Il governo si affanna a decarbonizzare e il sindaco di Genova, con l’incredibile appoggio del presidente dell’Autorità portuale, carbonizza. Il ministro Cingolani progetta e comunica la svolta energetica green, e un pezzo del porto di Genova viene immolato allo stoccaggio di materiali petrolchimici esplosivi. La sicurezza delle persone e delle località viene posta, a chiacchiere, al centro di tutte le grandi opere del Pnrr, e si permette l’abominio che una piccola opera vada a porre una minaccia mortale – modello Beirut – nel cuore di una città con seicentomila abitanti.

E’ l’assurdità del caso Genova

Ieri il Comitato di gestione del Porto di Genova, strafregandosene del parere negativo appena espresso dalla sua Commissione Consultiva, ha approvato sia pure a maggioranza e con qualche richiesta di chiarimento e approfondimento il trasferimento (con ampliamento) da Moltedo a Sampierdarena – sull’area portuale Somalia del Terminal San Giorgio – di un enorme deposito di carburanti e prodotti chimici proposto al Sindaco Commissario Marco Bucci da “La Superba” (e Carmignani), ditte specializzate. Nel frattempo – ironia della sorte – lo stesso sindaco ha approvato l’ordinanza anti-botti di Capodanno che li proibisce del tutto in città. Come dire: i tracchi no, il rischio Beirut sì.

Una marcia forzata verso l’azzardo

Dunque la marcia forzata verso l’azzardo, voluta dal sindaco-manager – che, dopo l’innegabile successo della ricostruzione del Morandi, si è evidentemente abituato ad agire di testa sua – ha compiuto un passo in avanti purtroppo importante – anche se non decisivo, perché il fuoco di sbarramento contro quest’assurdità appare intenso. E perché l’ultimo ok spetta al Consiglio Superiore dei lavori pubblici: per non parlare dei vari ricorsi al Tar che già pendono da parte i vari soggetti danneggiati. Il fuoco di sbarramento contro questa evidente mattana dell’amministrazione comunale e dell’Autorità, arriva innanzitutto dal fronte politico: sia il Pd che i Cinquestelle dicono no. Il Pd ha rivolto a Bucci dieci domande ad alzo zero. Tra le quali le più incalzanti riguardano il senso della spesa pubblica di 30 milioni comportata dalla decisione e la sua scadenza, il 15 gennaio; e il saldo occupazionale dell’operazione, che i portuali prevedono disastroso. Per fare spazio al deposito, si compromette l’attività delle autostrade del maregestita a Ponte Somalia dal Gruppo Grimaldi (che è socio di Economy Group, editrice di Economy), che assorbono molta manodopera, mentre si fa spazio a un deposito dove di manodopera ce n’è ben poca. Sostanzialmente si sa che all’operazione è contrario anche il governatore ligure Giovanni Toti, che però non si è espresso ancora, forse per solidarietà di schieramento con Bucci, il quale guarda alle elezioni comunali della prossima primavera con la ferma intenzione di farsi rinnovare, obiettivo per il quale  certamente cerca consensi.

Basse logiche di consenso elettorale

E in questo senso la mossa di favorire Moltedo – quartiere di prevalente orientamente verso il centrodestra – danneggiando Sampierdarena, dove ha sempre prevalso il voto a sinistra, rientra perfettamente nella strategia elettoralistica del sindaco. Che – secondo indiscrezione di fonti interne a palazzo Tursi, sede del Comune di Genova – se non bloccasse quei soldi con una delibera di giunta, a causa di qualche gabola procedurale potrebbe perderli: di qui la fretta. In una risoluzione, i Cinquestelle sottolineano che “la richiesta del sindaco Bucci di spostare i depositi petrolchimici di Multedo nell’area sampierdarenese di Ponte Somalia è inaccettabile sotto tutti i profili e significa di fatto trasferire il problema da un’area densamente popolata a un’altra, per giunta caratterizzata da traffici portuali intensi, ignorando i rischi per i cittadini e la salute”. Da notare, a margine, un gesto deprimente per il metodo e lo stile, più che rilevante nei suoi effetti.

La Commissione consultiva ignorata

Ieri la Commissione Consultiva dell’Autorità portuale – pur se poi delegittimata dal presidente dell’Autorità stessa, Paolo Emilio Signorini – si è pronunciata sull’ipotesi ed ha votato contro: 6 no, 2 astenuti, 3 sì. Ebbene, di chi sono stati i 3 sì? Del presidente Signorini, che stavolta ha deciso di fare arbitro-giocatore (ovviamente di regola i presidenti non votano, in sede consultiva); del rappresentante della Fai, l’associazione dei trasportatori che gravita nell’ampia orbita di Fabrizio Palenzona, già amministratore della Moby Lines, cioè del fallito armatore Vincenzo Onorato, vano rivale del gruppo Grimaldi con le navi dell’altrettanto fallita Tirrenia; e di Matteo Catani, rappresentante degli armatori in quella Commissione, su mandato di Assoarmatori. Fermi tutti: per la cronaca, Catani è amministratore delegato di Grandi Navi Veloci, gruppo di traghetti controllato da Aponte, unico concorrente di Grimaldi su Genova. Un minimo di stile, di correttezza commerciale, avrebbe dovuto indurlo quanto meno ad astenersi. Invece macchè: da rappresentante degli armatori, vota affinchè siano sottratti ad un armatore spazi operativi a favore di terzi. Indifferente al suo colossale conflitto d’interessi. Come dire: signori si nasce. Infine: quando un anno fa Grimaldi ipotizzò di far transitare per il Terminal San Giorgio anche qualche nave passeggeri, l’Autorità disse di no perché il transito delle persone sarebbe stato incompatibile, in quanto rischioso, con la movimentazione delle merci ordinarie. Invece adesso la movimentazione di esplosivi e carburanti è compatibile con i condomini cittadini a 100 metri. Bravo sindaco!