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Ma tra Covid e Brexit il fronte inglese è sempre più scoperto

27 Marzo 2021

Redazione Web
Perché la Brexit potrebbe rivelarsi un affare per tutti

Uno dei peggiori nemici del commercio è l’incertezza. La Brexit ne ha prodotta in grande quantità, e le conseguenze cominciano a essere evidenti. Secondo la Road haulage association che riunisce le imprese di autotrasporto britanniche, nel mese di gennaio c’è stato un crollo del 68% della movimentazione portuale di merci verso l’Unione europea. «È difficile credere che i dati in direzione opposta siano molto diversi» dice Gianni Bitetti, Partner in Bernoni Grant Thornton, tra il 2015 ed il 2017 responsabile dell’Italian Desk di Londra, «ma è anche quasi impossibile distinguere gli effetti della Brexit da quelli della pandemi». Dal primo gennaio la circolazione delle merci tra Londra e il resto dell’Europa è regolamentata dall’accordo del 27 dicembre che si applica per il momento in via provvisoria. «Ci sono tutta una serie di fattori legati a diversi settori che si trovano ancora in un limbo» spiega Bitetti, «il che crea incertezza e timori». Tutto l’export italiano ne è colpito, l’agroalimentare ancora di più. «Gli esportatori italiani del settore devono sobbarcarsi tutta una serie di nuovi adempimenti» sottolinea il Partner in Bernoni Grant Thornton, «anche per esser certi che i prodotti destinati al Regno Unito soddisfino i requisiti stabiliti dalle regole di origine previste dall’accordo. Ma anche ciò che è provvisorio oggi non è gestito al meglio, come i tempi necessari per la verifica in dogana della cd. “origine preferenziale”». Gli adempimenti burocratici, purtroppo, sembrano in fase di ulteriore moltiplicazione. «In una lista di Faq sul sito dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli ho trovato uno dei tanti esempi che nell’ottica imprenditoriale significa maggiori tempi, maggiori oneri e minori opportunità» rimarca Bitetti, «per esportare nel Regno Unito prodotti di origine animale e vegetale oltre a tutta la documentazione necessaria per le valutazioni su dazi e oneri in dogana è anche previsto che dette “merci” siano soggette a controlli sanitari e fitosanitari ai valichi di frontiera, ove si procederà anche a controlli fisici e prelievo di campioni. Il che allunga ancora di più i tempi dell’immissione nel territorio inglese di queste merci, con oneri importanti sia per l’esportatore che per l’importatore; in più dal punto di vista logistico vanno immaginate strutture ex novo nel territorio inglese per gestire questi controlli».

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