Il G7 deve fare sul serio, rafforzare le iniziative congiunte, attuare azioni tempestive e mirate sui grandi temi dell’economia, dello sviluppo e della società: solo così il mondo riuscirà a vincere le sfide epocali e gli interrogativi senza precedenti che lo impegnano. È in sintesi ciò che raccomanda al B7 – ovvero l’organizzazione delle confederazioni industriali dei Paesi del G7, quest’anno a guida italiana – Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean, unico knowledge partner di Confindustria, che esprime la “chair” del B7 nella persona della propria past-president Emma Marcegaglia. «Sì, per affrontare il futuro in maniera efficace – dice Pompei – è necessario che i Paesi del G7 agiscano in modo congiunto rispetto agli obiettivi condivisi, con azioni tempestive e mirate, supportate adeguatamente dalle Istituzioni».

Già, perché le sfide contemporanee sono di eccezionale complessità: l’incertezza globale sulle catene del valore, le transizioni energetica, climatica e ambientale, la data economy, l’evoluzione del mercato del lavoro e del welfare, il potenziale dell’Intelligenza Artificiale. E le leadership politiche sono in fibrillazione, in un’epoca incendiata dalle guerre e «nel più grande anno elettorale della storia», come l’ha definito l’Economist. Ma cosa può fare in concreto l’impresa privata per favorire quest’azione congiunta dei Paesi del G7?

Può promuovere un partenariato pubblico – privato e investimenti coordinati. Solo così si possono guidare le molteplici transizioni in corso e amplificare le opportunità per le nostre economie, mantenendo così quel ruolo di leadership economica e valoriale che il G7 ha avuto finora.

L’Italia può avere un ruolo consistente in questo quadro?

Può avere un ruolo di grande importanza, nel G7 sia nell’Unione Europea. In tal senso, il B7, nel documento consegnato al Governo Italiano, sollecita i G7 a mettere in campo un impegno comune nel promuovere politiche volte a ridurre il divario di competitività tra gli stessi G7 nonché a livello globale. Con tali premesse, l’Italia, al fianco degli altri G7, potrà fungere da volano per una crescita inclusiva anche delle altre economie liberali e democratiche e dei Paesi in via di sviluppo.

Come affrontare le molteplici transizioni in corso?

La chiave del successo risiede in un’azione corale e coesa dei Paesi G7, che devono proteggere e far progredire i valori fondanti delle democrazie liberali: libertà, stato di diritto, concorrenza leale e rispetto dei diritti umani. Questo progresso darà un esito positivo alle transizioni in corso, con il miglioramento della competitività e della produttività del tessuto imprenditoriale, di infrastrutture fisiche e digitali più forti e interconnesse, di produzione e distribuzione sostenibili di energia, e, non da ultimo, di un mercato del lavoro più inclusivo e di sistemi di welfare più efficienti.

Tra le sfide epocali, quella forse più impegnativa ma fertile di tutte: l’innovazione tecnologica.

Il potenziale della trasformazione digitale, trainata dall’Intelligenza Artificiale e dall’ecosistema delle altre tecnologie abilitanti, può accrescere competitività e produttività in tutti i settori, favorendo uno sviluppo più inclusivo a livello globale. Per riuscirci, però, occorre un tassello fondamentale: le imprese e le Istituzioni dei Paesi G7 devono operare a stretto contatto, accompagnando le nostre economie verso il cambiamento. Solo assumendo una posizione di leadership globale e favorendo un utilizzo responsabile ed etico delle nuove tecnologie, sarà possibile cogliere le opportunità della rivoluzione in atto.

Perché l’impatto dell’Intelligenza Artificiale ha assunto una tale rilevanza?

Si tratta di un’innovazione con potenzialità straordinarie che sta già generando un impatto rilevante in settori chiavi della nostra società quali l’healthcare e life sciences. E’ una grande sfida comune a tutti i Paesi G7 e non solo: in un contesto in cui l’innovazione tecnologica gioca un ruolo sempre più strategico a livello globale, posizionarsi in prima linea su questa frontiera significa contribuire alla competitività e alla crescita nel lungo periodo.

In quest’ottica quanto può essere prezioso un alleato come il Next Generation EU?

Moltissimo, ma dipenderà da come utilizzeremo le risorse straordinarie destinate alla transizione digitale, che rappresentano un’opportunità unica di sviluppo. In tal senso, una delle principali raccomandazioni che il B7 ha rivolto ai leader del G7 richiede alle istituzioni un approccio condiviso e obiettivi comuni, in modo da creare un framework normativo di riferimento armonizzato che possa garantire un’allocazione efficiente degli investimenti.

Oltre alla transizione digitale, c’è quella green. Quanto sarà difficile centrare gli obiettivi stabiliti dagli accordi di Parigi? 

L’asticella è alta, visto che si parla di triplicare la produzione delle rinnovabili e raddoppiare il tasso di efficienza energetica dal 2% al 4% entro il 2030. Anche in questo caso non si può prescindere dalle nuove tecnologie e da un’azione coordinata dei Paesi G7 per traguardare gli obiettivi. I Sette grandi hanno una posizione privilegiata e di grande responsabilità per guidare il cambiamento. Una leadership politica a livello G7, coesa e lungimirante, è indispensabile per accelerare le transizioni e per garantire un avvenire prospero alle generazioni future.

Ma quanto pesano esattamente questi “giganti” a livello globale?

Le economie G7 rappresentano complessivamente oltre il 40% del Pil globale. Le recenti trasformazioni globali, tuttavia, hanno messo sotto pressione molte delle imprese di questi Paesi e, allo stesso tempo, sono in corso le molteplici ed epocali transizioni che conosciamo… e che tutte assieme incideranno sul tessuto produttivo in maniera duratura e irreversibile.

Deloitte è l’unico Knowledge Partner del B7 presieduto da Confindustria, sotto la guida di Emma Marcegaglia. Cosa significa?

Siamo in prima linea nel mettere a disposizione le nostre competenze e l’approccio multidisciplinare che ci contraddistingue a supporto del B7, il più importante engagement group del G7, quest’anno a Presidenza italiana. Abbiamo supportato le Federazioni Industriali nell’identificare le priorità per i leader G7, individuando i principali fattori abilitanti di crescita e sviluppo e proponendo raccomandazioni innovative e azionabili. Deloitte è anche Knowledge Partner del Women 7, il forum del G7 per le Pari Opportunità.

In che modo la diversità di genere ha un impatto positivo sulle prospettive di crescita per le imprese e per l’economia? 

Crediamo che favorire la gender diversity e promuovere la leadership femminile conduca a numerosi benefici: consente alle aziende di migliorare i risultati di business, a meglio comprendere le esigenze dei propri clienti, a rendere i team più creativi, innovativi e inclini a promuovere e sviluppare nuove soluzioni, a ridurre gli errori nei processi aziendali e a migliorare i processi decisionali oltre che a trattenere e ad attrarre i migliori talenti.

In questo senso cosa notate da un osservatorio privilegiato come quello di Deloitte?

Promuovere la diversità nel mondo corporate sta assumendo sempre più una connotazione strategica: migliorare la capacità di attrarre e trattenere talenti femminili consente di far leva su un potenziale attualmente ancora in parte inespresso e rappresenta un moltiplicatore di crescita economica e creazione di valore. Laddove vi sia un potenziale, questo va coltivato e fatto emergere.

Per concludere, lo scenario economico e geopolitico continua a restare incerto. Cosa dobbiamo aspettarci?

La pandemia e le crescenti tensioni internazionali hanno avuto un forte impatto nello scenario geoeconomico in cui operano i Paesi del G7. Come però spesso accade, il cambiamento non solo intacca equilibri consolidati da tempo ma genere opportunità senza precedenti, che, se colte con il giusto approccio, potranno rappresentare la base di un futuro più stabile e prospero.