SCOTT BESSENT SEGRETARIO AL TESORO USA

Il G20 finanziario si chiude senza un comunicato congiunto e con una frattura che va ben oltre le formule diplomatiche. Ad Asheville, in North Carolina, le principali economie mondiali hanno trovato un terreno comune sulla necessità di rilanciare la crescita globale, ma le distanze su Cina, Iran e Russia hanno impedito di arrivare a una posizione condivisa. Al centro del confronto sono finite anche le tensioni sullo Stretto di Hormuz, diventato uno dei punti più delicati per gli equilibri energetici e commerciali internazionali.

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Hormuz, l’intesa senza Pechino

I Paesi del G20 Finanze, con l’eccezione della Cina, hanno concordato sulla necessità di garantire nello Stretto di Hormuz una navigazione “libera, sicura e prevedibile”. Pechino ha espresso le proprie obiezioni e il mancato accordo ha contribuito a far saltare il comunicato congiunto finale, sostituito da una dichiarazione della presidenza americana. Tra le motivazioni, la preoccupazione per le continue interruzioni del commercio energetico e per le conseguenze che guerre e conflitti possono avere sulla crescita mondiale.

Bessent punta sulla crescita e apre al dialogo

Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha indicato nella crescita il punto centrale della strategia statunitense: “I giorni in cui ci si accontentava di una crescita mediocre sono finiti”. Washington ritiene necessario mantenere aperto anche il dialogo con la Russia, rappresentata al vertice dal ministro delle Finanze Anton Siluanov. Secondo Bessent, il confronto con Mosca e Pechino può proseguire anche sulle misure americane dirette a esercitare pressione sull’economia iraniana.

Debito, squilibri commerciali e il nodo cinese

Dietro il confronto politico resta una questione strettamente economica. I Paesi devono trovare una crescita più sostenuta mentre aumentano il debito, pesa l’invecchiamento della popolazione e si moltiplicano gli shock globali, compreso quello energetico. La presidenza Usa ha posto inoltre gli squilibri commerciali tra i temi prioritari, chiamando direttamente in causa Pechino e il suo surplus indicato nel testo in 1.200 miliardi di dollari. Una posizione difficilmente accettabile dalla Cina in un documento comune.

Iran e Russia allargano le distanze

Sul tavolo resta anche l’Iran, con Washington impegnata a ottenere dai partner maggiore sostegno alla strategia di isolamento economico di Teheran. Il margine per un’intesa appare però ridotto, anche alla luce del ruolo della Cina, che secondo le informazioni riportate acquista circa il 90% del petrolio iraniano a prezzo scontato. Parallelamente, la presenza di Siluanov ha provocato irritazione tra le delegazioni europee, mentre a Bishkek Xi Jinping incontrava, nell’ambito del vertice Sco, Vladimir Putin e il presidente iraniano Pezeshkian.

Il G20 cambia agenda

La presidenza americana ha ridimensionato lo spazio dedicato a cambiamento climatico e disuguaglianze, privilegiando deregolamentazione, investimenti privati, debito sovrano e riequilibrio dei rapporti commerciali. Una scelta che ha suscitato il disappunto delle delegazioni europee. Il commissario Ue Valdis Dombrovskis ha comunque ribadito che il clima resta parte integrante della crescita e della resilienza economica. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato, in sintesi, un G20 Finanze “complicato, in tempi particolari”.