Academy aziendali
Andrea Cafà, Presidente di Cifa Italia

di Paola Belli

Per gli studi professionali c’è un modello contrattuale alternativo, che valorizza le figure professionali e, introducendo istituti innovativi, ha l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro e migliorare le condizioni lavorative. È quello elaborato da Cifa e Confsal, presentato a fine giugno al Festival del Lavoro di Bologna: «una risposta efficace ai bisogni espressi dagli studi professionali e rilevati dalla nostra Associazione Unpi-Unione Nazionale Professionisti Italiani», l’ha definito Andrea Cafà (nella foto), presidente di Cifa Italia e di Fonarcom. «Per la prima volta la contrattazione collettiva di settore offre strumenti adeguati ad affrontare le trasformazioni organizzative che interessano il mondo delle professioni e a rendere gli studi professionali più flessibili e meglio orientati verso i nuovi bisogni della clientela».

Il nuovo Ccnl offre l’equipaggiamento necessario per gli studi che abbiano deciso di affrontare la transizione digitale, sostenendo le componenti soft del lavoro, quali la capacità di comunicare efficacemente, di collaborare e di cooperare, competenze ormai indispensabili. Negli anni, infatti, la formazione continua dei dipendenti degli studi si è prevalentemente concentrata su aggiornamenti in ambito tecnico, normativo e operativo, trascurando il rafforzamento delle competenze digitali e trasversali.

Viene anche introdotto in via sperimentale un sistema di riconoscimento, validazione e certificazione delle competenze ai fini contrattuali, utilizzabile per il riconoscimento dell’istituto dello scatto di competenza. E poi altri istituti ancora, come l’inserimento del lavoratore in progetti formativi biennali di Onboarding e di Re-employment che prevedono il ricorso allo strumento della job rotation; la regolamentazione del lavoro agile secondo quanto stabilito dall’Accordo interconfederale sottoscritto nel febbraio 2021; una nuova articolazione dell’orario di lavoro e il potenziamento della Banca delle Ore per favorire la flessibilità lavorativa.

Andrea Cafà ha sottolineato l’importanza – in generale – di «avere riguardo alla qualità contrattuale. Qualità significa non operare dumping retributivo o di altro tipo, nonché favorire un’occupazione di qualità attraverso tutele aggiuntive come la formazione continua e il welfare sostenuto dalla bilateralità. Qualità della contrattazione e adesioni alla bilateralità dovrebbero essere considerati come i nuovi indicatori di misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali». E, appunto, «Il contratto Cifa-Confsal propone anche per il settore delle professioni un modello contrattuale di qualità,», ha aggiunto il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta. «Quindi, massima attenzione al ruolo della formazione continua che sostiene i dipendenti degli studi nell’acquisizione delle competenze necessarie ad affrontare i processi di semplificazione e di digitalizzazione. Il nuovo contratto punta a trasformare i dipendenti degli studi professionali in lavoratori “agili”, in grado, pertanto, di lavorare sempre più in autonomia e di raggiungere gli obiettivi con senso di responsabilità e nei tempi concordati con il datore di lavoro».

«Cifa e Confsal propongono anche nel settore delle professioni un modello contrattuale di “qualità”», ha rimarcato il presidente di Unpi Cifa – Unione Nazionale Professionisti Italiani, Salvatore Vigorini, «basato su un nuovo sistema di classificazione del personale, sull’innalzamento delle competenze, su una nuova articolazione dell’orario di lavoro e su una strutturata bilateralità da intendersi, quest’ultima, come l’ambito privilegiato per promuovere azioni positive in materia di welfare, formazione e di sostegno al reddito».

Rimane centrale il ruolo della bilateralità espressa da Cifa e Confsal a garantire i numerosi servizi agli studi professionali che, per quanto riguarda la formazione continua, possono avvalersi del supporto del secondo fondo interprofessionale Italia, Fonarcom (che oggi conta più di 150.000 imprese e 1.200.000 lavoratori aderenti), e dell’utilissimo strumento Voucher studi professionali per finanziare in tempi brevi i bisogni formativi dei dipendenti degli studi.