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in collaborazione con Federmanager

In caso di crisi i manager hanno un piano b

La pandemia non fa sconti a nessuno, ma per i dirigenti che rimangono senza lavoro a causa di fallimento o procedura concorsuale dell’azienda, 4Manager e Federmanager hanno approntato una rete di supporto

Marco Scotti
In caso di crisi i manager hanno un piano b

Ora che un accordo tra sindacati, Confindustria e governo è stato trovato relativamente allo sblocco selettivo dei licenziamenti, resta da indagare quali saranno le figure professionali più colpite da questa ritrovata possibilità di cessazione dei rapporti di lavoro.

Oltre a quelle più ovvie, in aziende in difficoltà che operano in settori in crisi, una categoria di lavoratori trasversale che verrà coinvolta è quella dei manager. Si dirà: ma i manager non sono al centro di un allarme sociale come potrebbe essere quella dei lavoratori tradizionali. Il che è vero solo in parte. Perché si tratta di figure ultraspecializzate che non hanno diritto alla cassa integrazione o ad altri tipi di ammortizzatori sociali e che, nonostante tutto, rischiano di dover concludere anticipatamente i propri rapporti di lavoro. Nelle aziende, dunque, ci saranno dirigenti che – attraverso i famosi (o famigerati) scivoli – verranno accompagnati all’uscita. Come se ne esce? La risposta migliore è rappresentata dalle politiche attive per il lavoro. E 4.Manager, l’associazione nata dalla collaborazione tra Confindustria e Federmanager proprio per promuovere politiche attive del lavoro, è pronta a sostenere un servizio di placement dalla metà di luglio in favore di coloro che stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi.

In collaborazione con Federmanager e Confindustria, da luglio 4.manager finanzia il servizio di placement

L’obiettivo, infatti, è andare incontro a quei dirigenti che siano rimasti senza lavoro perché l’azienda per cui lavoravano è fallita o è finita in procedura concorsuale: in questi casi particolari, il costo del placement sarà sostenuto interamente da 4.Manager fino ad esaurimento delle risorse messe a disposizione dalle parti.

«I manager – ci spiega il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla (nella foto) - si trovano ad affrontare una situazione in cui, al venire meno del blocco dei licenziamenti, sono esposti al rischio di cessazione dei rapporti di lavoro senza il paracadute degli ammortizzatori sociali. Dal nostro osservatorio vediamo segnali preoccupanti in molti settori, a partire dal tessile e abbigliamento che ha perso oltre il 20 per cento di fatturato nel 2020. Sappiamo che le fuoriuscite rappresentano una prospettiva concreta nel breve termine e noi, insieme a Confindustria, abbiamo deciso di sostenere quelle figure manageriali che in quest’anno hanno perso il posto di lavoro perché l’azienda ha chiuso i battenti. Quello che offriamo loro è un servizio di placement che risponde alla logica di politica “davvero attiva” del lavoro: tramite 4.Manager e le società specializzate che erogheranno in convenzione il percorso di aggiornamento professionale e di contatto con il mercato, finanzieremo interamente un’operazione che è di sostegno, ma anche di rilancio».

Il tema delle politiche attive per il lavoro è un argomento di enorme attualità. Nel Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono state allocate risorse per questo tema e per la formazione. Complessivamente oltre 6,6 miliardi di euro. Non basta: anche il programma di sostegno all’occupazione europea, il Sure, ha avviato dei progetti per promuovere percorsi di ricollocamento per le figure manageriali. «Ci sono le risorse legate alla transizione digitale – aggiunge Cuzzilla - e a quella energetica che spingono in avanti gli investimenti e la crescita economica. Abbiamo una così ingente mole di finanziamenti che possiamo attivare strumenti seri che supportino il mondo del lavoro e risolvano finalmente alcune questioni. A partire, ad esempio, dal gender gap e dal divario tra Nord e Sud del Paese».

Per questo motivo, consapevoli dello stato di profonda difficoltà in cui il Paese verrà a trovarsi dal punto di vista occupazionale una volta che verranno meno i sostegni statali alle imprese e il blocco dei licenziamenti, Federmanager tende la mano a quei dirigenti che abbiano perso il lavoro dopo il 30 giugno 2020.

La data non è casuale: le aziende che hanno resistito fino ad ora e dopo quella data sono quelle che hanno avuto o dei business particolarmente efficaci (su tutti, l’e-commerce) e allora non hanno bisogno di licenziare nessuno; o hanno saputo essere resilienti anche grazie all’aiuto delle istituzioni.

E nonostante la ripresa che inizia a farsi sentire (le previsioni parlano di un +4,5% nel 2021), è inutile fare finta di niente: ci saranno diverse imprese che dovranno per forza di cose abbandonare la scena. Facendolo, si troveranno a dover licenziare tante persone, tra le quali anche manager.

«In questo modo – aggiunge Cuzzilla - cerchiamo di dare ai manager l’opportunità di ricollocarsi in tempi brevi e di dare al Paese un modo per non disperdere il grande patrimonio di competenze di cui è dotato». Il percorso di ricollocazione professionale verrà condotto da una delle società convenzionate con 4.Manager con l’obiettivo di suggerire al manager nuove opportunità, in modo da ottenere un rapido riposizionamento. Il servizio sarà articolato nelle stesse fasi del percorso di outplacement attualmente già realizzato sulla base delle previsioni del Ccnl per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi sottoscritto il 30 luglio 2019. Sulla base di questa positiva esperienza, che finora ha tutelato decine di manager di aziende in ristrutturazione, si affianca ora questa nuova iniziativa che in via sperimentale vuole coprire quelle situazioni dove i percorsi tradizionali sono preclusi dalla crisi in corso. I dirigenti che vogliano partecipare a questa iniziativa dovranno essere coinvolti da processi di ristrutturazione/riorganizzazione aziendale o che, comunque, siano interessati in processi che comportino la risoluzione del loro rapporto di lavoro per fondati motivi e non abbiano maturato il diritto ad una prestazione pensionistica.

«È la nostra risposta per superare una logica di semplice assistenzialismo – ci racconta Cuzzilla -, in favore di un New Deal che promuova opportunità di creazione di nuovo lavoro. Un lavoro che vogliamo più qualificato e più attrattivo, per far restare qui i talenti e per richiamarne da altri Paesi. È questa la logica che ci ha guidato quando abbiamo scritto il contratto collettivo dei dirigenti industriali: dare alle imprese e ai manager strumenti adeguati ad affrontare le sfide future».

Già prima della crisi il management era al centro di una profonda trasformazione di ruolo e di modello

Un percorso come quello attivato riguarda una profonda riconversione dell’intero tessuto dirigenziale. I nuovi capisaldi dell’impresa, che si stavano già affermando prima della pandemia, hanno subito un’importante accelerazione negli ultimi 18 mesi. La digitalizzazione, prima di tutto, che ha permesso all’Italia di poter continuare a produrre e sopravvivere nonostante fosse tutto fermo e chiuso. Ma anche le nuove sensibilità in materia di green economy impongono nuove figure manageriali che devono essere formate e che devono apprendere i nuovi mantra dell’imprenditorialità di domani. Non deve stupire, dunque, che molti manager già prima del Coronavirus si trovassero in una sorta di limbo, in cui le competenze pregresse avevano l’urgenza di integrarsi con un know-how tutto nuovo. Anche i clienti e le persone cui si rivolgono i beni prodotti hanno un nuovo modo di fare acquisti. Il prezzo diventa una variabile tra le altre, non più l’unica che conta. E i manager devono imparare a gestire la nuova agenda economica.

«Già prima di questa crisi – conclude Cuzzilla - il management era al centro di una profonda trasformazione, di ruolo e di modello, determinata dall’impatto delle nuove tecnologie e da una globalizzazione del business molto competitiva. Oggi la sfida di change management è ancora più accentuata perché la pandemia ha accelerato tutte le trasformazioni. Quando parliamo di politiche attive del lavoro abbiamo in mente questo: investire in modo preventivo nella propria carriera, rafforzando le competenze e innovandole, andando verso quello che più richiesto dal mercato».

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