Il fisco italiano continua ad avere un’identità ben precisa: il principale motore delle entrate resta il lavoro, mentre i consumi contribuiscono meno di quanto avvenga nella maggior parte dei Paesi europei. È questa una delle indicazioni più significative che emerge dall’Annual Report on Taxation 2026 della Commissione europea, pubblicato l’8 luglio, che analizza l’evoluzione dei sistemi tributari nei 27 Stati membri e mette in evidenza le caratteristiche strutturali del modello italiano.
La fotografia che emerge dal rapporto di Bruxelles racconta un Paese in cui il gettito continua a dipendere in larga misura dalle imposte sul lavoro e dai contributi sociali. Un elemento che, insieme all’aumento della pressione fiscale complessiva fino al 42,4% del Prodotto interno lordo nel 2024, conferma come il sistema tributario italiano continui a distinguersi per un carico particolarmente elevato su lavoratori e imprese.
L’indicatore utilizzato dalla Commissione per valutare il peso del fisco sul lavoro è la cosiddetta aliquota implicita sul lavoro, uno strumento che misura il prelievo effettivamente sostenuto dai redditi da lavoro, includendo non soltanto l’Irpef ma anche l’insieme dei contributi sociali versati sia dai dipendenti sia dai datori di lavoro. Non si tratta quindi delle aliquote fiscali previste dalla normativa, bensì di un parametro che permette di confrontare il carico tributario reale tra i diversi sistemi fiscali europei.
Anche nel 2024 l’Italia si conferma tra i Paesi con uno dei livelli più elevati di tassazione effettiva sul lavoro. Un dato che riflette una struttura del gettito rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni e che Bruxelles continua a considerare uno dei principali elementi di debolezza del sistema fiscale nazionale.
L’incremento della pressione fiscale registrato lo scorso anno è stato determinato soprattutto dalla crescita delle entrate provenienti dall’Irpef e dai contributi previdenziali. La Commissione spiega infatti che il mercato del lavoro ha continuato a espandersi, facendo aumentare sia il numero degli occupati sia i salari nominali. L’effetto combinato di questi fattori ha prodotto un gettito fiscale più elevato senza che fosse necessario intervenire con un aumento generalizzato delle aliquote.
Il risultato finale è stato un incremento della pressione fiscale di 1,2 punti percentuali, passata dal 41,2% al 42,4% del Pil, uno degli aumenti più consistenti tra le principali economie dell’Unione europea.
Se il lavoro continua a rappresentare il principale pilastro delle entrate pubbliche, il quadro cambia osservando la tassazione sui consumi. Il rapporto della Commissione evidenzia infatti che il contributo dell’Imposta sul valore aggiunto alle entrate fiscali italiane resta relativamente contenuto nel confronto europeo.
Il dato può apparire sorprendente considerando che l’Italia applica un’aliquota Iva ordinaria del 22%, una delle più elevate dell’Unione europea. Tuttavia il gettito effettivo risulta inferiore rispetto a quello registrato in numerosi altri Stati membri. Secondo Bruxelles, questa differenza è riconducibile a diversi fattori strutturali: la presenza di un ampio numero di aliquote agevolate, numerose esenzioni fiscali, regimi speciali e un divario ancora significativo tra l’imposta teoricamente dovuta e quella effettivamente riscossa, dovuto anche ai fenomeni di evasione e di elusione.
La composizione complessiva delle entrate fiscali europee aiuta a comprendere meglio il quadro. Nel 2024, all’interno dell’Unione europea, le imposte sul lavoro e i contributi sociali hanno rappresentato il 51,5% dell’intero gettito tributario, in aumento rispetto al 51,1% registrato nel 2023, grazie soprattutto alla crescita dell’occupazione e delle retribuzioni.
Le imposte sui consumi hanno invece contribuito per il 26,8% delle entrate complessive, mentre la tassazione sul capitale si è attestata al 21,6%, entrambe in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente.
Per l’Italia questa distribuzione assume un significato particolare. Il peso del lavoro rimane infatti superiore rispetto a quello osservato in numerosi partner europei, mentre la tassazione dei consumi continua a generare un gettito relativamente più contenuto, confermando una struttura fiscale che negli anni è rimasta sostanzialmente sbilanciata.
È proprio questo uno dei messaggi che la Commissione europea torna a ribadire nel Rapporto. Bruxelles sottolinea infatti l’esigenza di proseguire nel riequilibrio del sistema tributario, alleggerendo progressivamente il carico fiscale che grava sul lavoro e ampliando il contributo di basi imponibili considerate meno penalizzanti per la crescita economica.
Tra le priorità indicate figurano anche il rafforzamento della lotta all’evasione fiscale, il miglioramento dell’efficienza della riscossione e la costruzione di un sistema tributario più favorevole agli investimenti, alla produttività e alla competitività delle imprese.
Per il mondo produttivo il messaggio è chiaro. La crescita del gettito registrata nel 2024 è stata sostenuta soprattutto dall’espansione dell’occupazione e dei redditi, ma la fotografia scattata dalla Commissione conferma che l’Italia continua a finanziare una parte rilevante della spesa pubblica facendo leva sul fattore lavoro. Un modello che contribuisce a mantenere elevata la pressione fiscale complessiva e che, secondo Bruxelles, richiederà ulteriori interventi di riforma per sostenere la crescita del sistema economico senza compromettere la solidità dei conti pubblici.
















