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Il nuovo manager ha una missione green

Da un lato Federmanager avvia il percorso di certificazione di “manager per la sostenibilità”, dall’altro il Coordinamento Giovani, lancia il progetto Green Code. Ecco di cosa si tratta

Marco Scotti
Il nuovo manager ha una missione green

La parola sostenibilità ha ritrovato un’ulteriore centralità nell’agenda di governo italiano ed europeo. La Commissione presieduta da Ursula von der Leyen aveva deciso già prima dell’emergenza da Covid-19 di avviare un “Green Deal” da 1.000 miliardi di euro in 10 anni. Dopo la pandemia, quando il Recevory Fund (o Next Generation Eu) ha iniziato a prendere forma, ci si è immediatamente sincerati che il 37% dell’intero complessivo venisse investito in sostenibilità. La sola Italia, se dovesse essere confermata la cifra di 209 miliardi tra prestiti e capitali a fondo perduto, si troverebbe a dover investire oltre 77 miliardi per questo comparto. 

La sostenibilità deve diventare un driver per orientare le scelte d’impresa e non può più essere solo un elemento marginale

Proprio il nostro Paese, dunque, si trova nella condizione di dover premere in maniera convinta su questo tema, partendo dalla convinzione che non ci può essere ripresa senza un ricorso definitivo e preminente a un’economia circolare, orientata alle tematiche Esg e in cui tutti gli stakeholder abbiano ben chiaro il tema dell’impronta che viene lasciata dal business sull’ecosistema. Non solo ambientale, ma anche sociale, politico e industriale, in modo che tutti gli stakeholder remino nella stessa direzione. Non fa eccezione la classe dirigente, politica e manageriale, che deve farsi portatrice di questa nuova missione. «Il manager – sottolinea il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla – è la bussola delle imprese nel mare della complessità aumentata in cui ci troviamo oggi. La sostenibilità deve diventare un driver per orientare le scelte d’impresa, non può più essere considerata un elemento marginale. Per questo, vogliamo puntare sul profilo del manager per la sostenibilità, che ha competenze tecniche e trasversali necessarie a un nuovo modo di fare industria. La riconversione green della produzione è al centro della nostra attenzione». L’associazione guidata da Cuzzilla già da tempo è attiva per portare le istanze della sostenibilità nel mondo dirigenziale. In primo luogo, tramite il percorso BeManager, ha avviato la possibilità di certificare il manager per la sostenibilità. Si tratta di una figura che contribuisce all’evoluzione responsabile dei processi produttivi, gestisce il sistema ambientale dell’azienda avendo come obiettivi la sicurezza di prodotto e lo sviluppo di soluzioni per categorie svantaggiate. Cura i progetti di innovazione sostenibile, di conciliazione vita-lavoro, le pari opportunità e la responsabilità sociale d’impresa. Ecco perché Federmanager ha avviato un apposito percorso di certificazione di “manager per la sostenibilità”, finalizzato a offrire al mercato figure professionali in grado di incidere all’interno delle organizzazioni, attraverso scelte da assumere spesso a stretto contatto con i vertici aziendali. 

Green Code è il progetto avviato dal Coordinamento Giovani Federmanager. “Code” sta per change organization data energy

Un’altra iniziativa è rappresentata dal progetto Green Code, ovvero un lavoro portato avanti dal Coordinamento Giovani Federmanager e i 40 finalisti del Premio Giovane Manager Federmanager 2019. Code è l’acronimo di Change Organization Data Energy, quattro aspetti fondamentali di un qualsiasi percorso di sostenibilità. «Siamo partiti da un foglio bianco – ci spiega Renato Fontana, coordinatore del Gruppo Giovani di Federmanager – senza preconcetti, cercando di individuare quattro aree  di intervento e, da qui, tutte le possibili soluzioni che ci venivano in mente. Alcune di queste proposte sono già più sostanziate dal punto di vista tecnologico, altre sono addirittura delle best practice per qualche ente di ricerca. Il prossimo passo è riuscire a identificare le migliori idee e cercare di metterle in pratica. Il principio su cui ci baseremo non sarà tanto quello della mera trasformazione tecnologica, ma piuttosto della possibilità di essere rapidamente efficace e con il migliore impatto possibile». Green Code parte dall’assunto che vi sia un’urgenza di cambiamento non più procrastinabile. Anche la filiera muta radicalmente pelle: uso, riuso, riciclo, circolarità, filiera, contaminazione tra settori e ibridazione delle competenze, questi i nuovi orizzonti per evolvere modelli di business lineari ormai non più coerenti e, anche economicamente, a tendere, non più sostenibili. Inoltre occorre ripensare i processi organizzativi dell’impresa, le modalità di lavoro, le modalità di accesso al credito da parte di un’organizzazione e i modelli di concorrenza e di educazione delle nuove generazioni in un’ottica sempre più sostenibile. Sopravvivranno nel futuro quelle organizzazioni e aziende che avranno giocato d’anticipo, ovvero avranno colto per tempo i segnali dal contesto, permeando i propri processi aziendali, business e prodotti e servizi di attenzione alla sostenibilità. Un altro aspetto del radicale cambiamento che deve essere messo in atto riguarda i dati, il petrolio del ventunesimo secolo. Big data, Blockchain, intelligenza artificiale e processi di digitalizzazione, sono tutti temi che ci pongono oggi di fronte a grandissime opportunità e possono veramente fare la differenza nella sfida Green che ci attende. Infatti, l’utilizzo di queste tecnologie dev’essere necessariamente orientato al benessere dell’umanità e del pianeta e deve fungere da acceleratore nei processi di decarbonizzazione, di sostenibilità sociale e di sviluppo economico sostenibile. Senza contare che la sostenibilità non può prescindere da un’energia più green, dal momento che la domanda globale continua ad aumentare (si prevede crescerà di oltre il 30% da qui al 2040). «È tutta l’agenda delle priorità a essere profondamente cambiata – ci racconta Francesca Paludetti, Head of M&A and sustainable development in Sapio – e lo è ancora di più dopo il Covid. Non si era mai parlato così tanto di idrogeno come nell’ultimo mese, nonostante non sia proprio una novità. Ma ora l’Europa ci sta finalmente puntando, ed ecco che tutti ne parlano. La spinta al cambiamento deve venire da tutti, dai manager, dalle istituzioni, dalle aziende, dagli stakeholder. Proprio questi ultimi hanno ormai capito da tempo che la sostenibilità è parte del business. Gli Esg stanno decollando, i fondi più importanti hanno dichiarato che non punteranno più su imprese che non puntino sul green, abbandonando al contempo quei soggetti che puntano ancora sul petrolio. La filiera è cambiata: le banche danno più fondi a chi è sostenibile, a chi si riconverte. E non è un caso che le piattaforme petrolifere vengano progressivamente trasformate in impianti per produrre idrogeno da offshore wind. La trasformazione coinvolge non soltanto le grandi imprese che devono realizzare il report a fine anno, ma anche i piccoli, che magari fanno parte di filiere e che si devono adeguare di conseguenza». 

Il Premio Giovane Manager

Un premio ai giovani manager che stanno innovando l’impresa. L’idea è del Gruppo Giovani di Federmanager che per il terzo anno consecutivo ha lanciato il contest che individua il talento manageriale under 44, selezionando oltre 2.000 curricula e scegliendo i migliori grazie agli head hunter di Hays Italia. Sul podio del Premio Giovane Manager 2019 è arrivata Paola Boromei, laurea in Psicologia dell’organizzazione, specializzazione in Risorse umane e organizzazione presso SDA Bocconi di Milano e un executive master in Global leadership presso la business school INSEAD di Fontainbleau. Boromei è in Snam dal 2017, dove è executive vice president human resources & organization. «Sono felice di questo premio, di cui condivido il merito con le persone che collaborano con me», ammette. «Lo considero un riconoscimento all’impegno per rendere Snam un ambiente di lavoro sempre più aperto e inclusivo, favorendo l’engagement e la crescita professionale. Viviamo un’epoca di profonde trasformazioni, che impongono alle aziende e alle persone grande flessibilità e capacità di adattamento, oltre che un dialogo continuo con gli stakeholder. Continueremo a impegnarci in questo».

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