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Se il baricentro si sposta a est

La pandemia non ha fermato i commerci mondiali. Che anzi per alcuni settori hanno iniziato a correre. Quello che cambia è l’assetto geopolitico: si rafforza il legame con la Germania e la Cina diventa sempre più attrattiva

Riccardo Venturi
Se il baricentro si sposta a est

L'export italiano ha ricominciato a crescere, e com’è abituato a fare ormai da anni sta trainando la nostra economia verso la ripresa. L’Istat ha certificato che il 2020 si è chiuso con un calo inferiore al 10%, un risultato non disprezzabile considerato lo tsunami del Covid, che incorpora la ripresa del quarto trimestre: più 3,3% rispetto a quello precedente, e a dicembre una crescita sempre del 3,3% rispetto allo stesso mese del 2019. «A fine maggio il calo era del 16,9%» dice Carlo Ferro, presidente di Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, «poi è partito un progressivo recupero che ci ha portati a questo -9,7%, appena peggio della Germania, un po’ meglio della Spagna, molto meglio di Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Giappone. A livello globale è cresciuta solo la Cina, o grande Cina se comprendiamo Hong Kong e Taiwan. Quindi leggo questi numeri con grande ottimismo: l’export si ripresenta come motore della nostra ripresa». 

Il 2020 si è chiuso con un calo dell’export inferiore al 10%: un risultato non disprezzabile considerato lo tsunami del Covid

Le esportazioni stanno crescendo più rapidamente nei Paesi dove il calo nel 2020 è stato meno marcato. Prima di tutto in Cina, dove l’anno si è chiuso con una flessione del nostro export di appena lo 0,6%, la crescita tendenziale a dicembre ha superato il 18% e nei tre mesi precedenti ha toccato il 22%. «Da diversi mesi stiamo tutti osservando che uno degli effetti post pandemia è quello di accelerare lo spostamento del baricentro del commercio mondiale verso oriente» sottolinea Ferro, «la Cina è un canale di sbocco dei nostri prodotti che è ripartito tra i primi in modo sostanzioso; dobbiamo adesso cogliere la possibilità di partecipare a questa ripartenza con la capacità di accrescere la nostra quota di mercato. Anche prima della pandemia infatti l’Italia partecipava per il 2,9% all’export mondiale e solo per l’1% circa all’import cinese, questo gap da recuperare è un’opportunità per le imprese italiane». 

Un altro Paese nel quale le nostre esportazioni sono calate meno nel corso del 2020 e stanno crescendo ora di più è la Germania, che è anche il mercato più importante dell’export italiano: meno 4,8% nell’anno e più 7,7% tendenziale a dicembre. «Il dato della Germania è molto significativo» rimarca il presidente di Ice, «perché il rapporto commerciale con quel Paese riflette una virtù di integrazione delle reciproche catene del valore, quindi la ripartenza è un segno che alcune di quelle catene europee, per esempio quella dell’automobile, sono ripartite». Buono anche il quadro dell’export verso gli Stati Uniti, con un calo contenuto al 6,7% nel 2020 nonostante i dazi, e un aumento tendenziale del 7,9% a dicembre. I dati continuano a essere negativi invece in Francia, Spagna, Russia, mentre il buon dato dell’export di dicembre nel Regno Unito, un +12,5% che si contrappone al -11,1% annuo, sembra essere legato a logiche di accaparramento pre Brexit (vedi il riquadro nella pagina a lato). Tra i settori, ce ne sono alcuni nei quali l’export è riuscito a crescere anche nel 2020. Il primo è la farmaceutica, che ha fatto segnare un +3,8%: non è una sorpresa, un po’ perché la pandemia non ha certo penalizzato il settore come successo ad altri, un po’ perché è il terzo anno di fila che il nostro pharma fa segnare l’aumento più significativo nell’export. Meno scontato che a crescere fosse anche l’agroalimentare, più 1,9% con una crescita del 7,8% a dicembre, anche considerato che il comparto Horeca, leggi bar, ristoranti e hotel, è crollato in tutto il mondo. «L’export nel suo complesso continua nella sua funzione di contribuire a tenere saldo e resiliente il sistema imprenditoriale e a tenere aperto il paese» dice Gian Domenico Auricchio, presidente di Assocamerestero, l’associazione delle Camere di commercio italiane all’estero, «lo indicano i dati congiunturali del quarto trimestre 2020 della Lombardia che ho presentato come presidente di Unioncamere, in crescita anche rispetto allo stesso periodo del 2019». Per quanto riguarda i risultati positivi del comparto alimentare, le motivazioni sono diverse: «Primo, la qualità dei prodotti alimentari italiani è sicuramente elevata» afferma il presidente di Assocamerestero, «esportiamo prodotti eccellenti e versatili con una sicurezza alimentare altissima, e allo stesso tempo un pezzo di stile di vita che connota l’Italia da secoli. Credo anche che in un anno difficile in tutto il mondo come il 2020 la tavola sia stata un rifugio contro la pandemia». Anche Assocamerestero ha fatto la sua parte: le camere di commercio, che già organizzavano show cooking e degustazioni di cibi e vini italiani, hanno continuato a farli da remoto con format innovativi di organizzazione fisica-digitale e a distanza che sposano la creatività italiana alle possibilità offerte dalla tecnologia: i prodotti vengono spediti ai clienti, dopodiché un esperto o un sommelier in collegamento video illustra il prodotto e risponde alle domande che vengono poste direttamente o attraverso le piattaforme online. «A Singapore, ad esempio, sono state realizzate iniziative che prevedevano l’utilizzo della tecnica all’avanguardia del sound design» spiega Auricchio, «che abbina la preparazione e l’assaggio dei prodotti all’utilizzo di file audio/video per far immergere a 360 gradi i partecipanti nell’esperienza di gusto del Made in Italy». Sul canale digitale di Assocamerestero sono state realizzate nel corso dell’anno circa 2000 iniziative in tutti i settori dell’export. Sono stati costruiti in particolare percorsi di informazione e orientamento al mercato, corsi formativi e informativi fruibili online e attività virtuali di assistenza e consulenza specializzata, promossi e organizzati gli incontri B2B su piattaforme virtuali, e messe a disposizione delle aziende nuove piattaforme di contatto e di vendita online. 

Uno degli effetti della pandemia sul commercio è stato quello di aumentare le quote dell’ecommerce. Per questo Ice ha avviato un programma dedicato. «Offriamo alle Pmi la possibilità di partecipare a padiglioni del made in Italy virtuali su grandi marketplace nei diversi paesi» spiega Ferro, «il marketplace, Ice e in certi casi un service provider accompagnano le imprese nei diversi step, dalla creazione della vetrina sul portale fino all’incasso della fattura. Il progetto è accompagnato da un budget promozionale piuttosto consistente per fare il boosting delle visualizzazioni, per dare cioè visibilità ai prodotti esposti». Ice permette così di accedere a un grande marketplace per il B2B, Alibaba, che opera in 190 paesi; e a 26 marketplace che operano in 28 paesi per il B2C, come Amazon su 5 mercati: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna; e come Tmall dello stesso Alibaba, Jingdong e Tencent-Wechat in Cina. «Abbiamo creato la possibilità di partecipazione per circa 7mila imprese» aggiunge il presidente di Ice, «l’obiettivo per il 2021 è che arrivino a essere presenti sul mercato e inizino a realizzare delle vendite». 

Un ruolo importante nel rilancio dell’export è stato giocato anche dai finanziamenti messi a disposizione delle imprese. Con il Patto per l’export lanciato dalla Farnesina, in particolare, sono stati stanziati 1,2 miliardi di euro sui fondi pubblici gestiti da Simest, la società del gruppo Cassa depositi e prestiti che supporta finanziariamente le imprese italiane, soprattutto Pmi, che esportano o investono all’estero, concedendo finanziamenti agevolati per l’internazionalizzazione. È stato un grande successo: oltre 13.000 le richieste pervenute nel 2020, per più di 4 miliardi di euro complessivi di finanziamenti. 

Il ribaltamento degli equilibri globali causato dalla pandemia può anche trasformarsi in una ghiotta opportunità

Il ribaltamento degli equilibri globali causato dall’epidemia da Covid-19 può anche trasformarsi in un’opportunità: è questa la vision di Simest sull’attuale contesto congiunturale post-pandemico, in cui le imprese italiane dovranno non solo salvaguardare la propria posizione, ma anche crescere internazionalmente tramite acquisizioni, ora particolarmente convenienti grazie alla contrazione dei multipli causata dalla pandemia, o attraverso la costituzione di nuove società all’estero. Per questo alla tradizionale attività di supporto finanziario di lungo periodo, che vede Simest intervenire nell’equity delle filiali estere, affiancando l’imprenditore italiano fino a 8 anni, la società del gruppo Cdp aggiunge da quest’anno un ulteriore sostegno alle strategie di investimento di lungo termine delle imprese, proponendosi come advisor istituzionale per l’internazionalizzazione. L’obiettivo è quello di aiutare le imprese, soprattutto le Pmi e le aziende familiari, ad accedere ai mercati esteri, assistendole nella selezione dei Paesi in cui investire e affiancandole nella definizione di progetti strategici. «Mettiamo al servizio delle imprese italiane un know how accumulato in 30 anni di attività sui mercati internazionali» dice l’a.d. di Simest Mauro Alfonso, «l’idea è quella di creare una rete di esperti che, in coordinamento con le strutture della Farnesina, ricerchino all’estero in modo proattivo potenziali target di M&A per le imprese italiane sui quali investire congiuntamente, contribuendo a far crescere nel mondo le nostre filiere di eccellenza. È un cambio di passo che vogliamo fare con le nostre imprese, per fronteggiare, insieme, il nuovo paradigma economico internazionale».

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