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Sbarco in borsa

Quel marchio di qualità che fa la differenza

Per le imprese la quotazione non è solo un canale di finanziamento vantaggioso, ma rappresenta anche un'importante legittimazione sui mercati. E le azioni si possono sfruttare per acquisizioni in concambio

22 Marzo 2021

Sergio Luciano
Quel marchio di qualità che fa la differenza

«Indubbiamente lo status di società quotata in Borsa è, tra le altre cose, un’importante legittimazione per un’azienda italiana, importante perché aiuta in modo direi determinante, a compensare quel gap di credibilità di cui purtroppo agli occhi di molti interlocutori internazionali il nostro Paese ancora soffre e che speriamo le riforme del governo Draghi riescano a chiudere»:  parla Nicola Tufo (nella foto), capo della divisione Ipo, capital markets e financial advisory services di Rsm Italia ma da anni in prima linea sulla frontiera delle quotazioni in Borsa, tra Aim e mercato maggiore, per numerose operazioni di successo.

Dottor Tufo, dunque la quotazione può davvero essere vista dai mercati internazionali come una specie di marchio di qualità?

Direi che questa è una delle conseguenze positive più importanti del fatto di essere quotati. Poi, certo: ci sono tante ottime aziende non quotate. Ma se decidessero di quotarsi, anche le migliori misurerebbero forti differenze positive. La trasparenza, oggi ancor più di ieri, è un vantaggio competitivo. Ma ce ne sono altri.

è sempre un buon canale di finanziamento?

E lo é. Ma lo è non solo direttamente. Chi è quotato ha più potere contrattuale con le banche ed ha anche la capacità di modificare, ampliare e diversificare le fonti di finanziamento finalizzate a finanziare piani di sviluppo dimensionali ed investimenti in macchinari e R&D. La quotazione, inoltre, aumenta lo standing e la visibilità dell'impresa nei confronti di clienti e fornitori oltre che a ampliare la rete di relazioni aziendali e attrarre risorse qualificate.

Per esempio?

Intanto, quotandosi si può meglio investire nel rafforzamento della struttura produttiva e commerciale. Si puo' far emergere il valore intrinseco dell’azienda; soddisfare soci di minoranza stanchi, liquidandoli; acquisirne di nuovi, più motivati; motivare il management e tutte le risorse umane con stock-options liquidabili; agevolare il passaggio generazionale. E molto altro ancora…

Insomma, quotandosi si va in Champions League?

Sintetico, ma corretto.

Qualche però?

Quelli del sistema Italia. Burocrazia lenta, fiscalità pesante. Ma anche su questo fronte le cose stanno migliorando.

Si riferisce al credito d’imposta per le nuove quotazioni?

E’ una legge saggia. Per quest’anno, sono stati stanziati 30 milioni di euro, con un tetto a 500 mila euro (per singola società) da utilizzare come credito di imposta per le spese di quotazione. Significa dimezzare (o quasi) i costi per almeno sessanta Ipo. Stanziando risorse che l’erario potrà recuperare dall’accelerazione che le Ipo creano generando nuovi redditi imponibili e quindi nuovo gettito fiscale. Concettualmente, il merito di questo incentivo alla quotazione sta nel fatto di sostenere l’investimento primario in Borsa, rispetto al secondario. Quello primario contribuisce a far affluire nell’economia reale e produttiva una parte del denaro ammassato in investimenti poco o per niente redditizi, o peggio ancora fermi sui conti correnti italiani. E’ una misura che costa poco e rende molto: ecco perché non dovrebbe essere “a scadenza”, ma dobbiamo lavorare affinché diventi una misura strutturale, anche oltre il 2021.

Però ancora non abbiamo visto in Italia il boom di quotazioni che a suo tempo ha conosciuto Londra.

Si sa che in Italia ci sono almeno 2800 aziende quotabili, stando alle recenti statistiche di Banca d’ Italia. Se si esplora il mercato, non è difficile individuarle. Poi, certo: devi incontrarle e spiegare loro l’opportunità della Borsa: ma non è un’impresa impossibile, ogni imprenditore vuole eccellere in quello in cui crede. Poi, una volta trovate le società quotabili, il “problema” di trovare gli investitori diventa secondario. Lo testimoniano le ultime Ipo, che si sono distinte per un eccesso di domanda di azioni rispetto al flottante disponibile. Nel paese ci sono oltre 4000 mila miliardi di liquidità da smobilizzare. Più i tanti capitali internazionali pronti a intervenire alla luce di possibili investimenti interessanti. Insomma, opportunità davvero molteplici.

Che ne pensa del passaggio di Borsa Italiana nell’orbita di Euronext?

Gran parte dello sviluppo possibile del mercato ruota intorno alla liquidità dello stesso. In questo senso, più è ampia la vetrina meglio è. L’operazione Euronext-Borsa Italiana ha dato vita al principale hub finanziario europeo a supporto della raccolta di capitali per l'imprenditoria italiana.

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