Gender gap: a che punto siamo?

BIP, una delle principali società di consulenza in Europa, attraverso il proprio Centro di Eccellenza Human Capital, guidato da Alessia Canfarini, Partner BIP, ha presentato i risultati dell’indagine Gender Gap: a che punto siamo?, condotta in collaborazione con ValoreD.

La ricerca prende avvio dal confronto nato in seno all’Advisory Board del Women’s Equality Festival, prima manifestazione nazionale sulla parità di genere in Italia, tenutasi a Lecce nell’ottobre 2021. L’obiettivo dell’indagine è stato quello di raccogliere il punto di vista delle organizzazioni rispetto alla cultura di genere, approfondire e arricchire la conoscenza delle principali strategie di azione ed evidenziare best practice, fattori critici e ostacoli nello sviluppo delle azioni mirate a rafforzare la Gender Equality.

L’indagine, condotta tramite una survey digitale e delle interviste in profondità, ha coinvolto oltre 100 imprese player di mercato su tre principali tematiche: Lavoro e indipendenza economica della donna; Work-life balance delle persone care giver; Contrasto alla violenza di genere.

Dai risultati sono emerse le best practice introdotte dalle organizzazioni: dal supporto all’imprenditoria femminile – soprattutto nel sud Italia – nel settore della circular economy, attraverso programmi di finanziamento e consulenza delle startup; all’introduzione di policy sulla genitorialità, inclusive della madre e del padre; allo sviluppo di canali di comunicazione diretta con le forze dell’ordine per la segnalazione di violenza di genere domestica e sui luoghi di lavoro.

La formazione risulta essere il fil rouge dei tre focus di indagine, indicata dal 50% degli intervistati tra le attività a sostegno del lavoro e dell’indipendenza economica delle donne e dal 43% per il contrasto alla violenza di genere nelle organizzazioni.

Accanto all’attività di formazione costante per la riuscita di un percorso di inclusione all’interno dell’organizzazioni risultano fondamentali il sostegno del Ceo e il commitment da parte del top management (oltre il 70% del campione).

 Tra gli altri fattori critici di successo, sono emersi lo sviluppo del networking sia interno che esterno e la comunicazione come leva strategica quando volta a favorire l’engagement e l’adesione alle iniziative lanciate ed a stimolare specifici comportamenti inclusivi.

Le attività delle organizzazioni sul tema della valorizzazione ed inclusione delle diversità è abbastanza recente. Oltre il 53% del campione ha, infatti, avviato il proprio impegno solo negli ultimi 3 anni. I principali ostacoli che le organizzazioni affrontano nel percorso sono riconducibili principalmente a: resistenza da parte del management (36%) o comunque dimostrazione di scarso engagement (27%), spesso legato ad una generalizzata paura del cambiamento, assenza di una strategia specifica (27%) e di una strategia definita (41%), ridotta visibilità e consapevolezza del fenomeno a tutti i livelli dell’organizzazione (36%).

Il Report è partito dallo studio del contesto attuale. Secondo il “Global Gender Gap Report 2021” del World Economic Forum, si allungano di 36 anni i tempi per l’annullamento delle differenze tra uomini e donne: da un’aspettativa di 99,5 anni a una di 135,6 anni. In questa classifica, l’Italia risulta 63esima su 156 Stati.

La strategia operativa per muovere i primi passi e fissare un piano di azione che porti a impatti tangibili nell’ambito della parità di genere nelle organizzazioni si sostanzia principalmente nello sviluppo del networking e delle partnership. In particolare, l’adesione a network dedicati apre infatti al dialogo e al confronto con altre realtà, nazionali ed internazionali, da cui attingere best practice e con le quali collaborare per avviare percorsi virtuosi.

 “La più grande sfida che ci attende è un cambiamento in grado di abbattere una volta per tutte i bias culturali”, commenta Alessia Canfarini, Partner BIP e Responsabile del Centro di Eccellenza Human Capital.

“I numeri esprimono questo bisogno meglio delle parole”, prosegue Alessia Canfarini. “Il divario rimane infatti ancora evidente quando si parla di equità salariale: l’80% delle persone che hanno perso il lavoro durante la pandemia sono donne che, a parità di posizione e responsabilità in azienda, mediamente percepiscono uno stipendio che è circa il 15% inferiore a quello dei colleghi. Oggi occorre studiare a fondo il fenomeno, comunicare le tematiche in modo costruttivo, alimentare costantemente il dialogo. Ora è il momento di agire, instancabilmente, in questo senso”.