taglio sanzioni

Nonostante gli annunci di semplificazione e i ripetuti richiami alla razionalizzazione della spesa pubblica, il sistema delle agevolazioni fiscali italiane continua a mantenere dimensioni imponenti. Secondo il Rapporto annuale sulle spese fiscali 2025 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, le misure agevolative attualmente censite sono 573, appena due in meno rispetto all’anno precedente. Un universo composto da esenzioni, detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta che nel 2026 produrrà una perdita di gettito stimata in 129,7 miliardi di euro, confermando la centralità delle tax expenditure nel bilancio pubblico italiano.

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Un riordino che avanza a piccoli passi

L’opera di revisione delle agevolazioni fiscali procede con estrema gradualità. Se da un lato il Governo ha avviato un percorso volto a contenere il numero delle misure e a riportare alcuni strumenti entro regimi più ordinari, dall’altro la struttura complessiva del sistema resta sostanzialmente immutata. Nel corso dell’ultimo anno sono uscite dal perimetro della rilevazione 30 misure non più operative, ma contemporaneamente ne sono entrate 48 nuove, introdotte attraverso gli interventi normativi approvati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Il risultato finale è una sostanziale stabilità del numero complessivo delle agevolazioni, segno di una macchina fiscale che continua a generare nuovi incentivi mentre tenta di ridurre quelli esistenti.

Il peso sui conti pubblici resta elevato

L’aspetto più rilevante riguarda l’impatto finanziario. Le agevolazioni fiscali continuano infatti a rappresentare una voce significativa di mancato gettito per lo Stato. Le stime indicano una riduzione progressiva del costo complessivo nei prossimi anni, con una perdita che dovrebbe scendere a 104,8 miliardi nel 2027 e a 87,6 miliardi nel 2028. Una dinamica che riflette soprattutto gli effetti delle modifiche introdotte ai bonus edilizi. Tuttavia, anche con questa discesa, il livello delle minori entrate rimane estremamente consistente e conferma quanto le tax expenditure incidano sull’equilibrio della finanza pubblica nazionale.

Bonus edilizi e Transizione 4.0 trainano il calo del gettito

A determinare la riduzione prevista nei prossimi anni è soprattutto il progressivo ridimensionamento degli incentivi legati al comparto delle costruzioni. La diminuzione delle aliquote applicate a strumenti come Superbonus, bonus ristrutturazioni, Ecobonus e Sismabonus, unita all’esaurimento delle finestre temporali più favorevoli, dovrebbe generare un alleggerimento della perdita di gettito pari a circa 42 miliardi di euro tra il 2026 e il 2028. A questo contributo si aggiunge la mancata proroga del credito d’imposta per gli investimenti collegati a Transizione 4.0, indicata dal rapporto come un ulteriore elemento in grado di contenere l’impatto delle agevolazioni sui conti dello Stato.

Casa, lavoro e imprese concentrano il maggior impatto economico

L’analisi settoriale evidenzia come il costo delle agevolazioni sia fortemente concentrato in pochi ambiti. Il comparto della casa e dell’assetto urbanistico assorbe da solo oltre 71 miliardi di euro di effetti finanziari negativi nel 2026, confermandosi la voce più pesante dell’intero sistema. Seguono le politiche per il lavoro, con oltre 17 miliardi, e gli incentivi destinati alla competitività e allo sviluppo delle imprese, che superano i 12 miliardi. Numerosi anche gli interventi destinati alle politiche sociali e familiari, mentre risultano più contenuti gli effetti economici delle misure dedicate a turismo, mobilità e giovani. Una distribuzione che fotografa le priorità storiche della politica fiscale italiana, ma che allo stesso tempo mette in evidenza una struttura frammentata e caratterizzata da una molteplicità di interventi di dimensioni molto diverse tra loro.

Un’anomalia tutta italiana

Il confronto con gli altri Paesi europei restituisce un quadro peculiare. Secondo il rapporto, molte delle agevolazioni italiane hanno dimensioni economiche relativamente contenute e risultano distribuite in un numero molto elevato di misure. Più della metà presenta infatti un costo inferiore a 10 milioni di euro oppure non produce effetti quantificabili. Una caratteristica che contribuisce a rendere il sistema particolarmente articolato e poco organico. La fotografia scattata dal Ministero dell’Economia mostra dunque una vera e propria giungla fiscale, nella quale la riduzione del numero delle agevolazioni procede lentamente mentre il peso complessivo sul bilancio pubblico continua a restare tra i più rilevanti dell’intero panorama europeo.