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Dimmi come giochi e ti dirò chi sei

L’assessment da remoto funziona meglio sfruttando le potenzialità del gaming e del digitale. È quello che fa Laborplay, spinoff dell’Università degli Studi di Firenze. E non solo nel recruitment...

Marco Scotti
Dimmi come giochi e ti dirò chi sei

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. È proprio citando Platone che i fiorentini di Laborplay, spinoff dell’Università degli Studi di Firenze, hanno convinto molte aziende ad utilizzare il gioco per i propri processi di selezione. Ad oggi i professionisti recruiter si trovano a dover affrontare molti cambiamenti. Nuove generazioni di lavoratori con culture e abitudini differenti, una moltitudine di canali per la ricerca dei candidati, un’importanza sempre maggiore attribuita alle soft skills e alle digital skills, fino ad arrivare alle costrizioni attuali dovute al manifestarsi della pandemia, sono tutti fattori che richiedono di rinnovare il processo di reclutamento e selezione con una modalità screen to screen o a distanza.

Laborplay sviluppa soluzioni per l’assessment da remoto, utilizzando le potenzialità del gaming e del digitale. Le soluzioni offerte supportano i recruiter dalla fase di screening fino alla scelta dei candidati in possesso delle soft skill richieste per una specifica posizione. Ed è proprio utilizzando il gioco che si possono ottenere informazioni sui candidati, sulle loro attitudini e competenze, superando, quindi, i limiti offerti dal solo CV o da un colloquio.

La piattaforma web sviluppata da Laborplay consente di mettere alla prova i candidati per testarne alcune competenze chiave prima di vederli “in azione”, magari in gruppo, durante una assessment virtuale. «L’utilizzo della testistica ha sempre avuto un ruolo di rilievo all’interno dei processi di selezione. I test, sia tradizionali che basati sul gaming, aiutano a rendere comparativa ed oggettiva la valutazione tra candidati, a parità di titoli di studio, fornendo dei criteri di scelta più solidi su cui basarsi». Mario Magnani, psicologo e socio fondatore di Laborplay ci spiega come nasce l’idea di utilizzare il gioco al posto dei classici test attitudinali. «Quando il target di riferimento sono giovani o neolaureati abituati da anni alle esperienze ad alto coinvolgimento che il mondo del digital propone, dobbiamo pensare primariamente alla user experience. L’esperienza offerta, sia in fase di selezione che nel lavoro quotidiano, deve essere in grado di generare senso di sfida, di fornire dei feedback immediati in risposta alle decisioni, alle azioni o ai risultati raggiunti. È partendo dall’esperienza-utente, infatti, che si possono progettare percorsi di selezione capaci di tirare fuori le vere potenzialità dei candidati, anche a distanza».

Dallo screening alla valutazione delle soft skill: il gaming in azienda diventa anche un booster di competenze

Al momento sono disponibili tre esperienze di gioco e un questionario di profilazione, chiamato PlayYourTest, basato sulle preferenze per le meccaniche di gioco più diffuse. I candidati ricevono un codice (token) di accesso unico alla piattaforma, sistema questo che permette l’utilizzo in pieno anonimato del sistema, poiché non raccoglie dati sensibili e soggetti alle norme di privacy. Il candidato così potrà mettersi alla prova con dei giochi, della durata di 20 minuti, e dar testimonianza delle proprie abilità. «I giochi richiedono capacità di problem solving, di concentrazione, di velocità e precisione e di organizzazione, tutte skill associate alle GMA ovvero alle General Mental Abilities, precursori della prestazione lavorativa. I risultati ottenuti sono confrontati con il data-base e con il campione normativo di riferimento, per restituire un indice di prestazione. Confrontando, quindi, i risultati dei candidati avrò una classifica generale che potrò utilizzare per invitare i candidati alle successive fasi della selezione, necessarie invece per testarne le capacità relazionali e di comunicazione».

Il candidato può inoltre scaricare il proprio profilo descrittivo e prendere spunto da questo per riflettere sui propri punti di forza e sulle aree di miglioramento, in modo da presentarsi in modo consapevole e genuino al successivo colloquio. Se da un lato è vero che non esistono competenze universalmente riconosciute come necessarie in tutti gli impieghi, è riconosciuto anche che le soft skill sono allenabili lungo tutto l’arco della vita, professionale e non. «La piattaforma offre anche una modalità training, ovvero senza limiti di tempo, utile per vedere i propri progressi e risultati evolversi nel tempo. Quello che prima poteva essere un esercizio mentale fatto attraverso riviste come “La settimana enigmistica” o il Sudoku, oggi è sostituito da una miriade di giochi disponibili per tutti gli smartphone. Di conseguenza ritagliarsi qualche minuto al giorno in un’attività stimolante e ingaggiante rappresenta un allenamento abituale per le nuove generazioni. Come dice G.B. Shaw “L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”. Il gioco genera divertimento e fornisce feedback immediati, oltre ad essere un ottimo strumento per incontrare candidati di nuova generazione, nativi digitali abituati sia all’uso della tecnologia che al gaming. Si parla quindi di recruiting gamification o di recruteinment che non è solo un nuovo modo per selezionare candidati, ma anche un mezzo utile alle aziende per lavorare sull’employer branding e attrarre i migliori candidati che rispondono a questa modalità di approccio».

La sfida delle soft skill

Il primo gioco con cui gli utenti di PlayYourSkills si possono cimentare si intitola OhnO e permette agli utenti di mettere in mostra le loro capacità di analisi e problem solving.

OhnO è un puzzle game che presenta una matrice di punti di dimensione variabile. Nella matrice ci sono: alcuni punti blu, chiamati punti cardine, con un numero riportato all’interno che indica il numero di punti blu che può “vedere”, e sui quali non è possibile agire; dei punti rossi, inseriti dal gioco e fissi, che “bloccano” la visuale ai punti cardine. Infine, il giocatore trova dei punti grigi che con un tap si colorano di blu e con due tap di rosso.

Al giocatore viene richiesto di colorare i punti grigi di blu o di rosso in modo tale che ogni punto cardine “veda” un numero di punti blu uguale al valore riportato al suo interno. Ogni matrice ha un’unica soluzione, per cui i giocatori devono analizzare bene il contesto e percorrere le fasi del processo di risoluzione di problemi sempre più complessi.

Il secondo dei tre strumenti presenti sulla piattaforma si chiama Hextris. Qui l’abilità nel prendere decisioni rapide e accurate è cruciale per avere successo.

Il giocatore ha il compito di far ruotare un esagono posto al centro dello schermo per allineare dei segmenti colorati che cadono parallelamente ai lati dell’esagono. Entra qui in campo la logica del match-three: impilare o allineare tre o più segmenti dello stesso colore li fa scomparire e dà al giocatore dei punti.

La difficoltà è crescente, il numero di segmenti che cadono aumentano così come la loro velocità, imponendo al giocatore di migliorare la propria performanfe. L’accuratezza è centrale per riuscire a ruotare con precisione l’esagono evitando che i segmenti si accumulino in maniera disordinata, mentre il decision making permette di organizzare i segmenti colorati in maniera strategica.

Infine, per andare a stimolare le capacità di organizzazione e iniziativa degli utenti utilizziamo Orbium. Questo strumento è un gioco 2D ambientato in una mappa nella quale sono presenti delle postazioni rotanti collegate tra loro da dei canali.

Nella parte superiore della schermata di gioco è presente un canale principale dal quale arrivano le biglie da posizionare. Lo scopo del gioco è riempire tutte le postazioni rotanti con biglie dello stesso colore. Una volta che la postazione sarà riempita le biglie scompariranno e la postazione sarà completata. L’utente è chiamato a organizzare e far muovere da una postazione all’altra, attraverso i vari canali, le biglie colorate in modo riempire le postazioni.

La capacità di trasferire l’organizzazione che si ha in testa al compito che si ha di fronte e di essere proattivo nella gestione delle biglie è fondamentale per non perdere il controllo e risultare efficienti ed efficaci.

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