Il negozio in franchising non è più percepito come la copia sterile di un modello standardizzato. Anzi: per sette italiani su dieci è la forma di prossimità moderna che coniuga garanzia, fiducia e qualità del servizio. Lo rivela una ricerca realizzata in partnership con Economy Magazine, che ha indagato atteggiamenti e comportamenti del pubblico retail nei confronti del franchising, del negozio indipendente e, più in generale, dell’esperienza d’acquisto integrata tra fisico e digitale. La presentazione si è svolta in un convegno nel corso del Salone del franchising, dal titolo “Catene d’oro, reti di protezioni”. È stata curata da Gpf, società specializzata in ricerche di mercato, del gruppo Qubit di Luca Morvilli, e realizzata da Carlo Berruti, che di Gpf è responsabile scientifico.
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Franchising batte negozio indipendente
Il primo dato è netto: il 71% degli shopper italiani preferisce acquistare in negozi affiliati a una catena rispetto a punti vendita indipendenti. E la fiducia non si ferma all’insegna: il 77% dichiara che il brand del franchising rafforza ulteriormente la fiducia già accordata alla marca del prodotto. In altre parole, la “doppia firma” — quella dell’insegna e quella del brand — genera una sicurezza aggiuntiva che orienta in modo deciso le scelte di acquisto.
Il franchising, osserva la ricerca, è percepito come una garanzia su più livelli: affidabilità dei pagamenti e dei resi, qualità e omogeneità del servizio, personale più formato e assortimento coerente. L’uniformità, spesso criticata in passato, viene oggi reinterpretata come segno di affidabilità e controllo, elementi particolarmente apprezzati in tempi di incertezza economica e frammentazione dell’offerta.
Una “prossimità con benefici”
“Prossimità con valore aggiunto”: così viene definito il franchising dagli autori dell’indagine. Il negozio vicino a casa, ma con la forza di un marchio riconosciuto, conquista sei consumatori su dieci (63,2%) come ideale di shopping quotidiano. Solo un quarto della popolazione rimane ancorato a modelli tradizionali e diffidente verso le catene, una quota residuale che conferma la progressiva normalizzazione del format.
Il profilo socioculturale del cliente tipo
Attraverso il modello proprietario Monitor 3SC, che incrocia variabili socio-demografiche e valoriali, l’indagine individua sette cluster di popolazione. Il consenso verso il franchising si concentra soprattutto tra i segmenti più aperti all’innovazione e più pragmatici, non necessariamente elitari o estremi. Un risultato rassicurante: il franchising non è percepito come fenomeno di nicchia, ma come espressione del mainstream moderno. A trainare il consenso non sono tanto le fasce d’età quanto un atteggiamento culturale: fiducia nella marca, ricerca di semplificazione e propensione a soluzioni “chiavi in mano”.
Omnicanalità: praticità prima di tutto
La seconda parte della ricerca esplora la dimensione omnicanale, cioè l’integrazione reale tra digitale e fisico. L’80% degli intervistati dichiara di informarsi online prima di acquistare in negozio, principalmente attraverso recensioni e siti web ufficiali dei brand. I canali social e le app aziendali sono ancora indietro, segno che il pubblico premia chiarezza e contenuti più che ingaggio superficiale. Uno degli indicatori più interessanti riguarda il click & collect, il servizio che consente di ordinare online e ritirare in negozio: il 60% ne conosce il funzionamento e un terzo lo utilizza regolarmente.
Il motivo principale? La praticità: evitare di attendere i corrieri, scegliere autonomamente il momento del ritiro, verificare il prodotto sul posto. “La praticità è il nuovo lusso”, commentano i ricercatori, sintetizzando un trend che attraversa tutti i cluster socioculturali.
Un’esperienza “senza soluzione di continuità”
Dalla ricerca emerge anche un segnale d’allarme: la frammentazione digitale scoraggia. Gli utenti vogliono un’esperienza unica, con un solo account, un solo servizio di assistenza e prezzi coerenti tra online e offline. La multicanalità, cioè la semplice presenza su più canali, non basta più: serve una vera integrazione omnicanale, “seamless”, come la definiscono i ricercatori. Le promozioni disallineate tra e-commerce e negozio fisico confondono e indeboliscono la fiducia; quelle coerenti, al contrario, spingono all’acquisto e rafforzano la percezione di solidità del marchio.
Conclusione: il franchising come infrastruttura di fiducia
Dalla prossimità al digitale, il filo rosso è la fiducia. Il franchising appare oggi come una piattaforma che combina garanzia, formazione, coerenza e continuità d’esperienza, elementi che soddisfano la domanda di sicurezza e semplicità di un consumatore sempre più informato e sempre meno fidelizzato. In sintesi, l’Italia del retail si muove verso un modello in cui il negozio sotto casa è anche una finestra sul mondo, coniugando il volto umano della prossimità con la solidità organizzativa del brand globale.
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Alla Tavola rotonda hanno partecipato:
Mario La Viola, Direttore Sviluppo Strategico Gruppo Crai, Marco Campagnano, Ceo Fit&Go
Luca Licciardello, Direttore Generale Professionecasa
Luca Binci, Development Director di Teddy





