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Laborplay: recruitment, vince chi gioca con nuove regole

Laborplay sviluppa soluzioni per l’assessment da remoto, utilizzando le potenzialità del gaming e del digitale, supportando i recruiter nella selezione e superando i limiti imposti dal solo curriculum o da un colloquio

Alessandro Folletto
Recruitment, vince chi gioca con nuove regole

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. È proprio citando Platone che i fiorentini di Laborplay, spinoff dell’Università degli Studi di Firenze, hanno convinto molte aziende ad utilizzare il gioco per i propri processi di selezione. Laborplay sviluppa soluzioni per l’assessment sia da remoto che in presenza, utilizzando le potenzialità del gaming e del digitale. Le soluzioni offerte supportano i recruiter dalla fase di screening fino alla scelta dei candidati in possesso delle soft skill richieste per una specifica posizione, superando quindi i limiti imposti dal solo curriculum o da un colloquio. La piattaforma web sviluppata da Laborplay consente di mettere alla prova i candidati per testarne alcune competenze chiave prima di vederli “in azione”, magari in gruppo, durante un assessment virtuale. «L’utilizzo della testistica ha sempre avuto un ruolo di rilievo all’interno dei processi di selezione. I test, sia tradizionali che basati sul gaming, aiutano a rendere comparativa ed oggettiva la valutazione tra candidati, a parità di titoli di studio, fornendo dei criteri di scelta più solidi su cui basarsi». «Quando il target di riferimento sono giovani o neo laureati abituati da anni alle esperienze ad alto coinvolgimento che il mondo del digital propone», aggiunge Mario Magnani, psicologo e socio fondatore di Laborplay, «dobbiamo pensare primariamente all’user experience. L’esperienza offerta, sia in fase di selezione che nel lavoro quotidiano, deve essere in grado di generare senso di sfida, di fornire dei feedback immediati in risposta alle decisioni, alle azioni o ai risultati raggiunti. È infatti partendo dall’esperienza-utente che si possono progettare percorsi di selezione capaci di tirare fuori le vere potenzialità dei candidati, anche a distanza». Al momento sono disponibili tre esperienze di gioco e un questionario di profilazione, chiamato Play Your Test, basato sulle preferenze alle meccaniche di gioco più diffuse. I candidati ricevono un codice (token) di accesso unico alla piattaforma, sistema questo che permette l’utilizzo in pieno anonimato del sistema, poiché non raccoglie dati sensibili e soggetti alle norme di privacy. Il candidato così potrà mettersi alla prova con dei videogiochi, della durata di 20 minuti, e dar testimonianza delle proprie abilità. «I giochi richiedono capacità di problem solving, di concentrazione, velocità e precisione e di capacità di organizzazione, tutte skill associate a quelle general mental abilities (Gma) considerate il miglior predittore della prestazione lavorativa. I risultati ottenuti sono confrontati con il data-base e con il campione normativo di riferimento, per restituire un indice di prestazione. Confrontando quindi i risultati dei candidati avrò una classifica generale che potrò utilizzare per invitare i candidati alle successive fasi della selezione, necessarie invece per testarne le capacità relazionali e di comunicazione». Il candidato può inoltre scaricare il proprio profilo descrittivo e prendere spunto da questo per riflettere sui propri punti di forza e sulle aree di miglioramento, in modo da presentarsi in modo consapevole e genuino al successivo colloquio. Se da un lato è vero che non esistono competenze universalmente riconosciute come necessarie in tutti gli impieghi, è riconosciuto anche che le soft skill sono allenabili lungo tutto l’arco della vita, professionale e non. «La piattaforma offre anche una modalità training, ovvero senza limiti di tempo, utile per vedere i propri progressi e risultati evolversi nel tempo. Quello che prima poteva essere un esercizio mentale fatto attraverso riviste come “La settimana enigmistica” o il Sudoku, oggi è sostituito da una miriade di giochi disponibili per tutti gli smartphone. Di conseguenza ritagliarsi qualche minuto al giorno in un’attività stimolante e ingaggiante rappresenta un allenamento abituale per le nuove generazioni. Come dice G.B. Shaw “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”. Il gioco genera divertimento e fornisce feedback immediati, oltre ad essere un ottimo strumento per incontrare candidati di nuova generazione, nativi digitali abituati sia all’uso della tecnologia che al gaming. Si parla quindi di recruiting gamification o di recruteinment che non è solo un nuovo modo per selezionare candidati, ma anche un mezzo utile alle aziende per lavorare sull’employer branding e attrarre i migliori candidati che rispondono a questa modalità di approccio».

www.laborplay.com

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