Pamela Bonavita, managing director di PageGroup

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”. Sono queste le parole riportate nell’articolo 37 della Costituzione Italiana. Secondo gli ultimi dati Istat il numero delle donne occupate ha raggiunto oggi il valore più alto mai toccato da vent’anni. Sono circa 10 milioni le donne occupate contro i 13 milioni di uomini. Un segnale sicuramente positivo sebbene resti ancora molta strada da fare per consentire una partecipazione attiva e favorire la gender parity nel mercato del lavoro.

Avvocatura e parità di genere: la situazione di mercato. In questo scenario generale del mercato del lavoro in merito alla gender parity, qual è la situazione attuale nel mondo legal? A livello di avvocatura generale, sono stati fatti grandi passi in avanti. Ad oggi le donne iscritte all’albo rappresentano il 47,7%, contro il 52,3% di uomini. Una parità di genere finalmente molto vicina?

«Il dato esclusivamente numerico» – precisa Pamela Bonavita, managing director di PageGroup – «non racconta in realtà tutta la verità: questa parità numerica è solo formale o anche sostanziale? La percentuale di avvocate attive nei primi 50 studi legali d’affari in Italia è pari al 43%. Di questa percentuale, però, solo il 22% è rappresentata da socie. Analizzando la situazione nelle realtà principali del settore si nota che, mentre nella fase iniziale del percorso professionale il genere femminile è presente in misura addirittura preponderante, con studi legali che superano il 63% di donne e altri ben oltre il 50%, la percentuale cala drasticamente quando si passano in rassegna incarichi di partnership. In questi casi, la percentuale di socie presenti si attesta intorno al 20%, segnalando una condizione di forte disuguaglianza nei confronti dei colleghi maschili».

Disparità di genere: perché è così marcata nelle posizioni di leadership? La riduzione della rappresentatività del genere femminile nel corso del percorso professionale è sicuramente da ricondurre ad una serie di fattori culturali e di motivazioni intrinseche delle stesse professioniste. Da un lato, infatti, ancora oggi siamo abituati ad associare la professione forense a un ruolo maschile. Dall’altro sono le stesse professioniste ad incontrare difficoltà ad affermare il proprio ruolo.

«Gli studi legali» – aggiunge Bonavita – «stanno affrontando la sfida di promuovere politiche e sistemi di welfare che siano in grado realmente di supportare le esigenze familiari dei loro collaboratori. Il livello di impegno richiesto ha sempre reso infatti difficile la conciliazione della vita professionale con quella familiare. L’impatto è particolarmente significativo sulle donne/madri lavoratrici. Questa situazione pone le donne, talvolta ancora oggi, di fronte a una difficile decisione: continuare la loro carriera professionale o rinunciare a opportunità di crescita per preservare gli aspetti personali della loro vita?

Strategie per ridurre il divario di genere nel settore legal. PageGroup consiglia di analizzare i dati oltre l’aspetto meramente numerico, ed affrontare le reali problematiche e sfide che vengono poste alle donne. In poche parole fare un primo passo verso la diversità di genere, cercando di fare di questa diversità un punto di forza per un mondo lavorativo migliore.

E qualcosa, per fortuna, si muove. Diverse realtà si sono attivate e stanno iniziando ad attivarsi sempre più per promuovere un luogo di lavoro più equo ed inclusivo. Le aziende si stanno muovendo per facilitare l’accesso a posizioni apicali indistintamente a tutti i professionisti, anche attraverso certificazioni della parità di genere. Questi riconoscimenti attestano il rispetto di alcuni criteri come, ad esempio, equità remunerativa per genere, conciliazione vita-lavoro e tutela della genitorialità. Nonostante innegabili passi in avanti, però, la strada che conduce alla gender parity è ancora lunga e tortuosa.

«Il viaggio – conclude Pamela Bonavita – potrà dirsi davvero concluso quando si approccerà al tema sia in termini di parificazione numerica e formale, sia di differenziazione e valorizzazione delle peculiarità di ciascun genere e di considerazione del valore reale del lavoro svolto. L’auspicio è che non si continuino ad adottare politiche innovative per attutire i deficit che sussistono in un modello vita-lavoro ormai superato, ma che si crei un nuovo modello, ridisegnato sulle esigenze di benessere delle persone che, ormai, sono valori imprescindibili per tutti, uomini e donne».