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Cashless ma non troppo

Per andare avanti sulla strada della digitalizzazione dei pagamenti servono interventi precisi: dagli incentivi ai Pos al contenimento delle commissioni, dal cashback alla lotteria degli scontrini

19 Novembre 2021

Sergio Luciano
Cashless ma non troppo

La si può dire in molti modi diversi, ma la verità è che la lunga parentesi della pandemia – speriamo cessata, ma adoperiamoci perché lo sia sul serio! – ha fatto aumentare i pagamenti digitali e ridurre quelli con il denaro contante, ma non quanto avrebbe potuto accadere (e sarebbe stato giusto attendersi). Perché molti, troppi esercenti sono ancora esclusi dall’uso agevole e costante dei Pos – gli apparecchi necessari per ricevere i pagamenti in contanti – o afflitti da cattiva connettività, e spesso anche ostacolati da una riluttanza di fondo a separarsi dall’amato contante così utile a fare del nero. Ma per andare avanti sulla strada della digitalizzazione dei pagamenti, un terreno che ci vede ancora agli ultimi posti in Europa, servono interventi precisi.

Una ripresa degli incentivi agli esercenti a dotarsi dei Pos; e a voler leggere i dati, un rilancio del cashback. Sul tema dei Pos è intervenuta animosamente la Fipe, federazione italiana pubblici esercizi, che ha lanciato un vero e proprio appello: dal 2011 ad oggi i Pos installati sono aumentati del 139%, pari a 3,6 milioni di apparecchi, e gli italiani dispongono di 75 milioni di carte, tra debito e credito ma per andare avanti, ha detto Luciano Sbraga, Direttore dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, se davvero si vuole che il mondo dei bar e dei ristoranti acceleri, bisogna agevolare la sostituzione dei Pos più vecchi e l’acquisto di quelli più nuovi. Come? Rafforzando – dicono alla Fipe – “gli incentivi per la digitalizzazione e per contenere i costi delle commissioni”. Innanzitutto aggiornare i software di cassa, per prima cosa, per farli interagire rapidissimamente con tutti i sistemi di pagamento digitale: e sono soldi. Ma anche per permettergli di archiviare e condividere le fatture elettroniche con rapidità ed efficienza e, in generale, ridurre gli oneri a carico degli esercenti. Il governo ha capito il problema, tanto da aver introdotto un credito d’imposta a favore degli esercenti pari al 100% delle commissioni pagate, ma in via del tutto transioria e anti-Covid. È ovvio che gli esercenti chiedono di più: chiedono la stabilizzazione dell’incentivo. E ulteriori sostegni a chi si dota di apparati e software nuovi.

Dal 2011 ad oggi i Pos installati sono aumentati del 139%, pari a 3,6 milioni di apparecchi, e gli italiani dispongono di 75 milioni di carte

Il governo Draghi non sembra essere di questo avviso, però. Tanto da aver congelato fino alla fine dell’anno – all’insegna del “poi si vedrà” – il forte incentivo del cashback, che era indirizzato ai consumatori. Ebbene: che sia stato costoso per l’erario, non c’è dubbio. Ma che abbia portato i suoi frutti lo dimostrano i dati del Politecnico di Milano, che sono inequivocabili.

I numeri del Cashback nella prima metà del 2021 hanno dimostrato una discreta adesione all’incentivo (di poco inferiore ai 9 milioni di cittadini, circa il 18% della popolazione maggiorenne) ma una più che apprezzabile penetrazione all’interno di chi ha preso parte all’iniziativa: sono stati infatti oltre 6,1 milioni gli italiani che hanno raggiunto la soglia delle 50 transazioni (il 12% della popolazione over 18) per un rimborso massimo di 150 euro.

«Guardando a questi numeri semestrali, possiamo ritenere che gli incentivi promossi dal Governo (il Cashback, il Super Cashback e la Lotteria degli scontrini) abbiano avuto un effetto positivo sui pagamenti digitali, stimolando anche i consumi», è l’analisi di  Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Innovative Payments. «La partecipazione all’iniziativa Cashback ha totalizzato oltre 750 milioni di operazioni effettuate, pari a oltre il 24% delle transazioni con carta del semestre. Questo significa che gli utenti che hanno aderito hanno utilizzato la carta più frequentemente della media e per importi ridotti. Per le casse dello Stato, l’iniziativa ha avuto un costo al di sotto del miliardo di euro: resta però ancora da capire se ha consentito di far emergere il nero e se ha effettivamente cambiato le abitudini degli italiani. Auspichiamo però che il piano di incentivi possa essere ripreso, al fine di coinvolgere un numero maggiore di cittadini e mantenere l’iniziativa attiva più a lungo, rendendo il pagamento digitale la nuova normalità».

Scendendo poi nel dettaglio delle modalità di pagamento preferite ed “emergenti”, l’Osservatorio del Politecnico, nell’ultimo rapporto in materia, rileva che «sono le modalità di pagamento più innovative a segnare le spinte verso l’alto più consistenti. Per il contactless si parla del +66% tra il primo semestre del 2021 e il primo semestre del 2020, da 31,4 miliardi a 52,1 miliardi di euro di transato. Per i pagamenti contactless “Nfc” da smartphone e dispositivi indossabili, infine, la crescita è del +108% da 1,3 miliardi a 2,7 miliardi di euro. A fine anno arriveremo a superare quota 300 miliardi di euro di pagamenti digitali. Dopo un 2020 a crescita pressoché nulla si tratta di un incremento maggiore (tra il +12,5 e il +16%) anche rispetto a quello pre-pandemia, conclude Ivano Asaro, a sua volta direttore dell’Osservatorio innovative payments. 

Quanto all’inveterata passione per il contante, buone notizie arrivano da un altro Osservatorio, quello curato da Assofin, Ipsos e Nomisma con il contributo di Crif, secondo cui nel 2021 è calato del -23% il segmento dei Cash Lovers rispetto al 2020. Sostiene il rapporto che il numero delle operazioni e gli importi complessivi transati con le carte di debito ha registrato, nel periodo, una lieve crescita, mentre si registra un rallentamento delle carte di credito; è proseguita la crescita dell’utilizzo delle carte prepagate con un significativo aumento del numero delle transazioni e del valore delle operazioni; si è mosso in netta riduzione l’approvvigionamento del contante: gli importi complessivamente prelevati si sono ridotti del -17.2%. C’è anche stata una ripresa delle transazioni complessive effettuate con carte di credito opzione/rateali (+6,3% nei primi 6 mesi del 2021/19), ma il ricorso alla rateizzazione non ha ancora recuperato i volumi pre-Covid (-16.7% nel 1° semestre 2021/19).

Ad aumentare l’incidenza delle transazioni online è stata soprattutto la crescita dell’e-commerce, che nei primi 6 mesi del 2021 è arrivata a costituire il 22% delle operazioni complessive via carta opzione/rateale;  mentre è aumentato molto, lo certifica anche questa fonte, il possesso e la presa di consapevolezza della funzionalità contactless della propria carta rispetto al 2020 con la frequenza media di utilizzo mensile è elevata e pari a 3.7.

Buone notizie sul fronte della rischiosità del comparto delle carte di credito che ha mostrato una lieve riduzione del tasso di sofferenza delle carte a saldo e un calo più marcato per quelle rateali. La crisi economica e sanitaria ha riacceso l’attenzione sul rischio di credito. Le criticità incontrate dalle imprese e dalle famiglie avrebbero potuto, infatti, generare tensioni sugli indicatori di rischio che invece si sono mantenuti su posizioni contenute grazie all’attivazione delle moratorie pubbliche e private, di sussidi, della cassa integrazione e dei diversi strumenti a sostegno del reddito. 

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