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Più logistica “buona” meno emissioni cattive

Come coniugare il boom dell’ecommerce con la politica ambientale? Da un lato spingendo sulle nuove assunzioni, dall’altro virando verso mezzi e soluzioni green. Come ha fatto Dhl Express

Angelo Curiosi
Più logistica “buona” meno emissioni cattive

Nazzarena Franco

Mille dipendenti in più dall’inizio della pandemia alla fine dell’anno in corso: un problema felice, ma pur sempre un grande problema gestionale per chi, come Dhl Express, ha avuto la possibilità di svilupparsi in misura esponenziale grazie alle nuove esigenze che alcune attività e alcune industrie hanno vissuto. Stiamo parlando di Dhl Express Italia, la divisione del colosso delle spedizioni internazionali controllato dalle Poste dello Stato tedesco, amministrata in Italia da Nazzarena Franco, amministratrice delegata: «Abbiamo registrato un vero boom di domanda – racconta la manager – per le ripercussioni della pandemia, ma anche per la crescita dell’ecommerce, che stava comunque aumentando. Quel che immaginavamo di dover gestire in cinque anni abbiamo dovuto gestirlo in uno. Ma per noi, sia chiaro, il core business resta comunque il b2b, dunque le spedizioni per le imprese, e non il retail. Qui in Italia, poi, le imprese fanno tanto b2b, soprattutto quelle piccole e medie. Ma questa è una delle nuove frontiere: spostare sul web anche una parte crescente delle transazioni b2b».

Dhl Express ha assunto 500 persone per gestire le formalità doganali per le spedizioni da e per il Regno Unito post-brexit

Ma quanto avete dovuto lavorare in questo periodo, per esempio, per i due big mondiali dell’ecommerce, Amazon ed Alibaba?

Non confonderei i livelli e i mestieri. Certamente noi supportiamo con i nostri servizi i due big dell’ecommerce mondiale. Ma questo è possibile proprio perché non li consideriamo, e di fatto non siamo, competitor. Il loro core-business non è la logistica, ma è la piattaforma di scambio. Per loro i servizi di logistica sono, sì, importanti, ma sono ancillari, marginali. 

E cos’altro fate per l’ecommerce?

Ci proponiamo come partner strategici delle aziende che devono presidiare questo canale. La moda, che rappresenta più o meno il 20% del nostro volume d’affari, ha spesso scelto noi come partner logistico.

Torniamo al boom della domanda. Non vi sarà stato facile gestirlo!

Di fronte a questo boom della domada abbiamo avuto il problema della scarsa capacità di trasporto, all’inizio, ma abbiamo reagito aumentandola. Fortunatamente il piano di investimenti lungimirante che avevamo predisposto era stato studiato per sostenere anche uno stress test di grande impegno. Ed infatti, alla fine, abbiamo superato di slancio l’impasse. Compreso il colpo di coda…

Quale colpo?

La crisi del canale di Suez! Nell’ultimo mese abbiamo avuto tanta attività compensantiva del blocco di Suez per la quale abbiamo dovuto attrezzarci!

Come avete fatto per superare il gap di capacità?

Abbiamo iniziato a incrementare la nostra flotta con nuovi leasing. Abbiamo circa 300 aeromobili, abbiamo programmato di immetterne in esercizio altri 35 che arriveranno entro fine anno, anzi precisamente 20 entro luglio. 

Ma da cosa è dipesa questa riduzione della capacità di carico?

Dal fatto che noi utilizzavamo per i nostri plichi anche i voli passeggeri, che sono venuti a mancare. Ma In Italia siamo cresciuti anche perché abbiamo aperto un nuovo hub aereo, uno dei più grandi d’Europa, a Malpensa, inaugurato all’inizio del marzo scorso, con circa 500 assunti dall’estate del 2020. E non finisce qui: dopo la Brexit, dall’inizio dell’anno dobbiamo gestire le nuove, impegnative formalità doganali da e per il Regno Unito, e anche in questo caso abbiamo dovuto assumere personale doganale in più, altri 500 addetti circa.

Ci faccia un riepilogo delle forze che avete sul campo oggi. 

Dhl Espress Italia oggi ha già 3000 dipendenti diretti, cui va aggiunta quella parte importante di servizi in outsourcing che ne occupano in totale altri 7000. Dei 1000 addetti in più già entrati o in arrivo entro l’anno, 500 operano nell’Hub di Malpensa e altrettanti nella parte doganale rafforzata per la Brexit. 

Nel 2017 Dhl è diventato il primo operatore logistico al mondo a fissare come obiettivo la carbon neutrality

Come funziona il nuovo Hub di Malpensa?

Funziona bene! È una struttura poderosa, costata ben 120 milioni di euro, con un magazzino di 60mila metri quadrati. Dovendo servire 38 voli al giorno, è dotata di una facility che gestisce tutte le operazioni della parte aerea. L’originalità principale è che a Malpensa abbiamo una nostra filiale amministrativa, che ci permette di accorciare tutti i temi brurocratici, servendo prima e meglio il territorio. Entro il prossimo novembre avremo nuovi magazzini anche a Napoli. Consideri però che Dhl Express Italy è leader nel mercato delle spedizioni internazionali con un servizio aereo espresso da e per oltre 220 Paesi e una quota di mercato del 60%. In Italia, oltre a Malpensa, siamo presenti su tutto il territorio nazionale con centri logistici e gateways nei principali aeroporti (Bergamo, Bologna, Venezia, Pisa, Ancona, Ciampino e Napoli). Gestiamo 37 milioni di spedizioni l’anno, 40 voli giornalieri e una flotta di 2.500 veicoli. 

Tutto questo però ha una inevitabile e forse inguaribile controindicazione: produce anidride carbonica. Come gestite questo evidente problema?

Come gruppo abbiamo pubblicato una strategia di sostenibilità con obiettivi precisi: tre aree, su parte ambientale, sociale e governance. Abbiamo messo in atto un rinnovo della flotta con l’utilizzo di carburante a minore impatto che utilizzeremo sempre di più man mano che rinnoviamo la flotta. Sul territorio italiano abbiamo 2500 veicoli, di cui ancora solo 100 elettrici ibridi, ma abbiamo approvato un piano dove prevediamo entro 5 anni di avere il 60% della flotta elettrico, forse anche prima. E abbiamo siglato qualche giorno fa con Stellantis un accordo per acquistare 100 unità dei nuovi Ducato full-electric. Però parlare dei veicoli è solo una parte della risposta all’imperativo della sostenibilità. Servono anche forti investimenti per le aree di ricarica per i veicoli elettrici e, in più, nelle nostre 80 filiali italiane stiamo cercando le ubicazioni più appropriate per le aree di ricarica. Infine i building, gli edifici: sono fonte di forti emissioni, ma nel nostro gruppo sono tutti di classe energetica top con un impatto ambientale limitatissimo… 

Però Dhl a livello di gruppo lanciò un piano ecologico sin dal 2008. Che ne è stato?

Sì, il programma Go Green, lanciato nel 2008. Offre ai clienti che decidono di utilizzarlo per le proprie spedizioni l’opportunità di compensare le emissioni CO2 che ne derivano. Ed ha già raggiunto nel 2020 il suo obiettivo di ridurre le emissioni nocive del 30%. Nel 2017 Dhl è diventata la prima società di logistica al mondo a fissare un obiettivo di ridurre le sue emissioni di gas serra a impatto zero entro il 2050 offrendo soluzioni innovative per rendere le catene di approvvigionamento più sostenibili e aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi ambientali. “Strategy 2025”, introdotta nel 2019, è invece il piano strategico che porta la sostenibilità a diventare una componente fondamentale della strategia aziendale.

E in questo quadro come vi comportate voi, Dhl Express Italy?

Be’, per il secondo anno consecutivo siamo stati premiati da Great Place to Work Italia collocandoci al 4° posto tra le 50 migliori aziende per cui lavorare in Italia. Continua il nostro impegno per sviluppare progetti che mirano al benessere delle persone e per rendere l’ambiente lavorativo il migliore possibile. Dalla sostenibilità intesa come salvaguardia dell’ambiente, all’attenzione al sociale e alla sicurezza dei luoghi di lavoro, crediamo di poter dare il nostro contributo ad uno stile di vita responsabile soprattutto grazie ai nostri dipendenti, che hanno riconosciuto il valore delle iniziative dedicate alle nostre persone. L’attestato avuto da Great Place to Work Italia ci inorgoglisce molto e ci stimola a perseguire la strada intrapresa.

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