Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin
Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin

L’Italia potrebbe produrre rapidamente molto gas in più “ma con queste regole ci vorranno anni, forse decenni.Anche se tecnicamente un raddoppio della produzione da 3 a 6 miliardi di metri cubi sarebbe possibile in un anno”. Il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, è scettico sul fatto che un aiuto al caro energia possa arrivare in tempi brevi da un rafforzamento della produzione nazionale, sia per quanto riguarda il gas, sia per le rinnovabili. Una perplessità che si aggiunge agli allarmi sui prezzi che arrivano dagli analisti finanziari Usa sulle possibili conseguenze di una guerra in Ucraina: petrolio a 100 dollari e tonfo dei mercati. Previsioni in parte anticipate dalle quotazioni di venerdì con le quotazioni del greggio Wti che hanno raggiunto il massimo da 7 anni a 93,10 dollari al barile. Oggi Milano veleggia ampiamente in calo di oltre il 3%, con lo spread risalito oltre quota 170.

Raddoppiare la produzione di gas?

Sul fronte del gas , spiega Tabarelli, nel 2021 la produzione nazionale di gas ha raggiunto il minimo dal 1954 a 3,2 miliardi di metri cubi. L’Italia ha toccato il picco nel 1991 con 21 miliardi di metri cubi e potrebbe oggi facilmente arrivare a 10 miliardi di metri cubi in più all’anno, 7 miliardi di euro in valore. Il nostro paese nel 2021 ha consumato circa 72 miliardi di metri cubi di gas ed un raddoppio della produzione in tempi brevi potrebbe portare a coprire almeno il 10% del fabbisogno. Proprio venerdì il Mite ha pubblicato il Pitesai, una sorta di piano regolatore nazionale che individua le aree idonee alla prospezione all’estrazione di idrocarburi su terra e offshore, dopo la moratoria imposta nel 2019, che potrebbe essere accompagnato da un pacchetto di norme per sbloccare le trivelle. Ma il presidente di Nomisma Tabarelli riserva al piano parole dure .”È un mostro contro la politica energetica; è frutto della volontà del governo di fare qualcosa ma che di fatto rende tutto impossibile. Eppure è un delitto lasciare non sfruttati sottoterra miliardi di euro di gas che potrebbero fare il nostro pil”.

Perché l’aumento della produzione non abbatterebbe i prezzi

L’aumento della produzione inoltre, ricorda, non servirebbe a ottenere il crollo dei prezzi che attualmente sono determinati a livello europeo anche se si potrebbe tornare al meccanismo dei contratti a lungo termine con la Russia , visto che chi aveva fatto contratti di acquisto a lungo termine aveva il gas a 35 centesimi a metro cubo. Insomma, dice, bisogna al più presto attivare il North Stream 2. Di certo, quando questa crisi sarà finita, lascerà delle cicatrici e saranno necessari negoziati diversi anche con la Russia. E non sarebbe male avere anche un mercato spot tutto italiano”. La situazione in Italia per ora non è un granchè neanche sul fronte delle rinnovabili: idroelettrico, fotovoltaico ed eolico coprono il 5% della domanda energetica nazionale, il 16% della produzione”. E dare un impulso per un incremento netto in tempi rapidi non è facile: forte è il dibattito nelle aree maggiormente interessate da un forte sviluppo degli impianti. Certo è vero “ora c’e’ una volontà politica più forte di prima e soprattutto c’è la crisi climatica”, ma secondo il presidente di Nomisma Energia i tempi saranno comunque lunghi ed un vera alternativa energetica per ora non esiste; o meglio è solo una: “consumare di meno”.