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Casa e lavoro si specchiano nel concept di WiP Architetti

4 Aprile 2021

Redazione Web
Casa e lavoro si specchiano nel concept di WiP Architetti

Una connessione a Internet, un computer ed è subito ufficio. Meglio, però, se in un vero ufficio. Perché quello che abbiamo imparato del lavoro agile è quanto sia fondamentale lo scambio fra colleghi. «Oggi uno spazio lavorativo si può declinare in qualunque tipo di ambiente e ubicazione», spiega a Economy Federico Barbero, founder, insieme con Nicola Di Troia e Marco Splendore, di WiP Architetti, una struttura di oltre 60 professionisti specializzati nella progettazione architettonica, urbanistica, ingegneristica e nella consulenza tecnica, che opera da 20 anni sul mercato in Italia e all’estero e conta tra i suoi clienti aziende come Eni, Snam, Covivio, Bnp Paribas, Axa, Dea Capital, Castello Sgr, ma anche Krialos Sgr, Generali Properties RE, Colliers. E Revalo, Barings,  Zurich, Castello sgr... «L’ufficio, da contenitore di forza lavoro del terziario, diventa ubiquitario, con una dislocazione capillare della sua funzione, quindi un iperluogo dove la condensazione di informazioni e la relazione fra persone è fondamentale. Da contenitore a scambio di relazione». Queste riflessioni hanno portato WiP a ripensarne radicalmente i contenuti, elaborando il concept (di cui vediamo i rendering in queste pagine) work@home-home@work®. Che è molto di più di uno slogan (registrato da Wip): design biofilico, layout ibridi, ambienti flessibili e sostenibili sono alla base di questo nuovo approccio human – centered in cui si fondono ambiente lavorativo e comfort domestico, e che si pone l’obiettivo di ridisegnare gli spazi e ridefinirne le funzioni per favorire il benessere dei lavoratori e la loro produttività. «L’inversione dei due soggetti fondamentali work e home racchiude in sé un concetto molto semplice», spiega Federico Barbero: «ovvero il riflesso della dimensione domestica negli ambienti lavorativi. Nella sua nuova funzione, lo spazio ufficio si trasforma in un raccoglitore di attività e funzioni proprie anche dell’attività domestica. Quando rientra in ufficio, il lavoratore non cerca quasi più la scrivania, ma ricerca le relazioni, dà libero sfogo alla creatività, scambia idee, cerca nuovi input. E nel nuovo concept ritrova anche il confort e le funzioni quotidiane della vita domestica». Così, le scrivanie si ridimensionano, diventano flessibili (si può anche lavorare in piedi), e gli spazi disponibili diventano veri e propri living con sedute comode che consentono posture inimmaginabili prima in un ufficio, tavolini d’appoggio che offrono anche prese elettriche e internet, panche, schermi verticali e intelligenti su ruote, tavoli alti da bistrot intorno ai quali improvvisare brainstorming volanti... Con la possibilità di riconfigurare gli spazi all’infinito. «L’idea è incentivare la creatività e lo scambio di idee contaminando fra loro comfort, tecnologia, design ed ergonomia», sottolinea Barbero: «L’ufficio passa da essere human centered a team centered».

Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale del format    work@home-home@work® elaborato da WiP, legato a quel 35% di spazi che si renderanno disponibili perché non più utilizzati in maniera permanente da postazioni di lavoro. «Questi spazi si possono utilizzare per servizi primari come spesa, lavanderia, nursery, baby-sitting, pet-sitting: offrire servizi aggiuntivi significa adottare un modello win-win sia per l’owner che per il tenant, ma anche per il lavoratore e l’azienda, che si può fregiare di avere una cura particolare verso i propri dipendenti. Internalizzare queste facilities negli edifici con una serie di servizi che diversamente si dovrebbero cercare al di fuori rende più appetibile sia l’azienda che il building. E ancora una volta si ricrea quella dimensione  di utilità domestica che si ha tipicamente nella propria dimora, con la contaminazione di funzioni e spazi».

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