Le storie più sorprendenti sono anche le più istruttive. Storie che partono da un punto e lungo il cammino si allargano, evolvono, si arricchiscono di elementi che le rendono uniche. Sono storie di trasformazione, di flessibilità, di resilienza. Che dimostrano come l’inizio della fine non è altro che un nuovo inizio. Prendete Fujifilm: quando, all’inizio del nuovo millennio,  la domanda di pellicole fotografiche – in principio core business del gruppo fondato a Minato, in Giappone, nel 1934, allora come Fuji Photo Film Co., sulla base di un piano governativo che prevedeva la creazione di un’industria nazionale di produzione di pellicole fotografiche dall’acquisizione di Dainippon Celluloid Company Limited – dopo aver raggiunto il proprio acme, iniziò a scemare, le opzioni erano due: arrendersi o cogliere il cambiamento trasformandolo in un’opportunità. Come? Inventariando tutte le tecnologie in possesso dell’azienda per trovare nuove soluzioni e rivalutare i business del futuro. Che oggi si chiamano Materiali Evoluti e, soprattutto, Healthcare. Sono state superate le difficoltà diversificando le attività e utilizzando asset come la forza finanziaria, non solo per rispondere rapidamente ai cambiamenti, ma anche anticiparli e agire di conseguenza. L’obiettivo è sempre stato quello di creare il cambiamento.

Flessibilità e competitività
Potremmo dire che per Fujifilm gli anni 2000 sono stati il periodo di esplorazione e gli anni 2010 il periodo di verifica. L’azienda continua a rafforzare e a fare ricerca e sviluppo per la crescita futura sulla base di un solido portafoglio di attività infatti, il più grande punto di forza di Fujifilm è disporre di un’ampia gamma di tecnologie estremamente avanzate e differenziate.

Per essere competitivi, è necessario innovare con un impegno costante. E se si dovesse ridurre ad una sola parola la strategia del gruppo nipponico, probabilmente “flessibilità” sarebbe quella giusta. E non è un caso che sia anche il “biglietto da visita” di chi quella storia la deve vivere e raccontare. Luana Porfido è nel mondo della comunicazione da una vita. Dalla fine degli anni ’80, la manager si è occupata di media strategico e operativo per alcune tra le più importanti multinazionali in ambito advertising e media e in ambito Fmcg (fast-moving consumer goods, i prodotti di largo consumo). Entrata in Fujifilm Italia nel 2011 per costituire la direzione Corporate Communication, nel 2020 è diventata Head of Corporate Communication and Integration Chief in Fujifilm Europe, oltre ad aver ricoperto la carica di Communication Manager per la divisione Fujifilm Medical Systems Europe. Da luglio 2022 è a capo della neonata Esg Management division europea. «Raccontare il Gruppo Fujifilm e il suo percorso di trasformazione, da leader nel settore della fotografia a uno dei principali player mondiali nel settore della salute – spiega a Economy -, è stato ed è tutt’ora un esercizio affascinante. Dal 2018, infatti, abbiamo intrapreso un percorso di costruzione della nostra brand awareness grazie a diversi progetti divulgativi, che hanno culminato con la campagna di branding globale “Never Stop”».

Never Stop” è un progetto ampio che abbraccia ogni segmento aziendale. «La campagna, ad oggi in corso, racconta le principali attività odierne del Gruppo, dalle arti grafiche, ai sistemi evoluti per la registrazione e la custodia dei dati, passando per la salute, e senza dimenticare il business della nostra fondazione, ovvero la fotografia. Il claim “Never Stop” – aggiunge Luana Porfido – vuole proprio significare l’impegno e l’attitudine a non fermarsi mai, e ad evolvere per offrire alla società sempre nuovi prodotti e soluzioni per garantirne il benessere, la sicurezza e il divertimento».

C’è n’è voluta di strada – e di trasformazioni – per arrivare ad essere un gruppo con un fatturato a livello globale di oltre 20 miliardi di dollari spalmati sui tre business Sanità, Materiali e Imaging e 75 mila dipendenti, dei quali oltre 200 in Italia – dove Fujifilm è presente dal 2002 con la filiale di Cernusco Sul Naviglio, in provincia di Milano, e opera con soluzioni integrate e prodotti destinati ai settori Imaging Solutions, Graphic Systems, Medical Systems e Life Science – impegnati nelle funzioni marketing, R&D, commerciale, assistenza tecnica e amministrativa.

La salute prima di tutto
Dalla fotografia al settore sanitario il passo per Fujifilm è stato breve: «Grazie alle nostre soluzioni tecnologiche stiamo contribuendo a rispondere alle esigenze mediche insoddisfatte e a migliorare l’accesso alle cure», sottolinea Luana Porfido. «Inoltre, l’intelligenza artificiale e le soluzioni informatiche vengono utilizzate per consentire una diagnosi più rapida delle malattie, migliorando il flusso di lavoro nelle radiologie e riducendo l’onere per i pazienti». Nel mondo healthcare, compresi i dispositivi medici, l’azienda ha investito in modo imponente come attività prioritaria. In particolare, le attività che si stanno posizionando come motori di crescita sono il settore dei dispositivi medicali per la sanità e il settore bio-Cdmo, nonché il settore dei materiali elettronici tra i materiali ad alte prestazioni. Il punto di forza del settore dei sistemi medicali è la sua forza globale, che combina il Pacs – sistema di gestione delle immagini diagnostiche -, e un portafoglio di dispositivi diagnostici integrati molto vasto. Negli ultimi anni, Fujifilm è stata in grado di fornire soluzioni one-stop, ovvero complete e interconnesse, per le quali le esigenze degli ospedali sono in aumento. Dal 2021, Fujifilm Healthcare Europe, nata dall’acquisizione di Hitachi Medical, al fianco della divisione storica Fujifilm Medical Systems, contribuisce al rafforzamento dell’offerta al mercato.

Un focus particolare merita il Belpaese, headquarter europeo per quanto concerne il settore dell’informatica medica e delle funzioni di ricerca e sviluppo. L’informatica medica è il cuore del settore medicale e il suo sviluppo è molto importante. A luglio di quest’anno, è stata stretta una partnership con la Città della Salute e della Scienza di Torino, una delle più grandi istituzioni mediche d’Europa, per l’intelligenza artificiale a supporto della diagnostica medica per immagini sul sistema di gestione delle immagini mediche (Pacs) già esistente. Fujifilm ha sviluppato il Pacs con il brand Synapse.

Il fattore “ambiente”
Tra le cose che la pandemia ha lasciato, ci sono gli effetti dirompenti sull’organizzazione sanitaria tanto da far accelerare la metamorfosi verso un nuovo modello di ospedale dove la centralità non è della struttura ma del paziente. La strada è tracciata: bisogna ridurre le condizioni di stress innalzando la qualità ambientale percepita da pazienti e personale sanitario. Una filosofia “antropocentrica” che si è concretizzata negli anni attraverso progetti funzionali all’umanizzazione delle strumentazioni e degli spazi, dal concept “Harmony” studiati per trasformare le Breast Unit in luoghi accoglienti dove le donne possano sentirsi a proprio agio, in attesa e durante lo screening mammografico, al progetto “Piccola Lucy” che si avvicina ai piccoli pazienti attraverso la personalizzazione delle aree pediatriche delle strutture ospedaliere. In questo contesto si colloca il concept “Breath” presentato in occasione del Fuorisalone 2022 di Milano in collaborazione con l’architetto Filippo Taidelli. Un’installazione dove l’ambiente della cura diventa la sintesi che unisce innovazione tecnologica e natura, rimandando ad un concetto tanto impercettibile quanto vitale: fondere esterno e interno, portare la vita dentro di noi e l’ambiente naturale nelle stanze della cura e ancora riattivare la memoria sensoriale per alimentare il benessere interiore del paziente.

«Ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale. L’approccio alla progettazione degli ambienti sanitari – conclude Luana Porfido – non va più inteso soltanto in funzione della cura delle patologie, ma deve essere contraddistinto dall’interesse per il miglioramento delle condizioni dei pazienti e del personale attraverso il design degli ambienti. Nelle strutture sanitarie, infatti, le caratteristiche degli spazi possono avere effetti positivi tanto sui pazienti quanto sul personale e si riflettono anche sull’efficacia e qualità della cura ed è in questa direzione che Fujifilm si sta dirigendo in questi ultimi anni».