ALBERTO BAGNAI

La prima Manovra di bilancio del Governo Meloni è stata approvata in Consiglio dei ministri. E per farci spiegare gli aspetti più discussi, abbiamo intercettato – nel corso di un break dei lavori parlamentari – il deputato della Lega, Alberto Bagnai, responsabile del Dipartimento economia della Lega.

Flat tax cosa prevede per autonomi e Partite Iva

«La flat tax, nella visione del Carroccio – chiarisce – è una, al 15%. È un percorso progressivo, un obiettivo verso il quale ci si deve avvicinare tenendo presente che all’accorpamento delle aliquote va affiancato una progressiva semplificazione delle tax expenditures». È stata la stessa premier Giorgia Meloni, illustrando in conferenza stampa a Palazzo Chigi, le principali misure della “sua” prima Legge di Bilancio, a spiegare le cosiddette 3 flat tax. Ed è proprio questo il punto di partenza nella conversazione di Economy con il presidente Bagnai.

«La prima tassa piatta, prevista dall‘art. 12, è l’estensione della mini flat per autonomi e partite IVA: si passa dalla soglia di fatturato di 65.000 a 85.000 euro con aliquota al 15%. Già prima di questa estensione, la norma riguardava già – ci tiene a precisare– oltre 2 milioni di contribuenti».

Caro-energia punto cruciale della Manovra

Eppure, il programma del Centrodestra, come ben sappiamo, prevedeva qualcos’altro: tutte le forze politiche della coalizione avevano concordato sulla decisione di riprendere l’estensione a 100 mila euro.

«Se non si è arrivati a questa soglia – puntualizza – è perché siamo nel pieno di un’emergenza economica e sociale, con la crisi energetica in atto, motivo per cui il Governo ha deciso di mettere sul piatto della bilancia oltre 2/3 delle risorse per mitigare l’impatto dei costi del caro-energia su famiglie e imprese». Una misura di questa estensione come la flat tax, infatti, impone prudenza e gradualità: è il ragionamento di Bagnai.

Flat tax incrementale e detassazione premi e straordinari

La seconda flat tax è quella incrementale (art. 13). «Nella proposta del Governo – spiega Bagnai – si applicherà solo ai contribuenti del regime di mini flat: in altre parole, si applica un’imposta del 15% sull’incremento di fatturato dell’anno in corso rispetto al dato più alto del triennio precedente (ma c’è un tetto di 40 mila euro)».

«La terza tassa piatta, infine, è prevista dall’art. 15 della Manovra e riguarda la detassazione dei premi di produttività e straordinari, che vengono sottratti al regime ordinario (10%) e vengono assoggettati a un regime sostitutivo (5%).

Riforma fiscale, puntare su semplificazione

Il giorno dell’approvazione della Manovra coincide con l’Assemblea nazionale di Confartigianato, durante la quale il presidente Marco Granelli pone l’accento sulla riforma fiscale. Sulla necessità di rivedere il sistema, Bagnai è d’accordo: «Il nostro fisco si è andato progressivamente complicando, a svantaggio dei contribuenti che, spesso, non capiscono quante tasse devono pagare».

Secondo il deputato della Lega, «ciò che rende la mini flat tax “attrattiva” è il fattore semplificazione». «Chi, come lavoratori autonomi e partite IVA, è assoggettato a questo regime, infatti, gode di una forfetizzazione dei costi: c’è un coefficiente di redditività, il che significa che il contribuente non deve tenere una contabilità analitica per dedurre i costi del fatturato. Al contrario, il reddito viene ricavato in base a dei coefficienti presuntivi legati ai codici Ateco».

Ecco perché secondo Bagnai la riforma fiscale, auspicata dalle categorie economiche, si deve muovere lungo due binari: il primo è quello della semplificazione appunto; il secondo è un rapporto di pari dignità tra contribuente ed erario («dando rango costituzionale, fra l’altro, allo Statuto del Contribuente»).

Famiglie fiscali, cosa sono

A chi contesta che la cosiddetta tassa piatta non sia progressiva, Bagnai replica in maniera chiara ed eloquente: «Le aliquote sono solo un “pezzo’ della progressività” che è come un puzzle composto da più elementi. «Uno di questi è anche dato dal sistema delle tax expenditures. Non a caso – ricorda – nel disegno di legge della Lega sulla flat tax per le famiglie fiscali, ideato dal senatore Armando Siri, la progressività è garantita da una deduzione legata alla struttura del nucleo familiare (dove, dunque, l’imponibile si basa sul concetto di ‘famiglia fiscale’)».

Nella manovra di Bilancio 2022, come è noto, con il Governo Draghi, sono state ridotte le aliquote Irpef da 5 a 4. «Non mi pare – taglia corto il deputato del Carroccio – che siano aumentate le diseguaglianze sociali, così come non mi pare che la povertà si sia ridotta con l’introduzione del reddito di cittadinanza».

Flat tax favorisce recupero evasione fiscale


Secondo Bagnai, anzi, la flat tax porterebbe un vantaggio: «Si determinerebbe un recupero dell’evasione. Lo abbiamo visto con la cedolare secca sugli affitti». Il riferimento è alla relazione sull’evasione fiscale allegata alla Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, la cosiddetta Nadef recentemente approvata dal Parlamento. In questo report emerge un dato interessante: rispetto al 2015, quando la cedolare è stata rafforzata con l’aliquota al 10% per i canoni concordati, la propensione all’evasione è crollata del 62%, passando da 1,275 miliardi a 487 milioni.

«Tutto ciò ci dimostra che emergono dei redditi che prima non c’erano. Come mai? Le persone, di fronte ad un quadro chiaro, hanno capito che il beneficio di contribuire, con le loro imposte, alla salute della finanza pubblica era maggiore rispetto alla situazione dell’economia sommersa, con tutte le conseguenze che ciò determina».  Merito, insomma, di un migliore rapporto tra fisco e contribuente, all’insegna della chiarezza e, soprattutto, della trasparenza.