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Smart working dalla teoria all’opportunità

Il lavoro agile è un fenomeno strutturale da gestire con progetti concreti. Il punto di vista di Nexumstp Spa, la società tra professionisti che affianca le imprese in percorsi di innovazione e crescita

9 Marzo 2021

Redazione Web
Smart working dalla teoria all’opportunità

I soci fondatori di Nexumstp. Da sinistra: Mauro Zanin, Paolo Stern, Gianluca Petricca e Fabrizio Ciciani

Nell’emergenza Coronavirus la continuità di molte attività lavorative è stata sostenuta dallo smart working. «Della modalità di lavoro che si fonda sulla tecnologia e sull’organizzazione, se ne era parlato tanto a livello teorico ma solo con la pandemia si è realizzato in modo diffuso un vero e proprio cambio di paradigma da parte del mondo aziendale», afferma Paolo Stern esperto di diritto del lavoro e presidente della società di consulenza Nexumstp Spa che assiste oltre 10 mila Pmi italiane in ambito aziendale, del lavoro, fiscale e legale. 

Secondo il paper di Bankitalia di gennaio 2021 e relativo al lavoro da remoto in Italia, nel 2020 le imprese private che hanno scelto lo smart working sono state l’82,3% rispetto al 28,7% dell’anno precedente. Questa circostanza ha consentito una tenuta dei livelli salariali e ridotto la richiesta di ore di cassa integrazione: chi ha svolto l’attività lavorativa da remoto ha visto un aumento in busta paga di almeno il 6% a fronte di una media di 2 ore di lavoro in più alla settimana. «Oggi lo smart working non è più considerato un nuovo stile di gestione del lavoro collegato a una situazione di emergenza, ma un fenomeno strutturale che può e deve generare opportunità sia per l’imprenditore sia per i lavoratori, migliorando la produttività e favorendo la conciliazione dei tempi professionali e personali», continua Stern: «Un rapporto di lavoro che cambia impostazione dal controllo del tempo a quello del risultato e con effetti assai positivi e sostenibili anche per l’ecosistema complessivo».

Nel 2020 le imprese private che hanno scelto lo smart working sono state l’82,3% rispetto al 28,7% dell’anno precedente

Lo smart working richiede un ripensamento dell’organizzazione aziendale perché si fonda sull’autonomia e sulla delega, dunque diventa cruciale la formazione delle persone affinché il processo funzioni. L’azienda deve continuare a produrre e il lavoratore continua a mantenere il suo impiego senza vincoli di localizzazione della prestazione lavorativa. Obiettivo che non può prescindere dall’adozione di un’adeguata strumentazione informatica e tecnologica che consenta la condivisione di sistemi e informazioni, accesso sicuro ai dati, e l’assegnazione di dispositivi elettronici necessari allo svolgimento delle mansioni. «Siamo certi che dopo questa emergenza molte modalità organizzative delle imprese cambieranno», aggiunge Stern. «Quelle che si sono avvicinate a nuove modulazioni degli orari e nuove organizzazioni degli spazi di lavoro procederanno verso un miglioramento dei sistemi per ottimizzare le risorse e meglio armonizzare i tempi professionali e personali dei lavoratori».

Com’è noto, l’Italia ha adottato per la ripartenza economica una strategia complessiva che mobilita oltre 300 miliardi di euro. Il fulcro sono i circa 210 miliardi delle risorse del programma Next Generation Ue, integrate dai fondi stanziati con la programmazione di bilancio 2021-2026. Un ampio e ambizioso pacchetto di investimenti e riforme in grado di liberare il potenziale di crescita della nostra economia, generare una forte ripresa dell’occupazione, migliorare la qualità del lavoro e dei servizi ai cittadini e la coesione territoriale e favorire la transizione ecologica. «Le Pmi per riprendere a correre devono intercettare i grandi temi proposti proprio dal Next Generation EU che puntano a costruire un’economia più competitiva, dinamica, inclusiva e innovativa. Lo smart working rientra a pieno titolo in questo capitolo. Ma per passare dalle parole ai fatti bisogna costruire progetti concreti. Nell’attività di assistenza alle imprese realizzata con Nexumstp proponiamo un “approccio olistico” alla tematica partendo dall’aggiornamento dei modelli organizzativi basati su controlli di risultato continui e inserendo lo smart working nell’ambito del tema più ampio del welfare aziendale. Indispensabile è la cura delle infrastrutture tecnologiche e l’attenzione ai sistemi di controllo della privacy aziendale. I costi? Sono abbondantemente ripagati dai risultati e le imprese possono sostenere i progetti facendo anche riferimento ai tanti sostegni pubblici oggi esistenti e al supporto dei fondi interprofessionali per la formazione del personale», conclude Stern.

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