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Grazie all’outplacement ci si rimette in gioco

Da 28 anni Fairplace si occupa di ricollocamento delle persone che perdono il lavoro. Opera come partner di grandi aziende e si sta preparando allo sblocco dei licenziamenti

Luigi Orescano
Grazie all’outplacement ci si rimette in gioco

Prendiamo per mano una persona in difficoltà e le dimostriamo concretamente che può rimettersi in gioco alla grande. È un bel lavoro, quando ce lo lasciano fare»: Roberto Amodio, una vita nei servizi per il lavoro, è oggi l’imprenditore di Fairplace (www.fairplace.it), un’azienda milanese specializzata nell’outplacement, che è poi un’elegante parola inglese per definire il collocamento, anzi – meglio – il ricollocamento delle persone che perdono il lavoro. Dunque in queste settimane – anzi, dallo scorso marzo – l’attività delle aziende come Fairplace è ridotta a fil di gas, perché con il blocco dei licenziamenti il problema della disoccupazione da crisi – che purtroppo c’è e cresce di giorno in giorno – è però come congelato, coperto dalle norme d’emergenza che, comprensibilmente, il governo ha emanato. «Lavoriamo da 28 anni nei servizi alla reimpiegabilità per aziende di primissimo livello appartenenti a diversi settori merceologici: chimico-farmaceutico, metalmeccanico, tessile, trasporti, commercio e servizi», racconta Amodio, «e siamo riconosciuti per il buon livello di efficienza nella ricollocazione: nel track-record ci sono 5,9 mesi di tempo per ricollocare un dirigente, 6.76 mesi per un quadro, 7,5 per gli impiegati e 8,2 per gli operai». Il cuore del lavoro di Fairplace ha… due ventricoli. Quello destro, che assorbe il personale da ricollocare, si pone nei suoi confronti in un’attitudine di estrema attenzione e vicinanza per intercettarne capacità, competenze, sensibilità e disponibilità. Il ventricolo sinistro, cui spetta il compito di riproiettare la persona nel circolo del lavoro, effettua continuamente uno scouting sul mercato, tramite relazioni analogiche e digitali, e relazioni consolidate tra i consulenti interni di Fairplace e le aziende del mercato per individuale le opportunità adatte e proporle agli interessati: «Ogni due mesi facciamo ai nostri clienti, che sono di solito le grandi aziende che riducono il personale, un report sul lavoro svolto e i sondaggi fatti, fino allo svolgimento positivo dell’incarico, essendo il servizio a tempo indeterminato». Un lavoro “su misura”, insomma, dove non si può mai smettere di studiare e osservare il mercato. «Non prendiamo incarichi individuali, bensì solo dalle aziende, per una scelta di etica professionale: il singolo non è tutelato. Altro è il servizio di career counseling, che è di fatto una consuenza su come ridefinire il proprio percorso professionale, valorizzando ciò che si sa fare e ciò che si è imparato sul campo», spiega Amodio. Ma il core business resta l’outplacement classico, quello che potrà rappresentare una valvola di salvezza vera e propria per decine di migliaia di lavoratori quando l’anno prossimo, in una data ancora imprecisa ma che non potrà essere indeterminata, il governo toglierà il blocco dei licenziamenti.

Le competenze più importanti per chi fa outplacement sono quelle umanistiche allargate, dalla psicologia alla sociologia

«Nelle situazioni normali, si aprono tavoli dove siedono le aziende che hanno bisogno di tagliare il personale, il sindacato che tutela gli organici in essere e il destino degli eventuali estromessi e le società di outplacement. Naturalmente la parte interessata è ciascun lavoratore in uscita, che può chiedere al sindacato di assisterlo e diventa l’oggetto delle nostre attenzioni e cure». Nell’esperienza di Fairplace le competenze più adatte, di base, che devono possedere i consulenti, unite ad esperienza specifica e qualificata, per svolgere al meglio l’attività di outplacement sono quelle della sfera umanistica  allargata: la psicologia, la comunicazione e la sociologia, perche aiutano ad avere l’approccio più solidale verso chi cerca un nuovo lavoro.  E infatti tutte le risorse interne di Fairplace – che opera anche attraverso partnership, da Milano sull’intero territorio nazionale – sono laureate; e donne. «All’inizio del mio percorso con Fairplace sapevo di avere bisogno di supporto per riprendere e tenere il passo con il mondo del lavoro, ma mai avrei pensato mi sarebbe servito così tanto – scrive sul sito di Fairplace Gianluca, un manager di R&D che aveva perso il lavoro e l’ha ritrovato grazie alla società – Dal lavoro di presa di coscienza di ciò che si può mettere in campo, e forse di ciò che davvero si vuole dalla sfera lavorativa, ad un utilizzo adeguato degli strumenti, per arrivare alla consapevolezza di poter costruire il proprio futuro lavorativo. Un grazie particolare ad Anna per la professionalità e la cura». Una recensione che vale più di tante chiacchiere.

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