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La geopolitica non è più soltanto una variabile esterna da osservare, ma un rischio finanziario da misurare nei bilanci, nei portafogli creditizi e nei piani di emergenza. Con il primo stress test inverso dedicato alle tensioni internazionali, la Banca centrale europea ha chiesto agli istituti dell’area euro di immaginare la crisi più pericolosa per il proprio modello di business. Il risultato mostra banche più preparate a riconoscere gli shock, ma anche debolezze operative, valutazioni poco granulari e contromisure talvolta troppo ottimistiche.

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Una crisi costruita su misura

A differenza delle prove tradizionali, nelle quali tutte le banche affrontano lo stesso scenario macroeconomico, il test inverso parte dall’esito finale: una riduzione di almeno 300 punti base del coefficiente patrimoniale Cet1. Ciascuno dei 110 istituti coinvolti ha dovuto individuare gli eventi geopolitici capaci di produrre quella perdita, ricostruendo gli effetti su capitale, liquidità e raccolta. La Bce ha giudicato gli scenari generalmente coerenti con le vulnerabilità individuali, pur rilevando margini di miglioramento nella traduzione delle crisi in conseguenze finanziarie concrete.

Guerre, energia e catene di fornitura

Nei modelli elaborati dagli istituti compaiono conflitti militari, sanzioni economiche, tensioni commerciali, crisi energetiche, cyberattacchi e interruzioni delle forniture. Il principale canale di trasmissione indicato dalle banche è quello dell’economia reale: produzione più debole, aumento dei costi e difficoltà delle imprese possono trasformarsi in maggiori rettifiche sui prestiti. I settori considerati più esposti sono manifattura, energia e trasporti, mentre per gli istituti con grandi attività di mercato pesano anche la contrazione delle commissioni e il calo dei ricavi da trading.

Il punto debole della liquidità

Nel complesso, anche negli scenari più severi, la liquidità delle banche è rimasta sopra i requisiti minimi regolamentari. Francoforte ha però osservato che alcuni istituti hanno previsto variazioni troppo contenute degli indicatori di raccolta, nonostante il forte deterioramento patrimoniale imposto dal test. Un’impostazione che rischia di sottovalutare il legame tra crisi di solvibilità e tensioni sulla liquidità. La vigilanza chiederà quindi di rendere più credibili le simulazioni e di integrare meglio anche rischi informatici e dipendenze dai fornitori tecnologici esterni.

Piani di emergenza sotto esame

Per reagire agli shock, le banche hanno ipotizzato aumenti di capitale, riduzioni dei costi, cessioni di attività e modifiche alle politiche sui dividendi. Le misure sono state considerate in larga parte plausibili, ma la Bce ha individuato casi fondati su ipotesi difficili da realizzare durante una crisi sistemica, come vendere portafogli rapidamente o raccogliere capitale a condizioni favorevoli. I risultati entreranno nel dialogo di vigilanza e nelle valutazioni qualitative dello Srep, senza determinare modifiche automatiche ai requisiti patrimoniali di secondo pilastro.