Il regime russo, attraverso la controllata Gazprom, aveva annunciato una nuova chiusura dei rubinetti. I tubi che ci riforniscono dal gasdotto Nord Stream 1 resteranno a secco per tre giorni, dal 31 agosto al 2 settembre. Le conseguenze non si sono fatte attendere troppo. I venti di guerra hanno ripreso a soffiare sui prezzi del gas naturale che oggi registrano una impennata a due cifre: +17%.
Quanto costa il gas
Una fiammata che porta il gas al prezzo esplosivo e record di oltre 286 euro al MWh (megawattora) sulla piazza dei mercati di Amsterdam. Un rialzo che fa salire i contratti futures del 16,95% a 286,38 euro (quasi 290 euro!). A Londra una singola unità termica (Mbtu) di gas naturale vale 5,6 sterline (+21,5%).
Un balzo che ha scaldato di colpo i mercati finanziari, già nervosi per le stime economiche europee poco incoraggianti, e che avrà ricadute inevitabili sulle bollette dei comuni cittadini, già appesantite dal caroprezzi e dagli aumenti del costo dell’elettricità.
A oggi il costo del gas stabilito da Arera, per chi ha un contratto in regime di tutela, è di 1,049988 euro per Smc (standard metro cubo). Nel mercato libero il costo è stabilito dai vari fornitori.
Come risparmiare gas
È durato poco l’entusiasmo generato dal calo dei costi dei carburanti, tagliati al dettaglio grazie alla riduzione delle accise voluta dal governo attraverso gli ultimi Decreti. Ora ci aspetta “un autunno difficile” per aziende e famiglie, dichiara preoccupato Stefano Besseghini, presidente Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.
Mai come ora, spiega Besseghini, occorre spingere con decisione sulla riduzione dei consumi per far calare la centralità del gas, proseguire sulla strada della transizione energetica verso gli obiettivi emissioni zero decisi a Bruxelles.
Arera non ha dubbi: occorre anche un tetto al prezzo del gas, o comunque un maggiore controllo sui prezzi al Ttf, l’indice di borsa del gas nel mercato dei Paesi Bassi che permette il commercio all’interno della rete olandese e in tutta Europa.
Arera propone la sospensione temporanea del mercato degli Ets, i titoli legati alla emissione di Co2, che comunque dovrà essere ridotta il più possibile, tanto è vero che il Parlamento Ue proprio quest’anno ha approvato lo stop alla vendita di auto a benzina, diesel e GPL dal 2035.

Eni scopre un giacimento a Cipro
La notizia dei nuovi rincari di oggi è intiepidita solo dalla scoperta di Eni, che poco fa ha annunciato di aver trovato enormi quantità di gas a circa 160 chilometri al largo di Cipro, in una profondità d’acqua di 2.287 metri. Una nota dell’azienda specifica come il blocco sia operato da Eni Cyprus con una quota del 50%. TotalEnergies è partner con il restante 50%. Le stime preliminari, si legge, “indicano circa 2,5 Tcf (trilioni di piedi cubi) di gas in posto, con un significativo potenziale aggiuntivo che verrà valutato con un ulteriore pozzo esplorativo”.
Così, dopo gli accordi tra il premier Mario Draghi stipulati in Algeria (qui i dettagli dell’accodo Italia Algeria sul gas), l’asse si sposta ulteriormente dall’est verso l’area mediterranea.
Ma questa notizia non tranquillizza i sonni. Nel più breve tempo possibile i membri europei non dovranno più dipendere dai produttori di energie inquinanti, strumento di ricatto nei tentacoli di regimi dittatoriali come quello di Putin. In gioco non ci sono solo la salute umana e dell’ambiente. A rischio c’è anche la tenuta delle democrazie occidentali.













