Il conto cambia da oggi, sabato 26 settembre. Per chi viaggia a diesel il paracadute fiscale diventa più piccolo e una parte dello sconto sulle accise viene meno: l’aliquota sul gasolio sale da 572,90 a 622,90 euro per mille litri. Tradotto alla pompa, la differenza fiscale è di 5 centesimi al litro prima dell’Iva e arriva a 6,1 centesimi considerando l’imposta al 22%. È questo il rincaro teorico che, a parità di tutte le altre componenti del prezzo e nell’ipotesi di integrale trasferimento al consumatore, può arrivare sul conto degli automobilisti da oggi. Il nuovo regime resterà in vigore fino al 5 ottobre.
Da oggi 6,1 centesimi in più: quanto pesa sul pieno
La novità nasce dal dimezzamento dell’agevolazione rispetto ai giorni precedenti. Fino a ieri l’accisa era fissata a 572,90 euro per mille litri; da oggi passa a 622,90 euro. L’aumento fiscale è quindi di 50 euro ogni mille litri, cioè 5 centesimi al litro, che diventano 6,1 centesimi con l’Iva. Su un rifornimento da 40 litri l’impatto massimo teorico è di circa 2,44 euro; su 50 litri sale a 3,05 euro e su un pieno da 60 litri raggiunge 3,66 euro. Non significa però che tutti i distributori aumenteranno automaticamente il prezzo esattamente di questa cifra: quotazioni internazionali, margini e politiche commerciali possono assorbire o amplificare il movimento.
Lo sconto fiscale resta, ma si riduce della metà
Il punto è che il sostegno non scompare completamente. L’aliquota ordinaria di riferimento per benzina e gasolio nel 2026 è stata fissata a 672,90 euro per mille litri: fino al 25 settembre il diesel godeva quindi di una riduzione di 100 euro per mille litri, mentre da oggi il vantaggio scende a 50 euro. In termini di prezzo finale, lo sconto passa così, in linea teorica, da circa 12,2 a 6,1 centesimi al litro, Iva compresa. Il decreto-legge approvato a settembre stabilisce espressamente questa seconda fase dal 26 settembre al 5 ottobre, dopo quella più generosa valida dal 18 al 25 settembre.
Da lunedì entra in scena Eni: diesel non oltre 2,19 euro
Sul rincaro fiscale si innesta però, a distanza di appena due giorni, una nuova misura commerciale. Eni ha annunciato che da lunedì 28 settembre applicherà nelle stazioni Enilive un price cap di 2,19 euro al litro per il diesel e di 1,99 euro per la benzina. Secondo il comunicato della società, i due tetti si collocano circa 17 centesimi sotto gli attuali livelli medi e saranno applicati inizialmente per trenta giorni, con la possibilità di una proroga fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti.
Tra accise e prezzi internazionali, il nodo resta dopo il 5 ottobre
Per gli automobilisti si apre quindi una fase a due velocità: da oggi diminuisce lo sconto pubblico sul diesel, mentre da lunedì una parte della rete introduce un limite commerciale al prezzo. Sullo sfondo resta soprattutto la scadenza del 5 ottobre, termine previsto dall’attuale decreto per l’aliquota ridotta a 622,90 euro per mille litri. La traiettoria successiva dipenderà dalle eventuali nuove misure e dall’andamento dei mercati energetici. Eni, nel motivare il proprio intervento, richiama proprio la contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati e la riduzione della capacità di raffinazione europea come fattori che hanno spinto verso l’alto i prezzi dei carburanti.
















