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Se il board sconfina per far crescere l’impresa

Il segreto di una espansione all’estero stabile e proficua risiede in una governance che faccia spazio agli esperti di internazionalizzazione. Ne parliamo con Carlo Russo, ceo di Affariesteri.it

13 Gennaio 2021

Maddalena Bonaccorso
Se il board sconfina per far crescere l’impresa

Carlo Russo, fondatore e ceo di Affariesteri.it

Per riuscire a governare la complessità dell’internazionalizzazione aziendale, è fondamentale inserire nel board delle imprese amministratori indipendenti, che conoscano i mercati e siano in grado di guidare e orientare le scelte dei CdA.

Non ha alcun dubbio al riguardo Carlo Russo, fondatore e ceo di Affariesteri.it e vincitore del premio Le Fonti Awards 2020 per la “Miglior strategia di Internazionalizzazione all’interno del CdA”. Affariesteri.it, infatti, è leader nel campo dell’internazionalizzazione e particolarmente attiva nei paesi del Golfo e dell’ex Unione Sovietica, nei Balcani, in Spagna e Francia: «In un contesto come quello attuale, fortemente segnato dalla stagnazione economica» spiega Russo «per le aziende diventa fondamentale guardare oltre confine per espandere il proprio giro d’affari. Ma solo aprendo la governance agli esperti del settore, consentendo loro di sedere nelle “stanze dei bottoni” delle imprese, il processo può risultare vincente».

In un mercato ormai globale avere ottimi manager non è più sufficiente: occorre aprire  a soggetti specializzati esterni

È infatti all’interno dei consigli di amministrazione che si decidono le strategie e si impostano le linee guida di uno dei processi più complicati tra quelli che un’azienda può intraprendere nel corso del proprio sviluppo: «Avere ottimi manager non è più sufficiente, in un mercato globale» prosegue Russo «perché la competizione è talmente evoluta che solo un esperto veramente inserito a pieno titolo nei meccanismi decisionali riesce ad apportare quel valore aggiunto che fa la differenza. Le storie di successo di molti miei clienti dimostrano che le competenze sui mercati esteri, sulle logiche di produzione e sviluppo dei vari Paesi, insieme alla reputazione data dalla lunga esperienza nel campo dell’internazionalizzazione possono fare la differenza, creando un “ponte” tra l’azienda e il mercato che si vuole affrontare».

Così come, quindi, risulta ormai da tempo naturale inserire nei board delle imprese (oltre ovviamente alla proprietà) avvocati o commercialisti, le cui competenze risultano preziose nei processi decisionali e nelle problematiche legali e tributarie, è ora che le aziende considerino altrettanto normale la presenza, tra i consiglieri, di esperti di internazionalizzazione: «Soprattutto per evitare che i consigli di amministrazione prendano decisioni legate allo sviluppo estero e alle strategie di internazionalizzazione senza averne le competenze e quindi senza riuscire a orientare le scelte verso i mercati più adatti», spiega Carlo Russo. «Se a monte c’è una scelta di target sbagliata, se le varie possibilità non sono state vagliate con le giuste competenze, i manager e i consulenti esterni che entrano in campo dopo, a decisione già presa, possono fare ben poco per guidare l’impresa verso un’espansone estera di successo. Occorre intervenire in fase di piano industriale e di piano strategico, con chiarezza d’intenti e rapidità d’azione».

Inutile dire che in questo 2020 segnato dalla pandemia da Covid-19 risulta ancora più importante, per le aziende, orientare i propri piani a una seria internazionalizzazione e quindi dotarsi di tutti gli strumenti adatti per espandere i propri confini e guardare ai mercati esteri: soprattutto perché, nel mondo, la qualità italiana è sempre più ricercata: «Il periodo difficile che tutti i Paesi stanno attraversando non ha, fortunatamente, compromesso quella “voglia di Italia” che da sempre ritroviamo in tutto il mondo», prosegue Russo. «Anzi, paradossalmente, la ricerca della qualità e del lavoro italiano è persino aumentata: pensiamo anche solo al settore food, alle aziende vinicole, al design, alla moda. Ma non solo, anche al settore dell’oil and gas e alla tecnologia. Sprecare questo momento storico è qualcosa che le aziende non possono assolutamente permettersi». 

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