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GESTIRE l'impresa

Il big del software che fa parlare tutti con tutti

La crescita in Italia, e non solo, di VMware, il colosso globale specializzato nel far interagire tutte le applicazioni su tutti i device in qualsiasi ambiente cloud. Il country-head Raffaele Gigantino: «Soluzioni su misura dei clienti»

13 Gennaio 2021

Sergio Luciano
Il big del software che fa parlare tutti con tutti

Se avete l’impressione che il digitale sia una Babele, dove quando usate il device di una marca non potete usare tutte le vostre applicazioni aziendali o se utilizzate un cloud rischiate di rimanerci bloccati… siete nel mondo d’oggi. Una babele digitale vera, che scoraggia i profani (e anche qualche esperto) dal tuffarsi come dovrebbe e vorrebbe nella trasformazione digitale. Però c’è un colosso, almeno uno, che ha individuato il problema e si è dedicato, riuscendoci, a risolverlo, cosa quanto mai preziosa in quest’epoca di digitalizzazione accelerata, se non forzata: si chiama VMware, è una multinazionale americana, sesta in graduatoria mondiale nel settore del software per dimensioni, focalizzata sul mercato delle imprese più che del consumer e forte in Italia di circa 200 dipendenti e di una fittissima rete di partner.

«La nostra filosofia – spiega Raffaele Gigantino, Country Manager italiano di VMware salernitano, digitale da sempre, vent’anni di storia professionale tra Cisco e Microsoft, in posizioni via via sempre più apicali – si riassume in un claim, uno slogan che ci sembra inequivocabile: any device, any application, any cloud. Significa che noi facciamo funzionare al meglio e interagire reciprocamente qualunque apparecchio con qualunque applicazione su qualunque cloud». Poliglossia digitale, insomma. «Non a caso, siamo l’unica azienda al mondo a poter vantare accordi strategici con tutti i big player del settore: da Amazon a Google, da Microsoft ad Oracle a Ibm e ad Alibaba. E quindi oggi ci piace definirci il ponte che consente alle aziende di poter accedere a tutti i cloud, perfino quelli locali utilizzando le tecnologie di sempre e impiegando lo stesso modello operativo».

Ma a Gigantino piace molto anche la definizione con cui il ceo del suo gruppo, Pat Gelsinger, spiega il perché del 23% di investimenti in ricerca e sviluppo rispetto ai ricavi che il gruppo ha fatto costantemente anno dopo anno: il conseguimento dei “superpoteri della tecnologia”, cioè intelligenza artificale, machine learning, internet delle cose, mobility, il tutto abilitato dal 5G e dalla banda ultralarga. «Investendo si cresce e si crea crescita – riprende Gigantino – concentrandosi sulle aree tecnologiche più critiche per  i nostri clienti. Innanzitutto la modernizzazione delle applicazioni; poi il cloud, anzi il multicloud che è in forte crescita rispetto all’anno scorso quando le aziende che lo utilizzavano erano già il 25%; la cybersecurity; il modern workplace, cioè tutte le tecnologie che abilitano le aziende a introdurre il vero smart-working, che non è solo il lavoro a distanza (quello, semmai, si chiama remote working) ma è il lavoro agile e intelligente. L’ultima frontiera è il virtual cloud network, in cui un’architettura di rete distribuita in ambiente software-defined copre tutta l’infrastruttura e collega tutte le componenti tra loro attraverso l’automazione e la programmabilità del cloud pubblico».

Il gruppo investe il 23% del fatturato in ricerca e sviluppo: «È il modo per crescere e creare crescita nelle aree più critiche per l’innovazione»

Oltre le formule, quel che di VMware seduce un numero crescente di clienti di livello non solo piccoli e medi ma anche grandi è la versatilità. «Offriamo ai nostri clienti soluzioni appunto versatili e veloci – sottolinea Gigantino – ritagliandole su misura di ciascuna grazie anche ai nostri partner. Tenendo aperta al cliente qualsiasi scelta. Che siano servizi sviluppati da aziende in modalità legacy, con tecnologie magari di qualche anno fa, o che siano applicazioni gestite e sviluppate in modo moderno, che si definiscono cloud native application, o ancora applicazioni in modalità SaaS (software as a service, ndr) l’importante è che siano fruibili da un pc come da un tablet o da uno smartphone di qualsiasi marca, e possano essere ospitati su qualsiasi cloud».

L’altra arma segreta – ma poi segreta mica tanto, anzi: è un punto d’orgoglio – è per VMware la qualità e densità della rete di partner, attraverso la quale l’azienda sviluppa la maggior parte del business in Italia. «I nostri partner sono business integrator – rimarca Raffaele Gigantino – ed attraverso di loro arriviamo meglio a qualsiasi cliente. Anche quando la vendita è gestita direttamente da noi preferiamo spesso poi nel post-vendita lavorare in tandem con un partner. Illustriamo le possibili soluzioni ai clienti e spieghiamo loro qual è la soluzione giusta. A qual fine? Al fine che stanno perseguendo tutti, almeno tutti gli imprenditori illuminati: fare la propria trasformazione digitale. Una volta illustrato il percorso per riuscirci e individuato il partner giusto, accompagniamo il cliente nella progettazione e nell’implementazione delle soluzioni prescelte. Quando invece lavoriamo con un altro canale, quello dei service provider, creiamo un’ offerta basata su prodotti e servizi ed è poi il cliente finale che offre quei servizi al mercato».

Negli ultimi, convulsi mesi di pandemia gli esempi eclatanti dell’efficienza di quest’approccio al mercato non sono mancati. «Sì, durante il lockdown abbiamo aiutato molti clienti a remotizzare moltissime postazioni di lavoro in tempi record – racconta il top-manager – Ad esempio la Città metropolitana di Roma, che in poche settimane ha dovuto organizzare per la prima volta il lavoro da remoto per 1000 postazioni. Stessa emergenza in Aci informatica, dove il numero di postazioni di lavoro da remotizzare era ancora più elevato. In altro ambito, quello del multicloud, un cliente come Kiko Milano, in una situazione assai critica, ha dovuto chiudere tutti gli store ma ha avuto la lungimiranza di approfittare della sosta forzata per rivedere il proprio intero modello operativo, spostandolo sul cloud di Amazon, con un approccio ibrido grazie alla nostra tecnologia, riutilizzando le competenze che aveva in casa ed ha raggiunto la massima efficienza operativa conseguendo anche un consistente saving economico».

Con quest’approccio VMware sta registrando una penetrazione importante nel mercato italiano, che la porta ad essere presente oggi in tutti i clienti “top 500”. «Lo dobbiamo al posizionamento tecnologico scelto con visione di lungo periodo e un approccio determinato e scientifico perché ci posizioniamo come il ponte tecnologico che aiuta le aziende a valorizzare le risorse e le competenze che hanno già in casa».

La trasformazione digitale può dar modo di ripartire alla grande anche alle aziende che sono state più colpite dalla crisi del Covid-19

VMware offre ai suoi clienti un approccio “zero-trust” alla sicurezza, elemento quanto mai imprescindibile operando in contesti digitali in cui il dato può non risiedere più nel proprio datacenter o i contesti di forza lavoro distribuita. Parlare tutte le lingue, parlarle correttamente e proteggere i contenuti. Una bella sfida, però riuscita. «Vede, la trasformazione digitale può dar modo di ripartire alla grande anche alle aziende che sono state più colpite dalla crisi del Covid-19», s’infervora Gigantino, «e quindi per noi agevolarle è un imperativo categorico».

Come lo è tenere salda la rotta gestionale interna sulla qualità del lavoro e sulla sostenibilità dei ritmi e delle modalità più nuovo. 

«Per questo all’interno dell’azienda abbiamo assunto numerose iniziative per mantenere alto l’engagement dei dipendenti. Veda – conclude Gigantino - Nel lavoro da remoto tre sono le cose che un’azienda deve fare: comunicare, comunicare, comunicare. In un modo semplice e diretto: le cose vanno dette e ridette, serenamente e chiaramente. Stiamo attraversando un momento particolarissimo dove nessuno di noi ha la sfera di cristallo per sapere in anticipo come e quando se ne uscirà. Noi, però, dobbiamo considerarci fortunati per essere in un settore che sta lavorando tanto anche se da remoto, che è una modalità molto stressante. Quindi dobbiamo sfruttare questa fase per prendercene il meglio e prepararci alla futura, nuova normalità. In sei mesi il sistema ha vissuto un’evoluzione che forse avrebbe vissuto, senza emergenza pandemica, in sei anni. Adesso siamo sull’orlo di una crisi di fatica da remoto, e dobbiamo far tesoro anche di questo stress per adeguare la tecnologia alle esigenze di tutti quando la crisi finirà. Poter contribuire al benessere comune ed alla sostenibilità del lavoro di tutti è qualcosa che rende fieri di lavorare in un’azienda come VMware».

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