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GESTIRE L'IMPRESA

Di padre in figlio
l’impresa non si improvvisa

Più del 50% delle imprese familiari non arriva alla seconda generazione. Perché il passaggio generazionale è un processo complesso, da pianificare per tempo con strumenti adeguati

Valerio Pandolfini
Di padre in figliol’impresa non si improvvisa

Il passaggio generazionale in azienda è un tema più che mai di grande attualità; eventi esterni, improvvisi e inaspettati - quale appunto l’epidemia Covid-19 – possono mettere in discussione un valore aziendale creato con molti anni di lavoro e sacrifici. La pandemia ha messo in grande difficoltà le imprese, ivi comprese quelle a conduzione familiare, che rappresentano, come è noto, circa il 93% del totale, costituendo la vera e propria ossatura del tessuto produttivo italiano.

Il momento di forte incertezza e di brusco cambiamento che stiamo attualmente vivendo per effetto della pandemia ha indotto molti imprenditori a riflettere con maggior consapevolezza circa le strategie da adottare per salvaguardare il valore dell’azienda e assicurarne la sopravvivenza nella generazione successiva, contemperando l’obiettivo di salvaguardare la competitività dell’impresa con quello di garantire gli equilibri all’interno della famiglia. Obiettivi non semplici, posto che, purtroppo, statisticamente oltre il 50% delle imprese familiari non arriva alla seconda generazione. Tuttavia, il passaggio generazionale dell’impresa non può essere improvvisato, né realizzato affrettatamente, in un’ottica emergenziale. Al contrario, esso necessita di attenta pianificazione e richiede un arco di tempo piuttosto lungo per la sua realizzazione, in quanto implica un lavoro di valutazione della struttura e dell’evoluzione attesa della famiglia, della proprietà e dell’azienda, e comprende l’analisi di aspetti di natura non solo organizzativa, gestionale, giuridica, fiscale, economica e finanziaria, ma anche affettivi e psicologici. Recenti casi di cronaca dimostrano come, in assenza di una strategia successoria pianificata in vita dall’imprenditore, in presenza di più soggetti legittimari, possono crearsi dissidi familiari, che possono sfociare in accese liti giudiziarie e condurre alla chiusura dell’ azienda. Ciò conferma che la pianificazione delle fasi e delle modalità del processo di ricambio generazionale è efficace solo se avviata per tempo, ossia quando la generazione uscente è nel pieno delle proprie capacità, e con un orizzonte temporale di attività ancora sufficientemente lungo, tale da garantire un efficace presidio del processo, sotto la stretta supervisione degli organi di governo della società.

Il passaggio generazionale è dunque (non un evento, ma) un processo complesso, che coinvolge temi legati alla proprietà, al governo e alla gestone dell’azienda. Un processo che si articola in varie fasi, e generalmente interessa tutta la struttura aziendale, ovvero:

• l’organigramma aziendale (che spesso necessita di essere ristrutturato, in modo da favorire il principio meritocratico);

• la governance societaria (che dovrebbe essere moderna e funzionante, prevedendo meccanismi che consentano di separare il profilo proprietario da quello gestionale, nel rispetto di precise regole di accountability);

• la struttura finanziaria (che spesso necessita di essere potenziata, in modo da evitare situazioni di carenza di liquidità e di confusione tra la finanza personale dell’imprenditore e quella dell’azienda)

Qualsiasi processo di successione di un imprenditore o di una famiglia imprenditoriale dovrebbe rispondere a tre esigenze primarie:

• garantire la continuità dell’azienda, attraverso una nuova leadership che assicuri una buona gestione imprenditoriale e produca risultati positivi;

• garantire soluzioni eque dal punto di vista patrimoniale tra gli eredi, tenuto conto non soltanto del valore dell’azienda ma anche di altri beni patrimoniali;

• ridurre il più possibile i rischi di litigi tra i familiari della nuova generazione.

Tali esigenze sono possono essere difficilmente soddisfatte dalla rigidità dei tradizionali strumenti successori, i quali scontano gravi limiti, costituiti dalla necessità di non ledere i diritti che la legge riserva ai legittimari, dal principio dell’unità della successione (che rende il nostro ordinamento   scarsamente sensibile all’esigenza di differenziare la natura dei beni e le qualità personali degli eredi), e dal generalizzato divieto dei patti successori.

Di qui la necessità per l’imprenditore di realizzare, tramite una pianificazione adeguata,  un efficace passaggio generazionale attraverso strumenti alternativi al testamento e alla donazione, che consentano di trasmettere l’azienda o il pacchetto delle partecipazioni a uno o più beneficiari, senza lasciare insoddisfatti coloro che su quei beni, al momento dell’apertura della successione dell’imprenditore, possono vantare diritti tutelati dalla legge. L’ordinamento appresta una varietà di strumenti utilizzabili a tale scopo.

1. Patti di famiglia. Questo strumento, introdotto abbastanza di recente, consiste essenzialmente in un contratto con  cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie  quote ad uno  o più  discendenti, garantendo la tutela  dei futuri  legittimari. Il patto di  famiglia ha lo scopo di  favorire il passaggio  generazionale nell’ambito delle imprese familiari, tramite l’attenuazione del  divieto dei patti  successori, e gode - come successioni e donazioni - di un regime fiscale di favore. Tuttavia tale strumento presenta numerosi limiti applicativi - quali ad esempio la necessità della partecipazione alla stipula del patto di tutti i legittimari, il fatto che sia a carico dei soli assegnatari l’onere di tacitare i diritti degli altri legittimari, o, ancora, l’impossibilità per l’imprenditore di sperimentare in vita la qualità imprenditoriale del successore – che incidono pesantemente sulla sua utilizzabilità.

2. Statuti e patti parasociali. La pianificazione successoria è attuabile anche attraverso previsioni statutarie, quali le clausole di predisposizione successoria (che disciplinano gli effetti nei confronti della società e degli altri soci del passaggio mortis causa delle partecipazioni), le clausole di riscatto o di opzione (che prevedono in caso di morte di un socio l’obbligo degli eredi di offrire le quote o azioni acquistate agli altri soci ad un prezzo stabilito), i quali pongono peraltro delicati problemi di compatibilità con alcuni principi del nostro ordinamento. Al fine di conservare la continuità aziendale al momento del trapasso generazionale è inoltre possibile stipulare appositi patti parasociali – aventi la funzione di allocare le partecipazioni sociali o il governo della società – che tuttavia scontano il grave limite della necessità della comune volontà delle parti per il loro rinnovo, allo scadere del termine di 5 anni.   

3. Holding di famiglia. Una holding posta tra le persone fisiche e la società operativa consente di coinvolgere soci terzi nella proprietà, separando il tavolo “proprietario” dei soci familiari da quello

“aziendale”, gestionale. In questo modo si mantiene la continuità della società operativa, rinviando il momento decisionale in seno alla holding e riducendo le conseguenze negative di un dissidio tra familiari.

4. Trust. Tra le possibili soluzioni per il passaggio generazionale, una posizione privilegiata occupa senz’altro il Trust, la cui validità è stata definitivamente riconosciuta dalla giurisprudenza. Esso presenta, rispetto al patto di famiglia e agli strumenti di diritto societario, numerosi vantaggi, quali ad esempio:

• ha  funzione protettiva, in quanto la segregazione dei beni affidati al trustee assicura che i beni in trust siano finalizzati a realizzare lo scopo per cui il trust è stato istituito, isolandoli dalle vicende patrimoniali del disponente, del trustee e del beneficiario;

• i poteri attribuibili al trustee possono essere diversificati (può ad esempio nominare o revocare i beneficiari, sperimentare le  qualità del beneficiario designato a subentrare nella gestione, regolamentare la distribuzione  dei dividendi,  l’assegnazione della proprietà dei beni in trust, etc.);

• consente di lasciare il controllo dell’azienda di famiglia all’imprenditore, di verificare la meritevolezza dell’attribuzione dell’azienda o delle partecipazioni in favore di uno specifico beneficiario e di adattare periodicamente le determinazioni assunte al tempo della redazione dell’atto istitutivo al mutare delle circostanze, senza modificare l’atto che regolamenta la pianificazione patrimoniale;

• assicura che la volontà del disponente di devolvere la ricchezza familiare sia affidata ad un  soggetto terzo (il trustee), imparziale  rispetto  agli interessi dei familiari, per  tutto il tempo voluto dal disponente.

In sintesi, il trust costituisce uno strumento ideale per la pianificazione del passaggio  generazionale delle imprese di famiglia in chiave prospettica, in quanto è molto duttile e flessibile, idoneo a  preservare  l’unità  dell’impresa e a preservare le decisioni del disponente, lasciando il controllo dell’azienda all’imprenditore. Tuttavia, si tratta di uno strumento tecnicamente molto complesso, da maneggiare con grande cura e attenzione; in particolare deve essere assoggettato ad una legge straniera, che ne governa le regole di operatività e le connesse responsabilità, e che pertanto deve essere scelta molto oculatamente.

Per affiancare le famiglie imprenditoriali nel delicato processo del passaggio generazionale sono indispensabili regole e strumenti tali da consentire l’assunzione di decisioni tempestive, ordinate ed efficienti; è necessario quindi un pool di professionisti – consulenti patrimoniali, commercialisti, avvocati, notai – che affianchino e supportino l’imprenditore nell’individuazione degli strumenti tali da raggiungere una più efficace e meno onerosa tutela del patrimonio familiare, coordinando tutte le fasi della transizione. 

Si tratta di un ruolo complesso, che comporta il diretto contatto con l’imprenditore e la sua famiglia, e che privilegia, oltre a competenze tecniche (giuridiche, aziendalistiche, tributarie), doti comunicative, di ascolto e di mediazione; è infatti essenziale gestire il passaggio generazionale in modo da conservare inalterata la fiducia dei finanziatori e dei fornitori dell’impresa, evitando al contempo che possibili controversie tra i futuri eredi del dante causa conducano ad estenuanti liti giudiziarie. 


Studio legale Pandolfini

info@studio-pandolfini.it

www.assistenza-legale-imprese.it

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