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Ora le imprese lo sanno la cassa rende competitivi

L’analisi di Matteo Tarroni, co-founder e ceo di Workinvoice, la prima piattaforma italiana di factoring digitale: «Troppo lente le banche tradizionali»

6 Novembre 2021

Luigi Orescano
Ora le imprese lo sanno la cassa rende competitivi

Matteo Tarroni

Uno dice “educazione” e immagina una classe d’asilo, poi dice “educazione finanziaria” e su quella classe scende il buio. “Ma qualcosa sta cambiando, se non per le scuole senz’altro per le imprese. Forse la pandemia è stata di stimolo”, dice Matteo Tarroni, un passato in Merrill Lynch e Credit Suisse, poi nel 2014 co-founder (con Ettore Decio e Fabio Bolognini) ed oggi Ceo di Workinvoice, la prima piattaforma in Italia per la vendita di fatture prima della loro scadenza (insomma un mercato on-line per il factoring, che mette a contatto diretto le imprese e le risorse finanziarie di tanti investitori diversi e non più delle banche, o non solo). “Siamo una start-up di lungo corso, l’abbiamo capito subito che la gara delle start-up on è uno spint ma una maratona”, conferma sorridendo lui. Ma questa ex-start-up sta crescendo e portando risultati positivi: «E siamo convinti che il settore crescerà moltissimo, è proprio una questione di propensione al cambiamento, e in questo senso la pandemia ha rimescolato le carte».

Ci spieghi meglio, dottor Tarroni…

Sono successe alcune cose che hanno profondamente influenzato gli imprenditori proprio sotto il profilo della loro educazione finanziaria, cioè la loro attenzione e apertura al nuovo. Hanno pesato più tre mesi di lockdown che 3 anni di convegni sulla digitalizzazione. L’azienda e il consumatore hanno capito che i servizi finanziari si possono tranquillamente acquistare e utilizzare in modalità completamente digitale. Senza più andare in banca. Questo è il tipping point, il punto di non ritorno: nessuno vuole più tornare in banca, perder tempo a firmare risme di documenti, perché sa di poterlo fare da casa propria, o dall’ufficio della propria azienda, in metà del tempo, con più scelta e spesso più convenienza. E in questa evoluzione della sensibilità finanziaria di tante aziende anche piccole c’è stato un “di più” che è venuto incontro al nostro business.

Cioè?

Mai come in questa fase, e da quando è iniziata la pandemia, le aziende sono state duramente danneggiate dalle criticità che hanno investito la catena delle forniture, un macroevento gigantesco anche se sottorappresentato, che ha investito più o meno trasversalmente tutti i settori. Per varie ragioni: da una parte l’aumento dei prezzi delle materie prime per la ripresa, con i conseguenti shortage di disponibilità, poi l’aumento dei costi della logistica legati a quelli dei carburanti, e dunque molte aziende hanno subìto svantaggi se non danni ed hanno capito che non possono più permettersi di gestire la parte finanziaria della relazione con i fornituri in maniera inefficiente. 

Da qui il maggior ricorso al factoring? E a quello on-line, in particolare?

I veri esperti di supply chain fanno quest’esempio: nel mondo tradizionale, l’impresa aveva un magazzino piccolissimo, il retail le mandava l’ordine e quella in due giorni gli faceva arrivare il maglioncino del colore voluto, perché sapeva produrre just-in-time. Sa qual è invece oggi la parola d’ordine sulla catena delle forniture? Non è più just-in-time ma… just-in-case, come dire: ti consegno la merce se la trovo! Scherzi a parte, questa metamorfosi delle dinamiche produttive e commerciali, a monte e valle dell’impresa manifatturiera, impone a quest’ultima di avere estrema efficienza anche nella finanza, per approfittare appunto just-in-case dell’opportunità di approvvigionamento vantaggioso, ad esempio: oggi dai microchip al legname – due delle materie prime rincarate alle stelle – sul mercato vince chi può pagare prima, per approfittare magari dell’ultimo container che sta partendo da Shenzen. 

E dunque?

Dunque, venendo a noi, la finanza è diventata una leva straordinaria di competitività. Nessuno può più permettersi di aspettare 120 giorni per incassare i pagamenti, quindi bisogna riuscire a vivere bene con la propria cassa. E per far questo, l’impresa ha capito che ha bisogno di strumenti diversi, non può andare più in banca per chiedere l’estensione del castelletto e ottenerla, se va bene, dopo sei mesi. E’ diventato tutto più efficiente. Quando un fornitore mi dice “Ho pronta una partita di legname, la vuoi?” devo essere pronto col denaro, mandarglielo e concludere. Prima trasformo le mie fatture in cassa, e meglio è.

Insomma, in questo senso il vostro servizio è alternativo a quello delle banche tradizionali?

Sì, ma può anche essere complementare. È il caso del nostro accordo con Banca Sella. 

Ce lo descriva!

Banca Sella distribuisce come suo un prodotto realizzato da una fintech, noi. 

Una specie di private label del parabancario …

Lo consideri come vuole, sta di fatto che il cliente di Banca Sella va sull’internet banking del suo istituto, come sempre, e vi trova un nuovo servizio, completamente digitalizzato, friendly ed efficiente. Attraverso quell’interfaccia, operando come sempre nell’ambiente Banca Sella, ci dà un input e noi lo elaboriamo, restituendo il dovuto output! Possiamo farlo senza problemi perchè non siamo una banca, siamo una fintech!

Una volta non sarebbe mai successo, però, che una banca esternalizzasse un servizio così qualificante!

Ormai c’è rimasto solo il credito come settore in cui le imprese controllano tutta la filiera direttamente. Pensi se le imprese siderurgiche producessero direttamente le pentole, e le vendessero anche…E allora perché mai nell’industria del credito la banca dovrebbe essere in grado di gestire bene tutte le fasi del processo, realizzare tutti i prodotti, dall’origination in poi? La visione strategica sì, resta unica, in capo ad un solo consiglio d’amministrazione, ma sotto si disintermedia e si ricorre agli specialisti. Io non credo al mantra secondo cui presto le banche non esisteranno più. Al contrario, esisteranno in quanto intermediari di fiducia, organizzati diversamente. Negli Usa ad esempio ci sono sul territorio banche locali che competono con JpMorgan o Bank of America, da una parte dell’avenue c’è la filiale del colosso e dall’altra quella di una piccola banca che opera in due stati ma raccoglie la fiducia dei suoi clienti.

E dunque?

E dunque largo alle soluzioni innovative che rispondono alle nuove richieste del cliente. La banca ha 3 possibilità: svilupparsi il prodotto in casa, ma è difficile; fare un accordo commerciale con un partner al quale indirizzare il cliente, il che spesso però crea un problema di selezione avversa, perché il cliente indirizzato fuori spesso è quello indesiderabile; oppure ha una terza possibilità: affiarsi a una fintech specializzata che lavori per lei, come ha fatto Banca Sella con noi.

Anche Azimut ha fatto scelto voi, giusto?

Ha inserito il nostro servizio nel loro nuovo Azimut Marketplace, che offre anche le operazioni di finanza straordinaria della stessa Azimut Direct, alcuni servizi digitali forniti da Crif, l’instant lending di October, l’accettazione di pagamenti digitali di Satispay e alcuni servizi di valore aggiunto per l’impresa offerti di Amazon. Nel presentare i nostril servizi, Azimut Marketplace sottolinea, correttamente, l’anticipo fatture, che permette alle aziende di ricevere il 90% dell’importo delle proprie fatture in 48 ore.

Insomma: per star dietro a queste novità, l’impresa deve informarsi, anzi info-educarsi alla nuova finanza…

Si, e mediamente quest’educazione finanziaria al nuovo in partenza è molto bassa. Ma sono ottimista: il bisogno aguzza l’ingegno. Siamo entrati veramente in un’epoca in cui queste cose bisogna saperle, e saperle fare. Non si possono più accettare i tempi e i costi delle banche soprattutto sui prodotti e servizi di brevissimo termine. Lo vediamo dai nostri webinar. su temi che due anni fa attraevano 20 persone, oggi ne raccogliamo 200.

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