalità e alle mafie dalle istituzioni italiane. Si tratta del primo atto dell’intesa sottoscritta con la Pontificia accademia mariana internazionale, Liberare Maria dalla Mafie – Dipartimento di analisi, studi e monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi, e con la Pontificia università Antonianum. Le candidature al corso si sono chiuse il 31 luglio scorso, mentre le lezioni prenderanno il via a ottobre 2021 e termineranno a luglio 2022, per un totale di 192 ore di formazione erogate in modalità online. Le lezioni saranno tenute da magistrati, prefetti e docenti universitari provenienti dalle più alte istituzioni e magistrature della Repubblica italiana secondo il programma. “Liberi dalle mafie” mira a formare manager specializzati in gestione, recupero e rilancio delle attività sequestrate e/o confiscate alla criminalità e alle mafie dalle istituzioni italiane. Tanti docenti fanno parte di quegli “anticorpi” positivi, magistrati in prima linea per la lotta alla criminalità organizzata che hanno deciso di prestare la propria opera in modo totalmente gratuito.

Tra il 2015 e il 2019 sono stati sottratti alle mafie quasi 32 miliardi di euro tra beni mobili e immobili

Così Gian Matteo Roggio, professore e accademico pontificio che dirige il nuovo dipartimento: «Il Dipartimento “Liberare Maria dalle mafie” e Federmanager hanno dato vita a questo corso sulla gestione dei beni confiscati alle mafie nella convinzione generale che il presente e il futuro richiedono una nuova figura di managerialità, capace di coniugare le competenze tecniche ed organizzative con la conoscenza, il dialogo e la cooperazione con le culture e i territori, affinché sviluppo, economia, legalità e cittadinanza si richiamino e si accrescano reciprocamente».


Con il termine amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità e alle mafie si intende la gestione integrale dei beni che vengono sequestrati e confiscati, cioè tolti alla criminalità e alle mafie, a seguito di azione investigativa da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nelle attività di contrasto all’illegalità. Prendersi cura del bene affidato significa amministrarlo rispettando le normative, le norme di sana gestione secondo efficienza ed efficacia e la vocazione del bene nel rapporto con l’ambiente sociale in cui è inserito.

«Questa iniziativa nasce nel segno della generosità, perché vogliamo mettere a disposizione del pubblico e del privato manager in grado di rilanciare territori e comunità vessati dalle mafie – continua Cuzzilla -. Il mondo dell’impresa e del management deve porsi quale promotore di alternative alla criminalità. È importante quindi che i beni confiscati continuino a creare occupazione e indotto sul territorio dove operano».

A marzo di quest’anno, Libera, l’associazione fondata da Don Luigi Ciotti ha “fatto il tagliando” alla Legge 109 a 25 anni dalla sua approvazione definitiva. Si tratta di un percorso positivo che ha portato alla sottrazione alle mafie di immobili e aziende. Beni che sono poi divenuti opportunità d’impegno responsabile per la collettività. Secondo alcuni studi recenti, il valore complessivo di quanto strappato alle mafie ammonta a circa 50 miliardi di euro. Dal 1996 al 2008 il numero di confische è aumentato in maniera esponenziale, con il record del 2001 quando ne sono state effettuate 1023, con 315 destinazioni. Negli anni successivi fino al 2019, ultimo anno per cui si dispone della relazione dell’Agenzia Nazionale per le finalità Istituzionali e Sociali, viene riportato solo il dato relativo alle destinazioni, che raggiunge le 1512 nel 2019. L’andamento storico delle destinazione dei beni mobili registrati è tracciabile dal 1982: nella relazione 2017-2018 dell’Agenzia nazionale, infatti, viene riportato che fino al 2018 sono stati destinati 3.829 beni mobili di diversa tipologia, con queste percentuali: Distruzione/Demolizione: 42.07%; Comodato gratuito: 20,55%; Vendita: 18,65%; Assegnazione forze dell’ordine:14,60%; Cessione ai vigili del fuoco e soccorso pubblico 4,12%. Secondo l’economista Massimiliano Arsì, “si registrano ritardi nei processi di rilancio o liquidazione delle aziende sequestrate e confiscate. Al riguardo, la previsione di forme di valorizzazione finanziaria potrebbe, innanzitutto, rafforzare le possibilità di successo delle assegnazione dei beni nelle realtà locali favorendo l’occupazione, il ripristino della legalità, maggiori disponibilità per gli stessi mezzi di contrasto alla criminalità. In secondo luogo, la situazione venutasi a creare nello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 impone misure di sostegno alla liquidità per cittadini e imprese che potrebbero nel medio periodo necessitare anche di garanzie collaterali straordinarie per attrarre capitali freschi. La determinazione del valore dei beni confiscati, necessaria per ogni forma di valorizzazione, potrebbe costituire il presupposto per destinare parte dei beni del patrimonio disponibile a garanzia degli interventi di sostegno alla liquidità delle imprese o a garanzie di emissioni obbligazionarie straordinarie finalizzate all’assistenza alla popolazione”.

Secondo la Direzione Nazionale Antimafia, in cinque anni quasi 32 miliardi di euro sono stati sottratti alle mafie. Una somma enorme pari l’1,8% del Pil nazionale. Di questi, 20 miliardi è il valore di beni mobili e immobili sequestrati per effetto delle azioni di contrasto preventive e per i procedimenti giudiziari, tra gennaio 2015 e settembre 2019. Vale invece 11,7 miliardi il totale dei beni definitivamente confiscati. Le cifre sono state rese note dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e confermano le ultime relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, della Direzione Investigativa Antimafia e della Commissione Bicamerale Antimafia.

«Il procedimento che porta alla destinazione di un bene sottratto alla criminalità è spesso lungo e difficile. Teniamo presente, poi, che solo una bassissima quota di aziende continua l’attività economica dopo la destinazione d’uso. Parliamo di oltre il 90 per cento delle imprese che non riesce a sopravvivere e viene liquidato. Noi desideriamo dare un contributo per risolvere uno dei nodi relativi alla fase successiva a quella di assegnazione e, con le nostre colleghe e colleghi, a vincere una delle scommesse più grandi del nostro Paese», conclude il presidente Cuzzilla.

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