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FINANZIARE L'IMPRESA - SPECIALE FINTECH

L'euro digitale? è appena nato, ma non dalla bce

Non rientra nello schema Mifid ed è a prova di antiriciclaggio. Viene depositato in banca e ha un collaterale verificabile: ecco come funziona Eurst, la stablecoin creata da Wallex

16 Novembre 2021

L'euro digitale? è appena nato, ma non dalla bce

Prima o poi lo farà anche la Banca Centrale europea, ma non potrà metterlo in piedi da sola. Anche perché qualcuno lo ha già fatto. L’euro digitale esiste già, in versione beta da luglio e in quella definitiva da inizio settembre, e si chiama Eurst. Lo ha creato un italiano Simone Mazzuca, un passato in un istituto di credito e un presente come fondatore e ceo di Wallex, un gruppo di società che si occupano di finanza digitale. Con una struttura sparsa per il mondo e 180 collaboratori Mazzuca ha lanciato un token che vale un euro e ha interessanti prospettive davanti a sé. «Oggi» racconta a Economy «le stime sugli euro digitali prevedono che, entro sei mesi, ne verranno scambiati quattro miliardi al giorno e il nostro è l’unico totalmente affidabile. Non sono cifre esagerate se si considera che le stablecoin in dollari già ora muovono qualcosa come 60 miliardi al giorno».


Ma cos’è Eurst?

È un metodo di pagamento che usa la tecnologia blockchain, una stablecoin del valore fisso di un euro. Oggi è un prodotto compliance che è in grado di spazzare via ogni titubanza sulla tecnologia e sulle criptomonete perché ha caratteristiche uniche. 

Quali?

È trasparente perché ha un sistema live audit che permette in ogni istante di sapere quanti token, quante criptomonete, ci sono in circolazione e i fondi che le sostengono. Una cosa importante visto che oggi molti considerano le cripto come qualcosa di astratto, di non sostenibile. Eurst, invece, lo è. Nemmeno gli Stati fanno più qualcosa del genere. Una volta avevano bisogno di una quantità d’oro in cassa per poter battere moneta, ma sono più di cinquant’anni che nemmeno il dollaro lo fa più. Eurst è più solido delle monete tradizionali perché c’è sempre in cassa il suo controvalore. Poi abbiamo messo in atto un sistema di Kyc, Kyb, Aml e Sunshine Scan che ci permette di fare le prove su ogni user e quindi è compliance sotto l’aspetto di anti money laundry. L’altro tema che tocca è quello dell’inflazione. 

Ovvero? 

Molte criptomonete si dice che siano inflazionate perché sono generate senza un collaterale e in quantità sempre maggiori... Noi, invece, avendo il live audit con un sistema di minting e distruzione dei token, manteniamo sempre il collaterale uguale ai token in circolazione. Un'ultima differenza molto importante ci fa fare un salto di qualità come metodo di pagamento: c’è un sistema di transaction monitoring, ovvero delle procedure di monitoraggio per la disciplina antiriciclaggio, che controlla la provenienza dei fondi e fornisce lo scoring alle transazioni. Quindi possiamo controllare che la natura dei fondi sia sempre lecita, pulita, clear, clean.

Quando il fintech si mischia con la blockchain e l’inglese con i termini tecnologici, non è poi così difficile perdersi. Faccio finta di aver capito capito tutto e le chiedo come spiegherebbe Eurst a un suo compagno di banco a scuola.

Comincerei a raccontagli una storiella facile, facile. Prima c’erano il baratto e l'oro, poi sono stati sostituiti con le monete e le banconote, infine sono arrivate le carte di credito e i bancomat, e adesso la banca web e i sistemi di pagamento dentro gli smartphone, come Apple Pay. Lo scopo è sempre stato lo stesso: effettuare delle transazioni economiche nello spazio e nel tempo in maniera sempre più veloce e sempre più efficace. Ok?

Secondo il ceo di Wallex Simone Mazzuca entro sei mesi verranno scambiati quattro miliardi al giorno di euro digitali

Ok.

Oggi esiste un sistema, la blockchain, che non è nient’altro che un registro in blockchain con delle cifrature che sono i portafogli, i wallett, dove i token possono muoversi in maniera iperveloce rispetto al resto dei sistemi di pagamento come i bonifici. È vero che adesso hanno creato instant payment con Sepa e Swift, però non sono immediati perché ci mettono una o due ore e sono costosi. La blockchain è un diverso tipo di sistema tecnologico e così sono nate le criptovalute. 

Fin qui ci siamo.

Cosa è successo? Questo token nato nella blockchain è soltanto un’idea. Dietro non c’è solo il minting. Il suo valore non è collegato a nulla, non c’è nessun tipo di collaterale e chiunque può inventarne una. Non c’è uno Stato, una istituzione finanziaria, un operatore che garantisce il valore Molti hanno usato le criptovalute per truffare gli investitori o per creare delle bolle finanziarie, ma il sistema continua ad andare avanti perché è senza frontiere, veloce. Noi abbiamo superato tutti i limiti che hanno tenuto la maggior parte delle persone lontani dalle monete digitali.

Come avete fatto?

Abbiamo messo in circolazione il token Eurst con, immagini, un filo legato a un conto corrente: arriva un euro ed emettiamo un euro, viene venduto un euro e noi ritiriamo un euro. Abbiamo, ad esempio, dieci euro sul mercato e l’equivalente in dollari in cassa.

E la questione trasparenza?

Oggi se si vuole aprire un conto in banca si deve fornire un documento e firmare un contratto. Poi ci sono dei controlli nelle banche dati, come il Cerved. Nel mondo digitale la questione della trasparenza è un problema importante perché queste monete non sono nemmeno regolate dalle banche centrali. Senza trasparenza c’è il grande rischio di riciclaggio di denaro, di anonimato, di favorire la malavita, la criminalità e il terrorismo. Perciò abbiamo costruito un sistema come quello degli istituti di credito tradizionali.

Prima di aprire un wallet la società verifica l'identità del richiedente e ogni transazione viene monitorata

Ovvero?

Identifichiamo il cliente, verifichiamo la natura e la proveninenza dei fondi e poi gli apriamo un conto e gli permettiamo di comprare Eurst. Ma non è tutto. Oggi se facciamo un bonifico di diecimila euro da una banca, chiedono perché lo facciamo. Nello spazio digitale era un altro importante scoglio da superare. Siccome conosciamo il cliente, sappiamo quale attività svolge e controlliamo da dove proviene il denaro usato per acquistare i token, possiamo garantire che i soldi e i trasferimenti siano legittimi.

Ho sentito parlare anche di dollari…

Per essere precisi, Eurst viene acquistato in dollari, o in euro convertiti in dollari, e vale un euro. 

Perché? 

Il collaterale è in dollari. E la cassa è presso un fondo della Fed, l’istituzione più importante al mondo, presso un nostro escrow, ovvero un deposito a garanzia. Naturalmente abbiamo anche un third party, un ente esterno, che garantisce tutti quanti e, come in ogni contratto, fa le veci del buon padre di famiglia.

E chi è?

Si chiama Prime Trust, è americano e ha un conto direttamente presso la Fed

Mi sembra di aver capito tutto.

Adesso pensi a quanto il token digitale sia più sicuro e antifrode rispetto ai sistemi tradizionali in quei Paesi in cui ancora oggi fanno gli scippi sulla metro o passando con qualche Pos hackerato riescono a prelevare dieci euro dalle carte. Poi, stiamo creando anche gli assegni digitali. Oggi quelli emessi sono pezzi di carta che possono risultare scoperti. I nostri hanno Qrcode che si possono scansionare per sapere immediatamente se l’importo è già presente sulla blockchain. Questa mi sembra una cosa molto importante.

E gli Eurst li ho su una chiavetta?

Anche, in un wallet, un portafoglio digitale supersicuro che “attacco” a un computer per operare.

Devo dichiararli al fisco?

No, perché sono considerati un mezzo di pagamento, non un investimento e non generano plusvalenza. In alcuni casi devono essere dichiarati perché oggetto di exchange in Eurst sono proventi finanziari, in altri no perché già tassati alla fonte.

Ha parlato di 4 miliardi di scambi al giorno per Eurst entro sei mesi. Non le sembra di essere un po’ troppo ottimista?

Ora che abbiamo il live audit stiamo già facendo integrazione nelle più grandi piattaforme cripto al mondo e opereremo in un mercato in cui siamo leader.

Ma non ci sono altre stablecoin in euro sul mercato?

Abbiamo una legal opinion di un importante studio legale del Lichtenstein che conferma che Eurst è riconosciuta come moneta elettronica che rispetta tutte le norme antiriciclaggio senza rientrare in alcun schema Mifid ed è scambiabile in tutto il mondo. Noi siamo gli unici ad avere qualcosa del genere. C’è qualche altra stablecoin in euro, ma sono deboli sul fronte dell’antiriciclaggio, e su quella che si chiama prova di riserva del collaterale. Guardi, se in questo momento va sul nostro sito e cerca proof attestation, sa quanti Eurst sono in circolazione e quanti dollari ci sono in cassa: questo è il nostro punto di forza.

Come guadagnate?

Col cambio. Abbiamo un aggio sul cambio euro-dollaro necessario per ottenere e scambiare un Eurst.

Le banche centrali stanno discutendo di monete digitali, non c’è il pericolo che lo facciano direttamente loro? 

Per quanto ci siano grandi volontà da parte delle banche centrali e dei governi di adottare questo sistema di pagamento, ancora non sono pronte a livello infrastrutturale. Ci vorranno come minimo cinque anni per implementare il sistema. 

E la concorrenza del bitcoin?

Oggi è impensabile mettere i bitcoin all’interno di un sistema bancario tradizionale perché la volatilità è così alta che i singoli istituti non riuscirebbero a gestire i rischi. Ma lo stablecoin è un’altra cosa. Le banche hanno già passato il cambiamento del pagamento elettronico tramite carta o Pos. Ogni banca ha le sue carte, ma a emetterle sono istituti come Maestro, Mastercard o Visa. Andremo dalle banche e diremo: “Noi siamo Wallex Bank, una banca commerciale di stablecoin, e possiamo integrare i vostri sistemi con tutti gli stablecoin”. Il loro cliente potrà cambiare dal conto tradizionale Iban al conto token e andare a comprare cripto dove vuole. La banca non avrà nessuna responsabilità per la Mifid.

Complicato.

Gliela faccio semplice. Saremo come Mastercard o Visa. Quindi tutti avranno il proprio conto tradizionale integrato con uno stablecoin wallet. Il cliente sposterà il denaro da uno all’altro a secondo di cosa vuole fare.

Le banche non saranno entusiaste perché non gestiranno loro le criptomonete.

No, lo faranno perché gli daremo il servizio di wallet. Il denaro resterà nella banca. In due forme diverse, ma sempre lì.

Insomma, non dovrebbero aver paura?

La paura dovrebbero averla adesso perché sono tagliate fuori da un mercato che vale 4mila miliardi.

LE SOLUZIONI FINANZIARIE DI NUOVA GENERAZIONE

Sedi a New York, Londra, Sofia, Riga, Lichtenstein, Repubblica Ceca con 127 collaboratori diretti e 180 indiretti. Wallex tra poco sarà anche in Svizzera. E tra pochissimo anche in Italia dove avvierà un progetto che coinvolgerà oltre mille persone. Ma a fare cosa? L’euro digitale come spiega nell’intervista Simone Mazzuca, ma anche altro. Wallex è l’azienda che raggruppa anche una serie di altre funzioni (Trust, Custody, Pay, Exchange, Change, e Lab) per offrire soluzioni finanziarie di nuova generazione, che consente a privati e aziende di collegare le tradizionali operazioni di gestione finanziaria, sia digitale o non digitale, utilizzando la tecnologia del registro distribuito, creando funzioni operative innovative, funzionalità e abbinamenti efficienti tra fornitori e utenti di capitale. In poche parole, il gruppo fornisce servizi di protezione degli asset tra cui un servizio di custodia, soluzioni bancarie senza confini, servizi Otc, una piattaforma di scambio, gestione della proprietà e operazioni di crowdfunding. Inoltre, Wallex opera come un ombrello per le licenze internazionali, fornendo ad aziende e privati software e piattaforme operative conformi alle normative globali e alle capacità finanziarie.

COS'È UN WALLET

Un wallet di criptovalute è un dispositivo, un supporto fisico, un programma o un servizio che memorizza le chiavi pubbliche e/o private per le transazioni di criptovalute. In altre parole, è una chiavetta Usb, oppure è un sito internet, o anche un dispositivo hardware che in alcuni casi ha anche un piccolo schermo touch screen, o, ancora, una app per smartphone, o un software per computer. Il prezzo può variare dai 50 ai 350 dollari e, indipendentemente dalla forma, hanno in comune la capacità di ricordare le chiavi per effettuare le transazioni. Sempre più spesso hanno anche la funzionalità di crittografia e/o firma delle informazioni. La firma può per esempio risultare nell'esecuzione di un contratto, una transazione di criptovaluta, l'identificazione o la firma legale di un documento digitale.

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