Il sindaco  di Genova Marco Bucci
Genova

Gli applausi scroscianti che mezzo mondo tributa al nostro Paese – grazie! – non devono farci distrarre dai vizi occulti che ci affliggono. Una notizia che arriva da Genova rappresenta, per chi segue con entusiasmo e quasi trepidazione l’evolvere del Pnrr nei rapporti tra Italia ed Europa, un vero e proprio choc.

La notizia è questa: il sindaco Marco Bucci – un amministratore finora vastamente acclamato per l’ottima gestione della veloce ricostruzione del ponte Morandi – avrebbe deciso di accogliere la richiesta di una società specializzata nello stoccaggio di prodotti chimici e petrolchimici per la realizzazione di un enorme deposito nel porto di Sampierdarena, occupando in gran parte un’area oggi gestita dal Terminal San Giorgio, dove attraccano oltre 600 volte all’anno i traghetti ro-ro (la sigla significa: roll-on, roll-off, e indica i carichi organizzati per semirimorchi che vengono portati a bordo con motrici e non con gru) operati dagli armatori delle cosiddette “autostrade del mare”, primo fra i quali la Euromed del Gruppo Grimaldi (che è socio della nostra casa editrice: per cui tra noi di Economy è progressivamente permeata una conoscenza maggiore del solito sui temi della logistica).

Non sono “beghe locali”

Un profano direbbe: vabbe’, è una bega locale, che rilevanza avrà mai. Sbagliato. Intanto non è una bega locale. Un deposito chimico e petrolchimico delle dimensioni di cui si parla rappresenta una bomba ecologica di rara pericolosità e una minaccia alla sicurezza per i quartieri retrostanti, non a caso infuriati contro questa possibilità. Per capirci, è qualcosa che somiglia sinistramente al deposito esploso nel porto di Beirut il 4 agosto 2020, causando 214 morti. Non a caso e da anni la movimentazione nel porto di Genova di quel genere di merci è proibita. Viceversa il traffico ro-ro è l’architrave di quel fenomeno straordinario che sono le autostrade del mare, grazie al quale ogni anno gli operatori italiani tolgono dalle strade milioni di camion. Sul sito del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili si legge: “Grazie alle Autostrade del Mare sono state risparmiate 680mila tonnellate di CO2 equivalente alle emissione annue di una città di 1 milione di abitanti”. Inoltre: i portuali impiegati dalle attività di gestione di un deposito del genere ipotizzato sono a dire tanto un decimo di quelli che invece servono per far funzionare il traffico ro-ro sulla stessa area. Chiaro?

Spazio alle “autostrade del mare”

Forse no, e allora proviamo a raccontarla in parole povere, questa storia totalmente surreale. C’è un sistema che disinquina, crea lavoro e sicurezza, si chiama “autostrade del mare” e ha bisogno del suo spazio. C’è un’infrastruttura che toglie lavoro, crea inquinamento e minaccia la sicurezza di un intero quartiere e pretende quello spazio. L’Europa ha emanato chilometri di regole che scoraggiano la creazione di quel tipo di infrastrutture. Da molti anni nel porto le navi da trasporti chimici e petrolchimiche sono in certi casi proibite e in altri contingentate. Non dovrebbe esserci storia: largo alle attività sostenibili, sicure e che creano lavoro, al bando le altre. E invece no: c’è chi vorrebbe l’opposto. Anche se gli osservatori scommettono che questo cumulo di controindicazioni avrà il suo peso e farà saltare il progetto prima che il progetto faccia saltare qualche altra cosa.

Morale della favola: non si può lasciare il Pnrr e i suoi valori – il lavoro, la sostenibilità sociale ed ambientale, la sicurezza – in mani periferiche, non solo in quelle. Il coordinamento centrale – peraltro garantito in questo caso dal Consiglio superiore dei lavori pubblici – è indispensabile. Se il “modello Genova” di cui, giustamente, si parla riferendosi alle ottime realizzazioni del sindaco non solo col nuovo ponte, diventa il “rischio Beirut”, e proprio mentre il Paese sta scoprendo il valore e il ruolo del Pnrr, è segno che sulla governance di questi progetti le idee chiare.

Si fermi il disastro di Sampierdarena prima che sia troppo tardi; e si rafforzi il coordinamento del centro sulla periferia nella realizzazione delle grandi opere connesse o comunque coinvolte dal Pnrr. La seconda “n” di questa sigla ormai familiare significa “nazionale”, il che comporta che le strategie, le finalità, gli scopi e le regole degli investimenti devono essere condivisi su una scala superiore a quella del campanile. O della Lanterna.