Generazione Z

Il 52% degli appartenenti alla generazione Z si sente stressato e sperimenta sintomi di burnout a causa del lavoro. Tuttavia, la maggior parte dichiarano di sentirsi felice del lavoro che svolgono ogni giorno. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto di Jabra Mind the Gap – How Gen Z is Disrupting the Workplace in 2024, secondo cui il 74% dei generazione Z crede che cambiare lavoro sia un fattore di sviluppo della carriera. Mentre, il 43% lo considera più importante della vita privata.

Come vive il lavoro la generazione Z

La generazione Z è considerata la generazione più flessibile dal punto di vista lavorativo, con l’89% del campione che lavora in posti che consentono di scegliere i propri orari. Tuttavia, i gen Z si dichiarano soddisfatti del lavoro, ma sono anche alla ricerca di una strategia di uscita. Oltre il 70% si dichiara soddisfatto, ma il 52% si sente sotto stress. Il 48% prevede di cambiare lavoro nel prossimo anno.

Oltre la metà si sentono stressati ma felici

La generazione Z è spesso definita come quella che vuole tutto, che desidera lo sviluppo della carriera, la flessibilità e l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Tuttavia, al contrario di quanto si pensa, il 43% della gen Z preferisce la carriera. Mentre, per il 27% l’equilibrio tra lavoro e vita privata è considerato uno dei principali fattori del successo professionale. Questo indica che la gen Z non ritiene di dovere scendere a compromessi per avere tale equilibrio.

Per il 43% il lavoro è più importante della vita privata

Il lavoro ibrido ha certamente aiutato molti a conciliare vita privata e professione, in particolare i nativi digitali della gen Z. Tuttavia, alla domanda su cosa li faccia sentire in sintonia con i colleghi, il 34% della gen Z ha ritenuto che il confronto “faccia a faccia”, anche con i manager, sia un fattore chiave. I gen Z sono più propensi ad affidarsi agli strumenti digitali e alla tecnologia per tenersi in contatto e sentirsi in sintonia con i colleghi. Questo potrebbe spiegare perché più della metà dei boomers, dei gen X e dei millennials considera la comunicazione di persona come il fattore principale del senso di appartenenza. A differenza del 45% della gen Z che vi ha attribuito il primo posto. Nel complesso, il ruolo della tecnologia mira a colmare il divario ibrido e ad alimentare un senso di appartenenza completo con i dipendenti di tutte le generazioni.

Gen Z vuole un manager empatico

Appartenere è una cosa, ma sentirsi ascoltati sul posto di lavoro è un’altra. Non è un segreto che la generazione Z sia a suo agio nel parlare di argomenti difficili, come la salute mentale e la diversità. Ma questo si traduce anche nelle loro esperienze professionali? Sembra di no: il 36% degli appartenenti alla Gen Z non si sente a proprio agio nell’affrontare con il proprio manager il tema dell’infelicità sul lavoro. La generazione Z preferirebbe avere un manager empatico (38%) rispetto a uno esperto (9%), mentre l’onestà e l’integrità sono 5 volte più importanti dell’esperienza. La Gen Z consideri la cordialità una qualità significativamente più alta rispetto alle altre generazioni (il 33% la considera una skills importante, mentre solo il 23% delle altre generazioni la reputa un fattore di primo piano).

Il confronto con le altre generazioni è marcato

«Non abbiamo mai vissuto un’epoca con differenze generazionali così marcate per quanto riguarda la concezione del lavoro», Paul Sephton, head of brand communications di Jabra. «È fondamentale che i leader cerchino di comprendere i complessi paradossi del modo in cui le nuove generazioni percepiscono il mondo professionale. In ottica futura, le aziende dovranno considerare le conseguenze che la mentalità della Gen Z potrebbe avere sulla forza lavoro. Fornire ai giovani dipendenti gli strumenti necessari – sia tecnici, che psicologici – per massimizzare il benessere e la produttività, sarà un impegno non negoziabile per chi punta al successo a lungo termine».