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«Lo chiamiamo benessere ma è da sempre sostenibilità»

Quando Ernesto Pellegrini ha iniziato a preoccuparsi della qualità della vita dei dipendenti, l’Onu non aveva ancora stabilito i suoi “goals”. E l’azienda non ha mai tradito questa missione: anzi l’ha estesa

Sergio Luciano
«Lo chiamiamo benessere ma è da sempre sostenibilità»

Valentina Pellegrini

Quando Ernesto Pellegrini già si preoccupava di creare un bell’ambiente di lavoro per i suoi dipendenti, non si parlava ancora di sostenibilità e i “goals” dell’Onu non erano stati ancora scritti. Oggi che questa materia è di moda, parlarne con chi la praticava prima che lo fosse allarga il cuore: è come risalire alle origini artigianali di un bene industrializzato. 

«La chiamavamo diversamente ma la sostenibilità c’era già», ricorda con un sorriso Valentina Pellegrini, figlia ed erede professionale del fondatore del più grande gruppo italiano nella ristorazione collettiva e, oggi, nel welfare aziendale: «Il nostro claim per il welfare è: “Noi lo chiamiamo benessere”!», sintetizza lei. «La qualità della vita nell’ottica della tradizione, che la mia famiglia coltiva da 56 anni, significa una cosa ben precisa: che i nostri servizi sono orientati a migliorare la qualità della vita del lavoratore delle aziende nostre clienti. Questo concetto noi lo leghiamo al concetto di responsabilità, che è alla base dell’impegno per la sostenibilità. D’altronde, la ristorazione è un momento fondamentale per il welfare per le persone e per le aziende, così come lo è vivere in un ambiente salubre e organizzato, che è poi il nostro impegno da più di trent’anni».

Valentina Pellegrini: «Due anni fa abbiamo iniziato a mettere nero su bianco il nostro impegno nel bilancio di sostenibilità»

Valentina Pellegrini ha una dolce, ma gravosa responsabilità sulle spalle: dare conferma e continuità a una missione che è ben più di una scelta, è una cifra distintiva del Dna aziendale. Racconta che il suo gruppo si occupa da sempre «di tutto quel mondo di servizi che rende un ambiente salubre e lo mette in sicurezza. La qualità della vita dei nostri utenti è sempre stata al centro delle nostre ambizioni e strategie. Il bilancio di sostenibilità nasce da un’idea seria e ambiziosa, nel 2019, due anni fa: anche se, come dicevo prima, molti dei nostri impegni sono nati ben prima in quella direzione. Con quel bilancio abbiamo semplicemente dato struttura e narrazione alle cose già fatte».

«È un progetto molto bello – prosegue  Valentina Pellegrini - che ci ha visto insieme a tutti i nostri principali stakeholder in uno Stakeholder Day in cui abbiamo riunito clienti, dipendenti e fornitori con i rappresentanti del territorio e delle istituzioni, in modo da aprire un dibattito corale su quel che sono le nostre idee di strategia sostenibile per il futuro».

Ora, diciamolo: alla fine di un anno infame, difficilissimo, carico di ombre, stress e dolore, un settore come quello della ristorazione collettiva ha pagato un tale prezzo che i suoi protagonisti avrebbero ben donde per starsene in disparte a leccarsi le ferite, ma non è questa l’identità profonda della Pellegrini: «I miei genitori mi hanno sempre insegnato che ci vuole il coraggio e la responsabilità di investire a lungo termine senza pretendere ritorni monetari immediati. Quindi per noi fare questi investimenti è naturale, se si vuol fare le cose per bene».

Ma come si traduce in atti concreti, tutto questo? «Con senso di responsabilità, innanzitutto – risponde Valentina Pellegrini – Se ad esempio penso al progetto dell’educazione alimentare nelle scuole, devo dire che nasce dal senso di responsabilità, come tanti altri stimoli che seguono l’esperienza diretta e la sensibilità che arriva dalla vita. Noi siamo convinti che le parole “coraggio” e “responsabilità” vadano unite. Con lo Stakeholder Day è nato per l’azienda un percorso strutturato di integrazione della sostenibilità nel business».

E la Pellegrini presenta alcuni esempi che le stanno molto a cuore: «Il più eclatante, almeno agli occhi del grande pubblico, è stato il nostro impegno per la comunità e il territorio cresciuto da quando, nel 2014, abbiamo lanciato la nostra Fondazione che ha come fulcro il nostro ristorante solidale, Ruben, che aiuta ogni giorno concretamente le persone che hanno bisogno e si trova a soli 100 metri dalla nostra sede. Ci tengo a dirlo perché da questa prossimità si capisce che l’azienda vuole stare davvero al centro della propria comunità».

Il ristorante solidale serviva 500 pasti ogni sera prima del Covid, poi ridottisi a 300 per la pandemia: «Sono soprattutto famiglie in difficoltà, che vengono identificate dalle statistiche nella categoria “nuovo povero”, i cosiddetti penultimi, che si avvicinano al nostro ristorante, spesso invitati da enti pubblici o privati, a cui offriamo la cena al prezzo simbolico di 1 euro. E questo sicuramente è un impegno che con la mia famiglia ci siamo presi, proprio nell’anno del cinquantenario della nostra azienda, figlio della nostra attività: siamo ristoratori!».

L’altro versante dell’impegno solidale di Pellegrini è la promozione della cultura alimentare. «C’è un dato importante che va considerato - spiega Valentina Pellegrini - ogni giorno mangiano con noi 400 mila persone, in Italia. Un grande dato. Nelle aziende, nelle scuole, gli anziani nelle Rsa, i pazienti ricoverati in ospedale: in 400 mila, ogni giorno, mangiano nelle mense Pellegrini. E noi ogni giorno le accompagniamo con impegno, con attenzione, con passione. Non un giorno ogni tanto. È da questo che nasce il nostro senso di responsabilità verso queste persone».

Ci vuole il coraggio di investire senza pretendere ritorni immediati

Non è tutto: «Abbiamo un’Accademia che, non a caso, si occupa di ricerca, sviluppo e formazione e che sta portando avanti questi impegni e si è data come obiettivo di raggiungere con programmi di promozione di cultura alimentare il 100% di queste persone».

E dunque il progetto sulla cultura alimentare - lanciato quando Valentina è diventata mamma - ha generato “La squadra del gusto”, il programma di educazione alimentare per le scuole approvato dal ministero, che diffonde una serie di materiali didattici volti a far crescere nei più giovani una nuova consapevolezza circa il ruolo dell’alimentazione sul benessere di tutti, accompagnando ogni ragazzo in un percorso di crescita fin quando diventa adulto.

«Insegniamo a non sprecare, spieghiamo cos’è l’alimentazione sportiva. Mio padre ha scelto tre testimonial d’eccezione come gli ex calciatori Bergomi, Baresi e Ferri, che tengono fisicamente un corso di formazione sul gioco di squadra all’interno delle aziende e Bergomi è anche nostro testimonial sportivo del progetto per i bambini», spiega Valentina, «e partiamo dal nido, dove abbiamo dei programmi per i genitori».

E intanto, pur nell’imperversare della pandemia, la Pellegrini come azienda va. «Nel 2020, in piena pandemia, abbiamo deciso di chiudere un’acquisizione a Napoli, la Ifm, con 700 dipendenti: un’azienda familiare, in grande continuità con il nostro business, un’azienda che andava bene già di suo, con valori condivisi con noi, e che si è subito bene integrata con la nostra». 

E poi c’è l’innovazione digitale, si chiama Mymenu «ed è stata una mossa diversa, in ambito operativo lontano dalle nostre tradizioni, ma molto importante», dice ancora Valentina Pellegrini: «Diventiamo il primo operatore italiano nel food delivery posizionato nella fascia alta dei ristoranti. È una piattaforma che nasce dall’esperienza di un gruppo di trentenni e il posizionamento alto rende sostenibile il business. Perché ci abbiamo pensato? Per diversificare, ma soprattutto per ampliare la gamma dei servizi dedicati alle aziende nostre clienti per completare il concetto di benessere di cui parlavamo prima mantenendo il controllo totale non solo sul cosa, ma anche sul quando e dove…».

Con MyMenu, Pellegrini diventa il primo operatore italiano nel food delivery posizionato nella fascia alta dei ristoranti

Tutto si tiene, in realtà: cura per il cliente, progetti di qualità come Mymenu: «Il nostro posizionamento è basato sulla qualità grazie alle idee e alla ricerca che abbiamo sempre fatto – sintetizza Valentina Pellegrini – e dunque a noi si rivolgono aziende che credono e investono nel benessere delle loro persone e ci scelgono al di là dei semplici parametri economici, quelli da gara. Non a caso i nostri clienti sono al 90% privati e solo al 10% pubblici».

Compreso il settore sanitario, altra grande area d’impegno della Pellegrini, meno nota ma non meno importante, con i servizi di sanificazione e pulizia che vengono assicurati anche in strutture d’eccellenza come lo Ieo, il Monzino, l’Istituto dei tumori. La qualità come modo di essere.

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